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4 mar 2011

TREMATE, TREMATE, LE DONNE SON TORNATE!


In un post pubblicato nel 2008, ci chiedevamo un po’ provocatoriamente “che fine ha fatto la donna architetto?”. Adesso, a distanza di ben due anni e mezzo, è stato presentato un progetto davvero interessante per promuovere momenti di riflessione che non siano fini a se stessi, bensì propulsori di una serie di attività che mettono la donna architetto al centro della scena.

Dall’8 al 12 marzo, infatti, il comitato organizzatore della “Città delle donne” e l’Associazione culturale ArteAlta hanno realizzato la “I edizione della Biennale delle artiste del Mediterraneo” privilegiando il punto di vista femminile e dedicando questo primo evento proprio all’architettura. “Donne e architettura: 8 donne per ∞” è il titolo della serie di attività in cui l’8 è il fil rouge che lega tutto: 8 location (Ali Terme, Forza d’Agro, Gallodoro, Giardini Naxos, Letojanni, Mongiuffi Melia, Pagliara, Roccalumera, Sant’Alessio Siculo, Savoca), 8 paesi ospiti (Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Marocco, Spagna, Tunisia), 8 donne architetto del Mediterraneo, 8 donne capogruppo, 8 giornaliste … e poi l’8 diventa ∞, quasi a voler includere idealmente ogni donna nei suoi molteplici ruoli.

Per il resto del post vai su Italian Geek.


18 ott 2008

Che fine ha fatto la donna architetto?

Sono tutte attrici le grandi donne, mai architetti, poche scrittrici e pochissime si distinguono in politica. Non se ne sente parlare e loro non parlano, nemmeno in un piccolo pezzettino del nostro spazio su architetturacatania. Poi però ci sono immagini on line di tante donne manager ... come a dire quante donne però hanno “potere”… ma a che servono? se nemmeno le comuni mortali riusciamo ad affacciarci in mezzo a una folla di professionisti uomini rivali e accaniti! In Italia il 29% degli architetti è donna. Una percentuale in crescita ma sempre troppo bassa rispetto ai numeri delle iscrizioni alle Università. Molte abbandonano gli studi oppure si laureano e poi non riescono ad intraprendere la professione. In un mio vecchio post qualcuno commentava che in effetti le donne architetto a volte sembrano delle casalinghe disperate, e aggiungeva che se i risultati sono buoni ... poco male! Dunque l’esclusione della donna dalla creazione degli spazi è tuttora reale. Non si accetta che la donna possa progettare in modo assolutamente diverso da un uomo, ma alla fine l’architettura è sempre architettura non è né uomo né donna. Oggi «il modello di cittadino è maschile» proprio come scrive la spagnola Marta Román, specializzata in relazioni tra lo spazio e il genere, e che le città sono pensate “da e per” gli uomini e che questo modello urbanistico tradizionale esclude tanto le donne, quanto le altre persone, siano essi bambini o anziani. Altro che abbattimento delle barriere architettoniche... se ne parlava dal 1971, poi la Legge nel 1989. Oggi non si vedono cambiamenti radicali soprattutto in Sicilia. Così è per la crescita delle donne architetto. Ma se non demoliamo una credenza sgradevole come questa che può essere cambiata tramite l’educazione alla cultura e le pari opportunità non avremo mai una città a misura di essere umano (donna/uomo).
Eppure le competenze manageriali che tipicamente si riconoscono alle donne sono la capacità nelle relazioni, l’attenzione alle persone e ad una migliore qualità della vita. Ecco dunque, perchè non sfruttare tutte queste risorse? il che non significa relegare tutte le donne a fare ciò di cui l'uomo è stanco, ma ciò che l'uomo non è capace a fare al meglio. Nel mondo dell’Architettura contemporanea i nomi che più si sentono e che corrispondono davvero alle grandi del nostro tempo sono: Zaha Hadid, Benedetta Tagliabue e Gae Aulenti, esse nel loro lavoro hanno ben reso il concetto di esistenza di diversità in ambito progettuale, consapevoli della ricchezza che può portare all’intera società. E’ importante alimentare il dialogo tra i diversi modi di interpretare la realtà ed è fondamentale sostenere il progresso e la valorizzazione della donna nella professione di architetto.

Vi segnalo un libro:
Gisella Bassanini, "Per amore delle città. Donne, partecipazione, progetto"