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24 mar 2010

Ludwig Mies van der Rohe, un architetto contemporaneo

Qualche giorno fa alla Radio ho sentito parlare di architettura. La cosa mi e' sembrata tanto incredibile che ne conservo ancora il ricordo (un programma nazionale che parla di architettura, devo essere pazzi! pensavo)
Umberto Broccoli raccontava la vita dell'architetto tedesco Ludwig Mies Van der Roche.
Ed erano cosi' straordinarie le citazioni del BAUKUNST UND ZEITWILLE di Mies, che le ho conservate nella mia memoria (la radio spesso e' meglio della televisione).

Diceva Mies: L'Architettura e' sempre volonta di un'epoca tradotta in spazio, nient'altro. Fino a quando questa semplice verita' non sara' chiaramente riconosciuta, la battaglia per porre le basi di una nuova architettura non potra' essere condotta con fermezza e con forza efficaci; fino ad allora si dovra' restare in un caos di forze che agiscono disordinatamente. Percio' la quastione dell'essenza dell'architettura e' d'importanza decisiva. si dovra' capire che ogni architettura e' legata al suo tempo e puo' manifestarsi soltanto in compiti vitali, impiegando gli strumenti del suo tempo. E' sempre stato cosi'.

MIES e' piu' contemporaneo di molti altri architetti dei tempi nostri.



Qui il resto del post

11 gen 2010

Intervista a due Architetti palermitani

Da tempo pensavo di fare una breve intervista a due colleghi che ritengo siano singolari sia per la grande umiltà che li contraddistingue sia per la abilità compositiva che li fa ai miei occhi dei bravi architetti nonostante operino nel pessimismo generalizzato della Sicilia. Loro portano avanti, senza far chiasso, il concetto di architettura contemporanea ed ecosostenibile nei lavori pubblici come nel settore del privato. Ho avuto la fortuna di conoscerli e per un breve periodo collaborare con loro a Palermo, città dove entrambi tuttora svolgono la professione. Rappresentano quella fetta di professionisti che si dedica con passione e dedizione ad uno dei lavori più affascinanti cioè quello di fare l’”Architetto” tenendo fuori da tutto le logiche che appartengono ai politici, ai politicanti, agli aspiranti tale che purtroppo esistono più di quanto immaginavo nella nostra professione.

Gli architetti sono: Enrico Anello e Fabia Adelfio entrambi 38 anni.

Clicca sul Titolo per leggere l'intervista e la breve Biografia

L’intervista:
Il periodo storico che stiamo attraversando non è da considerarsi felice per l’architettura, inoltre la poca considerazione che anche le istituzioni hanno verso questo settore è rilevante. In Italia quello dell’architetto è un mestiere che sembra offuscato, desueto. Come impostate il vostro lavoro consapevoli del ruolo che al momento l’architetto ha perso e come traete entusiasmo da un intorno ostile, particolarmente in Sicilia?

“Operiamo da anni in Sicilia, a Palermo in particolar modo. Questi ultimi anni di lavoro hanno condensato problematiche progettuali di diversa natura, che hanno prodotto una crescita progettuale in una direzione che ci ha fatto confrontare con l’inserimento di architetture moderne nei centri storici, in un continuo contrapporsi tra la tensione generata dall’architettura storica e le trasformazioni che impone una contemporaneità progettuale.
Ciò che abbiamo sviluppato nel nostro lavoro è stato il considerare ogni progetto come un laboratorio d’idee, in cui un premuroso sguardo alla modernità in continua evoluzione cerca di coniugarsi all’attenta analisi della cultura e della storia locale. Questo ci ha consentito un’interpretazione moderna del divenire di un centro storico, di una borgata nel centro della Sicilia o di altre tematiche di scala diversa per capire ed individuare nuove strategie di sviluppo. La nostra caratteristica è quella di superare prima di tutto l’incessante scetticismo che sta nell’intimo del meridionale, fare tesoro dei nostri valori e provare ad essere propositivi e positivi per riscattare quei luoghi che oggi senza ottimismo e buona volontà rimarrebbero nelle mani del deterioramento. I sacrifici sono enormi, la dedizione e la passione però non mancano. Accogliamo sempre con ingenuo trasporto le suggestioni che la tradizione costruttiva ci trasmette, coi materiali, coi colori, le proporzioni, per poi trasporle al presente, alla attualità”.

Conosco molti dei vostri progetti, avete però un repertorio di opere legate al settore dei Musei e degli Allestimenti, del Design e degli arredi che riguarda opere per lo più di privati illuminati, pronti a sperimentare e rendere unici i loro ambienti. Dove ricercate gli elementi funzionanti per la elaborazione di un opera contemporanea che soddisfi le esigenze dei committenti attenti ai cambiamenti del vivere moderno?

“Alvar Aalto scriveva che si deve sempre ricercare una sintesi degli opposti e che tutti gli incarichi progettuali comprendono spesso decine, spesso centinaia e talvolta migliaia di fattori diversi e contraddittori, riuniti in una armonia funzionale soltanto dalla volontà dell'uomo. Questa armonia, scriveva Aalto, può essere raggiunta solo attraverso l'arte.
Il nostro percorso progettuale comprende una architettura dell'inclusione, ovvero consente sia al frammento, sia alla contraddizione e alla improvvisazione, uno spazio espressivo durante le fasi di lavoro. Nasce così il “contemporaneo” quello di cui tu parli, ma io credo che sia un processo naturale, forzato solo nella scelta coraggiosa di materiali nuovi, non ancora radicati nella coscienza di tutti, ma estremamente duttili. Un esempio per noi significativo è il Progetto di Recupero e parziale ricostruzione di un edificio che si affaccia su Via Salita S.Antonio, strada di collegamento tra la Via Vittorio Emanuele e Via Maqueda a Palermo. Le pessime condizioni di conservazione in cui versava l’edificio esistente hanno dato luogo ad una serie d’interventi mirati al suo completo recupero e destinazione ad uso residenziale, secondo le direttrici operative contenute nel Piano Particolareggiato Esecutivo del Centro Storico, cercando tuttavia, nel caso della ricostruzione, di operare secondo la ricomposizione di uno spazio in cui preesistenze storiche dialogassero con elementi moderni. La nota distintiva del progetto sta nel “ponte” di acciaio e vetro che sovrasta l’ingresso al cortile, costituendo una ricucitura con il passato, infatti l’arco d’ingresso in pietra arenaria, contenuto tra l’antico paramento murario, con doppia arcata sovrapposta, ed il grande arco sul fronte principale, viene ricostruito e utilizzando un linguaggio architettonico del presente si è dimostrato come l’architettura contemporanea può dialogare con quella storica”.

Quali sono i parametri che usate nei confronti della Progettazione degli spazi contemporanei, trovate delle difficoltà nell’intendervi con maestranze e artigiani ancora non istruite e pronte a mettersi alla prova col contemporaneo?

“Noi pensiamo che tutte le forme, gli spazi interni ed esterni devono essere pensati attraverso un uso adeguato di materiali. L'architettura è nella pietra, nel metallo, nel legno, nel verde e nel paesaggio, tutto per raggiungere una qualità della vita alta e per permettere agl individui di identificarsi con i luoghi poiché alla fine l'Architettura è per l'Uomo. Proprio per questo il lavoro con gli artigiani si basa su un dialogo continuo che arricchisce le fasi progettuali in continua evoluzione e perfezionamento”.


Breve Biografia :
adelfio anello architetti

Nel 1997 si laureano in Architettura presso l'Università degli Studi di Palermo con una tesi dal titolo “Progetto di un Museo di arte contemporanea in Via Maqueda”, con la quale affrontano il tema dell'inserimento dell'architettura moderna nel centro storico. La tesi nel 1999 viene pubblicata sul bimestrale “Paesaggio Urbano”. Nel 1998 Enrico Anello apre il proprio studio. Lavora prevalentemente nell’ambito della riqualificazione ambientale. Nel 2000 si unisce allo studio Fabia Adelfio.
L’ attività professionale dello studio adelfio anello architetti riguarda vari aspetti dell’architettura, riunendo le esperienze condotte dai due architetti nell’ambito della progettazione d’interni ed allestimenti, del restauro e della riqualificazione ambientale e nel campo del design.
Il loro lavoro è stato pubblicato in prestigiose riviste italiane e straniere, quali Paesaggio Urbano, Parametro, Ottagono, L’Architecture d’Aujourd’hui, Concept , Arhitectura, un numero monografico sulla rivista World Architecture Review edito dall’ Università di Architettura di Shenzhen (Cina) nel 2001 e un'altro numero della stessa rivista nel 2009 (World Architecture Review- vol. 24/ no.128 Shenzhen ,China).
Ultimamente sono stati impegnati in progetti di restauro e allestimento museale, quali quello del Museo del Gioiello Antico Siciliano e delle arti Applicate e della mostra “ Architettura norvegese: sulle orme di Sverre Fehn” presso la sede dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo.
Di recente sono stati Invitati dalla Municipalità del Distretto di Bao'an (Shenzhen) per partecipare alla conferenza “ International Seminar : Bao'an Central District, Urban Planning and Development Strategy” 26-27 /11/2009, Bao'an, Shenzhen, China.

1 ott 2009

SPAZI CONTEMPORANEI - Assemblea dei Soci

Il giorno 02 Ottobre 2009 dalle ore 17.00 alle 20.00 presso il locali della Congregazione delle Religiose Domenicane del S C. Di Gesu', Via S. NULLO CATANIA n.46, 95123 Catania (CT), si terrà l’Assemblea ordinaria dei soci dell´Associazione Culturale SPAZI CONTEMPORANEI.
L'Assemblea è aperta a tutti i soci e a tutti coloro che, avendo seguito le attività della nostra associazione ed essendo diventati lettori assidui del blog http://architetturacatania.blogspot.com/, desiderano partecipare attivamente alla vita dell'associazione.
Per avere ulteriori notizie, leggere lo statuto e valutare più attentamente se le attività sono adeguate ai propri obiettivi si può visitare il sito: http://www.spazicontemporanei.it/


L’iscrizione ha valenza annuale e dà diritto a:

- partecipare all'organizzazione delle iniziative pubbliche dell’associazione;

- ricevere la newsletter periodica ed essere informato sulle attività e le iniziative dell’associazione;

- partecipare all'Assemblea dei soci, stabilire la programmazione annuale e nominare il Direttivo, se si aderisce come Socio Ordinario.

Si ricorda che la strada che dalla Circonvallazione di Catania porta in Via S.Nullo è in parte interrotta dunque si consiglia di percorrere il tragitto indicato nell'immagine a fianco.




6 mar 2009

Qual è il ruolo dell'Architetto?

Girovagando su internet mi sono imbattuto in un interessante, anche se un po’ datato, articolo. Il pezzo, che riporto integralmente di seguito a firma di Leonardo Servadio, parla di un divertente sondaggio commissionato nel 2003 dall’Ordine degli Architetti della provincia di Torino. Il sondaggio ha lo scopo di far luce sulla percezione che la gente comune ha del ruolo dell’Architetto al giorno d’oggi.
Pur essendo un sondaggio (del quale non sono a conoscenza dei dati diretti e quindi non posso sapere quanto vasto sia il campione esaminato, il ceto sociale degli intervistati, etc…), che quindi ha poco di scientifico, i risultati ottenuti sono di indubbio interesse ed invitano ad alcune riflessioni.
Dal sondaggio emerge che l’Architetto è una figura estrosa, artistica, molto legata al passato, quindi adatta per lo più ad attività di Restauro. E' un professionista che non ha molto a che fare con l’Architettura o con il costruire del presente, tanto è vero che non viene tenuto granché in considerazione neppure per commissionargli qualche lavoretto, anche quando è un parente o un conoscente.
L’Architetto è roba da chiese e castelli ed, in ogni caso, non è in grado di far stare in piedi le cose che immagina. Lui è un puro creativo, come può esserlo un pittore o uno scultore (con buona pace di Vitruvio, all’Architetto non interessano firmitas ed utilitas). Quindi, se si deve fare qualcosa di concreto e che stia in piedi da solo, conviene chiamare l’Ingegnere o, ancora meglio, il Geometra, così si risparmia pure.

A seguire l'articolo originale.


L'architetto, questo sconosciuto
Avvenire, 20/11/2003
di Leonardo Servadio

Tra le tante glorie che han dato lustro alla cultura italiana nel mondo, non mancano quelle architettoniche. Dal Cremlino moscovita al Palazzo Reale madrileno, gli architetti italiani si sono fatti apprezzare ovunque. E qui da noi è diffusa la coscienza dell'importanza delle città d'arte, il cui pregio attira ondate di turisti. Vi sono opere per le quali, accanto agli architetti, si è mobilitato il popolo: basti pensare al Duomo milanese o al complesso della cattedrale fiorentina di S. Maria del Fiore. Ma stiamo parlando del passato. Oggi il rapporto tra gli italiani e l'architettura sembra assai smorzato. Lo testimonia un'inchiesta commissionata dall'Ordine degli Architetti di Torino.
Lo scopo è indicato dalla curatrice, Barbara Loera: «Conoscere le percezioni e le convinzioni - anche imprecise - dell'utenza reale o potenziale, facilita l'incontro di domanda e offerta di architettura ed eventualmente permette di formulare interventi tesi a sensibilizzare e informare l'opinione pubblica…».
In altri termini: il dialogo tra i professionisti e i committenti richiede un certo grado di conoscenza reciproca. È importante per gli architetti sapere che cosa pensano gli italiani della loro opera. Su questa base potranno cercare di formulare strategie per migliorare il grado di conoscenza, e forse anche per orientare la loro professione.
Non è un problema piccolo: all'epoca di Filippo Juvarra gli architetti erano probabilmente poche decine su tutto il territorio nazionale. Oggi le facoltà di architettura, ormai diffuse ovunque nel Paese, sfornano annualmente migliaia di laureati. Basti pensare che, per restare nell'ambito dell'inchiesta in questione, il 76,3% degli intervistati ha affermato di non essersi mai rivolto a un architetto nemmeno per un preventivo, e tra questi il 27,7% ha almeno un architetto in famiglia o tra i conoscenti.
Come mai? Non ne abbiamo bisogno? O non ci fidiamo di loro? O semplicemente qui da noi il numero di architetti è eccessivo? In Italia circolano più architetti che negli Stati Uniti: eppure lì si costruisce molto più che nel nostro Paese. Qui gli architetti fanno di tutto: scenografi e costumisti, designer e paesaggisti, conservatori, museografi, arredatori, insegnanti di storia dell'arte o disegno, amministratori di condominio... Qualcuno fa il progettista di nuovi edifici e il restauratore di quelli antichi. Forse è anche per questo che, come mostra l'inchiesta, quando gli italiani pensano all'architettura, vengono loro in mente anzitutto le chiese e i castelli, gli anfiteatri e i palazzi d'epoca.
Il passato, insomma, non il presente. Per l'oggi gli italiani guardano agli architetti come a figure volte innanzitutto a restaurare il patrimonio antico (35% delle risposte) ed eventualmente a pianificare le aree urbane (19%). Solo il 18,5% li vede come figure orientate a costruire nuovi edifici abitativi e ancor meno (12,3%) li associa al progetto di edifici pubblici. L'architetto è considerato una persona creativa, capace di proporre soluzioni originali. Una specie di artista. Ma quando si tratta di costruire strutture di grandi dimensioni e legate a aspetti funzionali, la preferenza si dirige verso gli ingegneri.
Alla domanda «quale sia l'ambito di intervento professionale più adeguato per un architetto, un ingegnere o un geometra», circa l'80% preferisce l'architetto per progettare una chiesa o un teatro e una maggioranza lo preferisce anche per la villetta o il parco. Ma quando si tratta di progettare un condominio, una scuola, un ospedale, una fabbrica, un grattacielo o un ponte, la maggioranza preferisce un ingegnere.
Evidentemente l'architetto non è visto come qualcuno che sa «far stare in piedi» solidamente l'oggetto progettato. Ma probabilmente questa opinione è condivisa in buona parte dagli architetti stessi, visto che la stragrande maggioranza di loro si rivolge agli ingegneri per i calcoli delle strutture: cioè per l'ossatura portante degli edifici che progettano. In ogni caso, l'architetto di oggi è poco conosciuto. Solo il 27,7% ha letto un articolo di architettura e una percentuale leggermente maggiore ha seguito un programma televisivo sull'argomento, negli ultimi 12 mesi. E una percentuale quasi irrilevante di intervistati è in grado di dire a memoria il nome di un architetto contemporaneo famoso.
Per giunta gli architetti più noti sono stranieri: Le Corbusier, il cui nome è stato menzionato dal 2,7% degli intervistati, e Frank Lloyd Wright, menzionato dall'1,6%. I più conosciuti tra gli italiani sono Gio Ponti (1,3%) e Pier Luigi Nervi (0,8%). Ma quest'ultimo, per giunta, era ingegnere, non architetto. Sulle 1001 persone intervistate, solo 179 sono state in grado di citare qualcuno (nelle tabelle le percentuali sono riferite a questi 179 che sono stati in grado di rispondere, per cui le cifre sono maggiori). Insomma, c'è ancora molto da fare perché l'architettura entri nel circuito di conoscenze degli italiani.

25 feb 2009

Anche le archistar piangono....


In questi anni, abbiamo conosciuto le varie sfaccettature della crisi economica, e ci siamo abituati nel tempo, a rivedere i nostri credi e le nostre certezze. Eravamo increduli di fronte al crollo delle grandi banche americane, alla crisi del sistema americano e lo siamo ancor di piu' come architetti alla crisi delle grandi archistar come Norman Foster.
Il ridimensionamento, infatti, di grossi cantieri (vedi in Italia la svendita da parte di Zunino delle Aree Falck di Sesto San Giovanni e Santa Giulia a Milano)ed il fallimento di alcune opere (vedi la torre di 49 piani a Las Vegas ridimensionata in altezza per errori strutturali, con il conseguente rimborso degli 88 acquirenti che aveva versato gli anticipi)hanno portato Foster a ridurre del 30% il proprio organico nei vari studi disseminati per il mondo e chiudendo di fatto gli uffici di Berlino e di Istanbul.

Forse e' la fine dei megastudi? Forse i tempi moderni richiedono studi piu' snelli, o forse occorre ripensare alla globalizzazione?

19 gen 2009

C'era una volta il Sud Est


Mi sembra doveroso segnalare un evento a cui noi di architetturacatania parteciperemo vista l'importanza. La Val di Noto, e in particolar modo le otto città di Palazzolo Acreide, Caltagirone, Catania, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Ragusa e Scicli, assistono dal 2003 ad una celebrazione infinita ma non ad una reale partecipazione di massa ai problemi di recupero e salvaguardia dei loro territori, visto che non si tratta solo di centri storici ma di un intero "ambiente" da DIFENDERE. Nell'Anniversario del Riconoscimento Unesco agli otto comuni del Val di Noto si racconteranno e analizzeranno i progetti tramite una tavola rotonda dei protagonisti principali della ipotesi di rinascita di questo territorio. Credo sarà importante capire se c'è stato un miglioramento sensibile oppure molto incisivo rispetto alle previsioni ... ma a questo però possono rispondere solo i primi cittadini che credo inevitabilmente saranno tutti presenti.
Ambito: Festival del Paesaggio

Indirizzi di saluto: Corrado Valvo, Nicola Bono, Titti Bufardeci, Stefania Prestigiacomo
Interverranno: Enzo Bianco, Fabio Granata, Ivan Lo Bello, Piero Torchi
Modera Nino Milazzo
Presenta Costanza Messina
Conclude Salvatore Settis Il Paesaggio come Heritage
Con la partecipazione artistica di Lucia Sardo

18 ott 2008

Che fine ha fatto la donna architetto?

Sono tutte attrici le grandi donne, mai architetti, poche scrittrici e pochissime si distinguono in politica. Non se ne sente parlare e loro non parlano, nemmeno in un piccolo pezzettino del nostro spazio su architetturacatania. Poi però ci sono immagini on line di tante donne manager ... come a dire quante donne però hanno “potere”… ma a che servono? se nemmeno le comuni mortali riusciamo ad affacciarci in mezzo a una folla di professionisti uomini rivali e accaniti! In Italia il 29% degli architetti è donna. Una percentuale in crescita ma sempre troppo bassa rispetto ai numeri delle iscrizioni alle Università. Molte abbandonano gli studi oppure si laureano e poi non riescono ad intraprendere la professione. In un mio vecchio post qualcuno commentava che in effetti le donne architetto a volte sembrano delle casalinghe disperate, e aggiungeva che se i risultati sono buoni ... poco male! Dunque l’esclusione della donna dalla creazione degli spazi è tuttora reale. Non si accetta che la donna possa progettare in modo assolutamente diverso da un uomo, ma alla fine l’architettura è sempre architettura non è né uomo né donna. Oggi «il modello di cittadino è maschile» proprio come scrive la spagnola Marta Román, specializzata in relazioni tra lo spazio e il genere, e che le città sono pensate “da e per” gli uomini e che questo modello urbanistico tradizionale esclude tanto le donne, quanto le altre persone, siano essi bambini o anziani. Altro che abbattimento delle barriere architettoniche... se ne parlava dal 1971, poi la Legge nel 1989. Oggi non si vedono cambiamenti radicali soprattutto in Sicilia. Così è per la crescita delle donne architetto. Ma se non demoliamo una credenza sgradevole come questa che può essere cambiata tramite l’educazione alla cultura e le pari opportunità non avremo mai una città a misura di essere umano (donna/uomo).
Eppure le competenze manageriali che tipicamente si riconoscono alle donne sono la capacità nelle relazioni, l’attenzione alle persone e ad una migliore qualità della vita. Ecco dunque, perchè non sfruttare tutte queste risorse? il che non significa relegare tutte le donne a fare ciò di cui l'uomo è stanco, ma ciò che l'uomo non è capace a fare al meglio. Nel mondo dell’Architettura contemporanea i nomi che più si sentono e che corrispondono davvero alle grandi del nostro tempo sono: Zaha Hadid, Benedetta Tagliabue e Gae Aulenti, esse nel loro lavoro hanno ben reso il concetto di esistenza di diversità in ambito progettuale, consapevoli della ricchezza che può portare all’intera società. E’ importante alimentare il dialogo tra i diversi modi di interpretare la realtà ed è fondamentale sostenere il progresso e la valorizzazione della donna nella professione di architetto.

Vi segnalo un libro:
Gisella Bassanini, "Per amore delle città. Donne, partecipazione, progetto"

25 set 2008

Cos'è l'architettura contemporanea?

In questo post si cercherà di definire l'Architettura contemporanea visto che, a quanto mi risulta, c'è una certa confusione sull'argomento. La prima volta che mi sono chiesto quale fosse esattamente l'intervallo temporale definito da questo termine fu all'università durante il corso di "Storia dell'Architettura Contemporanea". Sin da allora il titolo stesso del corso mi sembrò alquanto contraddittorio.
Se la "storia" è la disciplina che si occupa dello studio del passato e l'aggettivo "contemporaneo" si usa per indicare qualcosa che appartiene all'epoca attuale (al presente), come è possibile che l'architettura del presente appartenga già al passato? Qual'è la sottile linea di demarcazione che divide ciò che è dei giorni nostri e ciò che appartiene al passato?


In realtà in tutte le discipline artistiche dei giorni nostri con l'appellativo "contemporanea/o" ci si riferisce ad un intervallo temporale che comprende il periodo compreso tra oggi e gli ultimi decenni senza, tuttavia, una più precisa indicazione cronologica. Ciò esclude almeno in parte che questa disciplina possa essere interessata dalla "storia" poichè il breve lasso di tempo intercorso tra la produzione dell'opera e la lettura critica dell'opera stessa, della sua appartenenza ad orientamenti culturali generali e del ruolo di innovazione apportato dall'autore, non permettono la formulazione di giudizi precisi. Inoltre tutto ciò che appartiene alla "storia" deve riferirsi a "fonti", e cioè a tutto ciò che possa trasmettere del sapere con fondatezza. In architettura contemporanea, come in molte altre discipline che condividono lo stesso aggettivo, è difficile stabilire quali fonti siano attendibili perchè spesso tutti i soggetti sono ancora in vita, oltre agli stessi autori, i committenti, i critici, i giornalisti, gli scrittori, etc. Tale circostanza, vista la "storica" debolezza dell'animo umano e dei condizionamenti che il pensiero può subire nel trattare le "cose dei giorni nostri", non offre alcuna garanzia circa la fondatezza delle "fonti" che dovrebbero accertare i presupposti per cui un opera d'architettura o un autore possano "passare alla storia".Ma torniamo all'intervallo temporale che comprende ciò che è contemporaneo.
In genere con il termine "Architettura Contemporanea" ci si riferisce generalmente a quella prodotta odiernamente o recentemente in un intervallo di tempo non superiore agli ultimi decenni; indicativamente dagli anni settanta ad oggi.
Trovo interessante fare alcuni paragoni con altre discipline per comprendere quanto sia variabile l'estensione temporale dell'aggettivo "contemporaneo" riferendosi ad eventi ed opere del passato.
  • La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni).
  • L'Arte contemporanea si riferisce all'arte creata nel presente ed include generalmente tutta l'arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo o, in alternativa, dalla presunta fine dell'arte moderna o periodo modernista fino ai giorni nostri (circa 40 anni).
  • La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Fra i sinonimi di musica contemporanea possiamo annoverare musica d'avanguardia e musica sperimentale (circa 100 anni).
  • Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni).

Insomma, discipline diverse, intervalli diversi. Eppure il termine è sempre lo stesso. Il motivo probabilmente risiede nella considerazione che un evento che per noi appartiene alla storia, era contemporaneo nel momento in cui è accaduto, pertanto nelle varie manifestazioni culturali del sapere, tale appellativo in realtà vale per ciascuna epoca se ricondotto al momento storico in cui esso viene utilizzato. Quindi l'architettura liberty degli inizi del novecento era contemporanea, ma lo era altrettanto l'architettura gotica o quella barocca nei rispettivi periodi di espressione. Probabilmente, visto che tutto è contemporaneo nel momento in cui viene vissuto, serve una prospettiva storica di durata variabile nelle varie discipline che serva a poter esprimere considerazioni e giudizi condivisi dal mondo della cultura con il dovuto distacco.

E tornando all'architettura..... qual'è questo intervallo? I quaranta anni trascorsi dagli anni ottanta ad oggi sono davvero sufficienti? Probabilmente oggi nessuno può rispondere a questa domanda. Personalmente credo che l'importante è fare chiarezza su un fatto: tutto ciò che appartiene alla storia dell'architettura è stato, a suo tempo, contemporaneo, ma non tutto ciò che si annovera come "architettura contemporanea" passerà alla storia.

Staremo a vedere......

Un'anticipazione: prossimamente un post sulla definizione giuridica di "Architettura contemporaea" nella normativa italiana in vigore.


14 set 2008

In architettura "ampliamento" vuol dire "accostamento"! progettare o duplicare? (1)

Spesso quando si discute del rapporto tra l'architettura tradizionale/antica e quella contemporanea/moderna ci si riferisce solo a grandi interventi dimenticando che quest'argomento riguarda soprattutto l'edilizia residenziale degli interventi più comuni: una casa unifamiliare, una villa in campagna, etc..

Molte famiglie hanno l'esigenza di ampliare la propria casa per un nuovo filgio in arrivo. Anche le piccole imprese devono talvolta modificare l'assetto edilizio della propria azienda per mutate esigenze commerciali. Tutto ciò, leggi permettendo, rappresenta sempre una piccola occasione per fare architettura. Quando ciò avviene nell'ambito di un edificio già esistente di una qualsivoglia valenza storica/architettonica, oltre alle esigenze di carattere funzionale, è doveroso porsi l'amletico dilemma: "progettare o non progettare?"... ovvero: "copiare o non copiare"... ovvero ancora: "adeguarsi fedelmente al linguaggio originale (?!?) dell'edificio o distinguere le varie parti denunciando la loro diversità?". Dalle nostre parti, purtoppo, la domanda non si pone nemmeno. Si dà per scontato che se devo ampliare qualcosa, non sono tenuto a nessuno sforzo progettuale contempèoraneo. Basta "riprendere" quel decoro un pò quà ed un pò là per garantire l'uniformità architettonica senza preoccuparsi troppo dell'autenticità di questa trasposizione. Mi sono chiesto come fanno negli altri paesi ed ho fatto una piccola ricerca sullo stato europeo più attaccato alla tradizione; l'Inghilterra. Come operano i nostri colleghi architetti inglesi in questi casi? Non parlo di Sir Norman Foster o altre ArchiStar ma di piccoli studi che operano anche a scala più ridotta con committenti comuni mortali. E' così che ho trovato "Turner Castle" . No, non si tratta di una pittoresca località medioevale della Scozia. E' invece un piccolo e giovane studio di architettura londinese diretto da Carl Turner (1966) e Cassion Castel (1972) che vanta una interessante esperienza nell'ambito dell'edilizia residenziale e commerciale. E' chiaro che non esiste una ricetta che funzioni sempre quando gli ingredienti cambiano ma mi sembra interessante vedere il risultato di alcuni loro progetti. Anche loro si sono trovati a risolvere qualche "ampliamento" che prevedeva un obbligatorio "accostamento" come nel caso della Slat House, un intervento in cui l'obiettivo era l'ampliamento di un villino del secolo scorso con una connotazione architettonica molto ben definita. Il risultato a mio parere è molto "pulito" (termine caro ai cosiddetti "minimalisti"). Un volume puro in doghe di legno che non ha l'abizione di prevalere sull'edificio esistente. Ne adotta gli allineamenti, gli si accosta e, allo stesso tempo, ne prende le distanze in termini di linguaggio e di materiale. Sul retro, il volume si articola ed avvolge uno spazio interno molto contemporaneo che esprime le nuove esigenze della famiglia committente. Altra realizzazione è la Lift-Up House il cui tema è ll'ampliamento di un edificio industriale in mattoni mediante la realizzazione sul piano di copertura di una piccola residenza.
Anche quì il ragionamento è lo stesso: denunciare il volume nuovo con l'utilizzo di altri materiali adeguando la spiazialità interna alle nuove esigenze contemporaree.
Un altro studio londinese con un approccio simile al precedente è quello di Charlotte Skene-Catlings. Un intervento su tutti è quello per l'ampliamento di un antico edificio nelle campagne londinesi da adibire a residenza di campagna. La Dairy House si presenta oggi con una geometria che ricalca fedelmente la forma dell'edificio originario reinterpretando il rapporto con la luce e utilizzando in modo moderno i materiali della tradizione locale. Il risultato è uno straordinario effetto di trasparenza sia di giorno che di notte che esalta le differenze tra i due edifici che appaiono come due membri della stessa famiglia.... figli di diverse generazioni..... come dovrebbe essere!
Slat House (Turner Castle)








3 set 2008

L'arte di sedersi

Si chiama "ODEchair"... come si stà comodi sul legno! Ecco la nuova frontiera del design applicato ad una linea di sedute in legno lamellare curvato. L'autore è Jolyon Yates, nato a Durham nel 1968, ed ha già lavorato per marchi come Opel, Porsche, Stark, Powell etc. Questo prodotto avrebbe fatto cuocere di invidia il caro vecchio "Thonet", (per chi non si ricordasse, il fondatore della celebre casa produttrice fancese in legno curvato dei primi novecento). Chi non sarebbe curioso di provarla?

28 giu 2008

Pomeriggio di Architettura a Catania.

Ieri pomeriggio si è svolto un interessante incontro presso lo studio degli Architetti Associati D'Agata e Marchese. Tema trattato: La porta il primo mobile della tua casa. A parlare una azienda italiana leader nel settore Tre-P & Tre-Più, evento sponsorizzato da un rivenditore catanese: Archedil.
Dalla discussione è emerso oltre che è importante che l'architetto conosca a fondo un prodotto per poterlo proporre al committente, ma cosa principale è che per poterne usufruire liberamente nella progettazione ha la necessità di confrontarsi con i professionisti della ditta produttrice per consulenze e supporto grafico di dettagli. Una volta conosciuti tutti gli aspetti strutturali diventa più facile usare gli elementi e poi collocarli nel modo corretto. A tal proposito sembra che le aziende sempre più si adattano alle possibili esigenze del tecnico mettendo a disposizione non solo oggetti/strutture/arredi di misure standard ma anche una vasta gamma di prodotti su misura con ovviamente un costo aggiuntivo. Interessante la porta CONTINUUM, design di Antonio Citterio, che fa delle doghe singole in legno un modulo finalizzato a progetti su misura, fino ad una altezza massima di cm 270. Il concetto da cui parte Citterio è quello di avere una prosecuzione del pavimento in legno anche su parete.


L'immagine della porta Continuum è tratta da:
http://www.trep-trepiu.com

27 giu 2008

Gli Architetti dovrebbero ammazzarli da piccoli.



<<…All’inizio si prova a partire da soli. Poi c’è sempre qualche malfidato (spesso il collega d’ufficio o il parrucchiere della moglie), che ci dà l’imbeccata fatale: “perche non vi rivolgete ad un architetto? Magari per aver qualche idea qualche consiglio…”
All’inizio vanno tutti dall’architetto per qualche “consiglio”. Sembra che l’architetto sia uno specie di oracolo, che possa risolvere con uno schizzo “magico”, con un’idea geniale la situazione. Poi, possiamo andare avanti da soli “e chè? Tocca pagare pure uno per una chiacchierata e un disegnetto di una cosa che avevamo già in mente? Gli abbiamo detto tutto noi!” …>>

Dopo essere stato convinto da ripetute telefonate del call center ed email dell' Alitalia della necessità di recuperare il bonus miglie, ho deciso di intraprendere un viaggio scegliendo come meta Roma.

Roma è una città splendida, su questo non ci piove, ma Giovedì forse un pò di pioggia avrebbe fatto comodo, perchè c'era una temperatura davvero insopportabile, così vinto dal caldo dopo aver fatto breve visita all'Ara Pacis e al costruendo MAXXI, mi sono diretto verso un luogo sicuro e climatizzato. La meta prescelta è stata la Galleria Alberto Sordi.
Le gallerie sono il luogo più frequentato dai turisti nelle giornate afose e poi alla Feltrinelli si può passare comodamente un pomeriggio, rovistando tra dischi e libri.
Dopo la solita visita al settore Musica, alla ricerca di nuovi gruppi sconosciuti, fra jazz e salsa e rock alternative, mi sono diretto nell’area Architettura alla ricerca di un buon libro da portare con me a Catania, stavo quasi per desistere dall’acquisto quando finalmente mi sono imbattuto in un libro che faceva al caso mio, “Gli Architetti dovrebbero ammazzarli da piccoli. Guida pratica alla ristrutturazione della casa senza prendersi l’ulcera”, di Matteo Clemente, ecco il libro che cercavo.
L’ho letto, subito, di getto, segno che è stato scritto bene, quando leggo infatti libri di architettura mi capita spesso di trovare un certo fastidio perché sono scritti molte volte in un linguaggio quasi criptico, invece il libro del nostro autore, è scorrevole e piacevole.
Utilizzando uno stile ironico con punte di autentica comicità, Clemente traccia un quadro puntuale sul ruolo dell’architetto in Italia, sui rapporti tra architetti, committenza e imprese, arrivando ad illustrare con efficacia e profondità il significato vero dell’architettura.

21 mag 2008

Località balneare cambia colore.

Siamo a Capo d'Orlando (ME)"Settimana del colore". Lunedì 19 Maggio 2008 il lido di San Gregorio cambia colore; infatti, "sotto le direttive del Vice Presidente del Consiglio (...) comunale e con la collaborazione di un consigliere (...) viene messo in atto il piano colore che propone di riqualificare il borgo marino con piani particolareggiati e contribuirà a rendere la zona un’importante isola turistica, dando un impulso non indifferente all’economia e mettendo in grado i residenti di sfruttare al meglio ed appieno le pontenzialità che esso incarna. Il tutto grazie anche alla partecipazione gratuita di un architetto e di due ditte presenti nel territorio..." questo è quello che si legge su un quotidiano on line della zona del messinese. Viene detto che "questo è il primo intervento studiato dall’Amministrazione Comunale che sarà completamente gratuito e servirà a cambiare il volto delle abitazioni presenti sul tratto di litorale". (...) "Sotto la costante direzione dell’Architetto Basilio Contiguglia e grazie alla ditta “Vivi Color” che fornirà i materiali, ben venticinque edifici cambieranno colore".
Io non so cosa pensare. Evento positivo? La ditta si fa pubblicità e va bene, la gente del borgo godrà di una buona stagione turistica rilanciata dal nuovo volto, l'intervento sarà di qualità e seguito da un professionista, l'amministrazione risparmia un pò. Siamo proprio in un periodo di crisi nera. Comunque non è l'unico paese in Italia. Molti sono i piccoli centri che "si industriano" in ogni modo per potere migliorare la propria immagine e salvaguardare il patrimonio culturale, paesagistico e artistico coinvolgendo le ditte, le imprese, sponsor e investitori stranieri. Ammirevoli.
Auspico che a questo stesso punto possa arrivare, per esempio, parte della riviera iblea con le sue caratteristiche dune sabbiose, tipiche della costa che va da Scoglitti alla foce del fiume Dirillo. Salvaguardare questo tratto di costa sembra a molti superfluo, uno spreco. Io non lo credo. Certo gli itinerari naturalistici e il sistema ad essi connesso non sono abbastanza remunerativi e poi non sono difesi da tutti, dunque vanno eliminati?



http://www.messinawebtv.it/site/singola.php?contentId=8545

10 mag 2008

...a proposito di "cambiamento": il ponte di Calatrava a Venezia!

Visti i temi trattati negli ultimi post e nei commenti a proposito di "cambiamento", mi è sembrato interessante ripescare un argomento già trattato in questo blog qualche mese fa: il 4° ponte sul Canal Grande di Venezia in corso di realizzazione a firma di Santiago Caltrava . Basta fare una rapida ricerca su internet per trovare una infinità di blog, forum o siti dedicati che elencano gli argomenti del no!:
  • la celebrazione dell'inutilità del ponte,
  • il costo macroscopico,
  • lo scempio del patrimonio architettonio-ambientale veneziano definitivamente deturpato,
  • la scarsa attenzione per i disabili che sono costretti ad attendere l'ovovia montata nell'intradosso del ponte,
  • l'eccessiva durata dei lavori (il ponte di rialto completato in metà del tempo),
  • le insuperabili difficoltà per il trasporto e montaggio del concio centrale, etc.

Insomma, tutto secondo il tipico schema comportamentale italiano (o era una legge di Murphy?):

se le cose non si fanno, va male, se si fanno, va peggio.

E' anche divertente osservare i mezzi e i modi con cui chi non è favorevole alla sua realizzazione (ormai quasi ultimata) diffonde ed esaspera una polemica che ha avuto toni estremamente aggressivi nelle fasi più difficili del cantiere che ha inevitabilmente arrecato alcuni disagi. Non si contano i blog che accusano tutto e tutti di avere permesso un simile disastro e, come accade spesso in casi simili, sembrano essere tutti daccordo sul fatto che un'opera così moderna non andava fatta. In pratica ogni argomento è valido per dare addosso ad un'opera che ha definito in modo inesorabile un profondo cambiamento della città di Venezia.

Ovviamente la maggior parte di coloro che giudicava positivamente l'opera, stava in silenzio; un po' perché è sempre rischioso dichiararsi pubblicamente favorevole a qualcosa disprezzata /odiata da tutti, un po' perché comunque tutto questo cambiamento dava fastidio anche a loro.

Adesso che l'opera è quasi ultimata le polemiche vanno diradandosi perché nel frattempo i veneziani si sono abituati all'idea del ponte, lo hanno visto ieri in costruzione, lo vedono oggi ultimato, lo vedranno domani... e per fortuna ormai rimarrà sempre lo stesso: in sostanza il cambiamento è finito. Finalmente! Vedrete che tra qualche anno ne andranno tutti orgogliosi.

Chissà cosa succederà quando si comincerà a costruire il ponte sullo stretto di Messina!

19 apr 2008

Correnti di pensiero contemporaneo.

UCCIARDHOME-PALERMO & UNA HOTEL PALACE-CATANIA.
Entrambi terminati da qualche anno. Due hotel in Sicilia che creano uno stile "di arte nuova" sia negli arredi che nella rivisitazione della struttura.
E' oggi una tendenza che ha ampia applicazione non solo per le ristrutturazioni di grandi e medi alberghi, ma anche per gli appartamenti privati e ne ho visti a Catania alcuni ben fatti. Il "gioco" consiste nel pensare il luogo da arredare proprio come lo vorremmo, senza vincoli di progetto su carta, e poi adattare all'idea quello che abbiamo senza faticare troppo nel pensare un ambiente equilibrato nei colori o negli arredi.
Gli oggetti hanno una collocazione dettata dal sentimento e non dallo star bene lì. Si acquistano i mobili man mano che la casa prende forma, si studiano soluzioni in loco con l'arredatore/architetto. Le sculture di ogni genere stanno finalmente tornando nelle case. Le collezioni non sono più relegate in cantina ma sistemate e rese preziose, se già non lo sono. Finalmente il carattere e la personalità del committente stanno tornando ad emergere. Abbiamo oltrepassato un periodo di buio, di fantasia=zero perchè la moda del "chiavi in mano" anche nell'arredamento è stata molto accattivante. Un vento nuovo soffia sull'architettura e design contemporanei!
A questo proposito è interessante il programma sui canali Sky "Design Inc" dove Sarah Richardson che è un'arredatrice americana ma dallo spiccato gusto europeo nonchè la leader del team di Design Inc è pronta a correre in soccorso di quanti desiderano rinnovare la propria abitazione.
Dalla redistribuzione degli spazi alla scelta dei mobili e dei materiali, dal recupero di oggetti dimenticati alle più innovative soluzioni di arredamento: tanti consigli pratici, idee, suggerimenti per trasformare un'abitazione qualsiasi nella casa che avete sempre sognato.

29 mar 2008

Le mostre di architettura

Vorrei fare una riflessione sul senso delle mostre di architetture, come strumento di diffusione della cultura verso il grande pubblico, che, poi, e' la "mission" di questo Blog.
Sono da tempo convinto, che i piccoli e grandi eventi, le esposizioni o le mostre di architettura, siano frequentate solo da architetti o da scolaresce.
In Italia, l'ultima Biennale di Venezia e' stata vista da 130000 visitatori, ma quanti di questi non erano studenti o architetti?
Se e' vero tutto cio', l'unico risultato di tali eventi e' solo quello di "parlarsi addosso" non esercitando dunque una reale attivita' di promozione culturale dell'architettura.
Il target dovrebbe essere il grande pubblico, non gli addetti ai lavori, gli enti e le organizzazioni istituzionali preposte all'organizzazione delle esposizioni, dovrebbero uscire dagli spazi angusti delle sale espotive e realizzare negli spazi pubblici, opere in scala 1:1, utilizzare i linguaggi della moderna comunicazione per raggiungere tutti coloro che un giorno saranno i nostri committenti.
Un disegno, per quanto bello possa essere non puo' rendere mai la spazialita' dell'opera e spesso e' di difficile comprensione; un allestimento temporaneo, uno modello 1:1, un padiglione, collocato in uno spazio pubblico, invece, avrebbero un duplice effetto: comunicare l'opera a tutte le fasce sociali e renderla piu' comprensibile.

L'architettura, infatti e' qaulcosa di piu' complesso rispetto ad un dipinto o ad una scultura, la riduzione tridimensionale di un'opera in un modello o il tentativo di graficizzarla in tavole bidimensionali non possono mai riprodurre la sensazione emotiva che si prova quando si entra in un edificio.
Per questi motivi, auspico un ripensamento del modo di concepire le mostre di architture, perche' in fondo le grandi architetture sono sempre frutto non solo di grandi architetti, ma anche di committenti illuminanti e buone imprese.

3 mar 2008

Il fotovoltaico nell'architettura


L’ex edificio delle poste di Bolzano ristrutturato per dar posto dal 2006 agli uffici dell’Amministrazione provinciale.
Sotto lo stesso edificio con un corpo aggiunto per l'installazione dell'impianto fotovoltaico di 26,2kWp sulle facciate sud, sud/ovest della torre.


I futuri edifici pubblici dovrebbero essere realizzati con criteri costruttivi di Bio-edilizia, in modo che l’opera stessa diventi una vetrina ed un’ esempio su come si possa costruire secondo criteri di sostenibilità.
Dunque incrementare la cultura tecnica dei dirigenti e impiegati amministrativi verso la materia attraverso corsi specialistici di formazione e aggiornamento.“Uno dei principi della bioarchitettura è il recupero del patrimonio edilizio esistente, per realizzare nuovi edifici bio-eco-compatibili, in cui vengono utilizzati materiali e componenti ecologici, durevoli, e non dannosi per la salute”.

22 feb 2008

Per desiderare bisogna prima vedere

Sono finalmente arrivato a dedurre che uno dei principali motivi per cui la cultura architettonica contemporanea nel meridione fatica ad essere recepita è dovuto alla pessima capacità di gestire il cambiamento. Il privato che si ristruttura casa, la immagina e la sogna come quelle belle case antiche perchè non passano mai di moda. Il sindaco che deve cambiare volto ad una piazza preferisce andare "sul tradizionale" perchè ciò garantisce un effetto più sicuro in termini di consenso popolare.
Forse aveva ragione Hannibal Lechter nel celebre film Il silenzio degli innocenti quando spiegava all'investigatrice interpretata da Jodie Foster che per desiderare qualcosa bisogna prima vederla. Cosa vediamo in sicilia che ci entusiasma e ci piace? Distese di tetti con coppi siciliani, splendide facciate barocche con capitelli e riccioli ovunque. Non che ci sia nulla di male in questo, anzi ben venga la diffusione della cultura della conservazione del patrimonio storico, ma quantomeno l'utente medio dovrebbe saper distinguere tra centri storici e periferie; tra immobili veramente antichi e condomini abbelliti con fronzoli vitruviani... e putroppo ciò non sempre accade. Poi capita che un siciliano visiti Berlino o New York e allora si sprecano frasi tipo "li si che sanno costruire cose avveniristiche" oppure "quì non siamo cosa di fare cose moderne" in perfetto stile autocommiserativo. Dopo qualche settimana la stessa persona che dovrà impreziosire la villetta in costruzione, chiederà all'architetto di inserire cornici ed archi in stile siciliano. Non possiamo dargli torto, non abbiamo molti esempi di Architettura moderna che siano "condivisi" dalla gente e non solo dai colleghi architetti.
Nelle immagini due progetti di "FRA Studio"

13 nov 2007

Cartoline da Panarea e Stromboli







Solo qualche scatto a gentile richiesta di un collega curioso! (G.P.)

Le Isole Eolie sono tutte bellissime, ma è a Panarea che si trova l'architettura di Paolo J. Tilche, originario di Alessandria d'Egitto, che con grande tatto ha saputo recuperare le tecniche e i metodi tradizionali dell'isola applicandoli a nuove costruzioni anni '60 & '80. Panarea è la più piccola delle Eolie, solo 3,4 kmq e 200 abitanti stabili.











Molto diversa risulta essere Stromboli, incontaminata e poco turistica. In tutta l'isola, sono frequenti le case con terrazza a colonne chiamate pulère cioè pilastri circolari eretti a intervalli ai margini della terrazza. Inoltre ogni anno all'avvicinarsi dell'estate, le abitazioni vengono imbiancate a calce bianca.

24 lug 2007

Architettura contemporanea e archeologia



La Villa del Casale di Piazza Armerina e’ un opera emblematica sulle difficolta’ che possono emergere quando si vuole restaurare un sito archeologico, come si puo’ coniugare un intervento moderno con’opera antica?.
Proprio su questo tema nel corso degli anni si sono succeduti dibatti e lotte su come fosse giusto intervenire, basta riassumere le vicende relative alla scoperta della villa per rendersi conto della complessita’ che ha assunto l’operazione di restauro del sito.
Oggi e’ in atto un aspro dibattito tra i sostenitori della conservazione dell’opera di restauro dell’architetto Minissi e Vittorio Sgarbi, Coordinatore Generale per i restauri della Villa, che invece propone un rifacimento delle coperture minissiane ritenendo quest’ultime non solo obsolete ma anche dannose alla conservazione stessa dei mosaici romani
Il tema del rifacimento dell’antica volumetria sorse gia’ negli anni 50. In quegli anni vengono presentati al Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti i rilievi, la relazione ed il progetto di massima realizzati dall'architetto Italo Gismondi in cui si prevede la ricostruzione delle murature dei vari ambienti fino alla quota di imposta delle coperture, che egli propone di realizzare "in tegole di vetro sostenute da armature in ferro a due o più spioventi o in piano, imitanti le forme delle vecchie coperture. In vetro sono progettate anche alcune pareti e la chiusura degli intercolumni del peristilio".

Nel 1955 il Ministero della Pubblica Istruzione dopo aver esaminato il progetto dell'arch. Italo Gismondi afferma che "è necessario evitare qualsiasi struttura che possa trarre in inganno circa la sua autenticità e che si dovrebbero prevedere, per le coperture trasparenti, degli appoggi leggeri e moderni da adattarsi ai diversi livelli". Propone inoltre che "in alcuni vani, alla chiusura in vetro, si alterni quella con lastre di eternit" e che "bisognerebbe comunque tenere in considerazione altre proposte audaci che l'uso di materiali moderni renderebbe realizzabili come la copertura diretta dei mosaici con lastre di cristallo aderenti ai mosaici stessi".
Nel 1956 il Consiglio Superiore della Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione decide di bandire un "Concorso a inviti" per la redazione del "Progetto per la protezione dei Mosaici Romani" a cui partecipano Pier Luigi Nervi, Aldo Grillo, Roberto Calandra e Franco Minissi, ma solo quest’ultimo consegnera’ gli elaborati nei tempi previsti dal bando. Successivamente Cesare Brandi riceve la nomina di consulente per i lavori di restauro.
Nel 1958 il progetto di Minissi e Brandi veniva definitivamente approvato.
Nei decenni successivi, tuttavia, l’opera di Minissi veniva stravolta, poiche’ venivano demoliti i controsoffitti e sostituite le persiane laterali, che permettevano il ricircolo dell’aria, con lastre di vetro intere.
Nel 2004 per far fronte al degrado della Villa Romana, la Regione Sicilia nomina Sgarbi, Alto Commissario per i restauri, questi incarica gli architetti Lucio Trizzino e Mario Bellini, i quali progettano una enorme cupola in acciaio e vetro di 160 metri di diametro alta 40 metri, per sostituire le coperture attuali.
Questa ipotesi e’ aspramente rigettata dal mondo accademico e nei fatti irrealizzabile cosi’ nello stesso anno Sgarbi affida l'incarico all'architetto Guido Canali, che ripropone la copertura di Minissi realizzandola però con un sistema costruttivo modulare rivestito da pannelli di alluminio intonacati, ma anche questa ipotesi risulta un flop.
A questo punto si ritenta la strada del concorso di progettazione e qui viene fuori la proposta dell’architetto Guido Meli che prevede una copertura lignea, protetta da un manto di rame, nonché la ricostruzione dei muri d' ambito dell'intera villa con pannelli perimetrali in cartongesso intonacati in cocciopesto.
Nel 2006 l'Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici approva il progetto da 18 milioni dell'Arch. Guido Meli.
A questo punto qualunque scelta si faccia, penso che essa debba partire dall’assunto che bisogna comunque intervenire, prima che non resti piu’ nulla dei mosaici.
A sostegno delle nuove coperture ci sono anche studi che dimostrano che quelle di Minissi non rispettavano le originali volumetrie, come si puo’ evincere nel plastico presentato al Salone del Restauro di Ferrara.
Lo stesso Sgarbi da un lato apprezza l’opera di Minissi nella sua relazione sui nuovi interventi previsti, dall’altro afferma che “Occorre però anche riconoscere che, indipendentemente dal suo naturale deterioramento la Copertura progettata da Minissi non riesce ad evocare in modo significativo la volumetria originaria che risulta anzi scarsamente leggibile sia dall'esterno che dall'interno. Essa costituire un elemento di fortissimo disturbo nel peristilio, dove la quota è vistosamente difforme dall'originale (la copertura poggia direttamente sui capitelli senza lo spazio per la trabeazione) e dove l' aggiunta di una scossalina in vetroresina siliconata alla pietra "taglia" le colonne separando lo stilobate dal fusto; è visivamente di disturbo laddove prosegue murature curvilinee vetrate piane; e comporta una quantità di elementi strutturali disomogenei che conferiscono un aspetto estetico complessivo confuso e insoddisfacente”
Forse come sostiene il prof. Bellanca (allievo di Minissi) sarebbe bastato riproporre l’idea di Minissi, con nuovi materiali e nuove tecnologie per evitare l’effetto serra e mantenere al contempo la trasparenza che oggi permette ai visitatori di apprezzare il paesaggio circostante o forse e’ meglio ripristinare le originali condizioni di luci all’interno della Villa, in ogni caso dall’alluvione del 1991 si e’ perso troppo tempo.