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31 gen 2010

Piano Casa: l'Assessore Armao intende puntare sull'Architettura Contemporanea

L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Gaetano Armao, ha presentato un emendamento per la promozione della qualità del progetto d’architettura negli interventi previsti dal cosiddetto Piano casa regionale.
“I risultati di un sondaggio demoscopico appena pubblicato - sottolinea l’assessore Armao - riferiscono che la maggior parte della popolazione teme che il Piano casa possa peggiorare la qualità dell’immagine urbana e, di conseguenza, la vita dei cittadini”.
Il Piano casa prevede infatti l’ampliamento sino a un massimo del 20 per cento per gli immobili isolati e del 35 per cento nel caso di demolizione e ricostruzione. “L’emendamento che abbiamo predisposto insieme con gli uffici e con il proficuo confronto con i presidi delle Facoltà di Architettura delle Università siciliane - aggiunge Armao - tende a scongiurare, o almeno a contenere, il rischio di un peggioramento della qualità urbana”.
Occorre cogliere l’opportunità della riedificazione puntando sulla qualità sull’innovazione architettonica.
E questo deve valere sia nelle periferie, dove il tema è più attuale, sia nei centri storici. Dobbiamo avere il coraggio di puntare su opere di architettura contemporanea. Per poter conservare al meglio il nostro passato guardando, contemporaneamente, al futuro delle nostre città”.
“La ratio dell’emendamento - sottolinea l’assessore - individua nel Piano casa lo strumento del rinnovo edilizio attraverso iniziative individuali e diffuse. Si punta sull’architettura contemporanea, con particolare riferimento alle periferie. Ma il discorso vale anche per i contesti storico artistici e paesaggistici, nel rispetto degli strumenti di tutela e salvaguardia”. “Il riferimento non è solo al profilo strutturale e alla bioedilizia - conclude Armao - ma anche ad una profonda riqualificazione del tessuto delle nostre città lacerato, se non devastato, da ondate reiterate di abusivismo”.
tratto da Hercole.it

8 dic 2009

architettura contemporanea o contemporanee?

Ecco la tesi sostenuta nel IV convegno internazionale "Architetture Contemporanee" che si e' tenuto a Roma il 13 Novembre scorso:
“Un’architettura contemporanea non esiste: esistono molte pregevolissime architetture contemporanee, opere di grandi Maestri, ma non esiste un patrimonio comune di idee e di linguaggio così come sempre era stato in passato. Da qui il titolo al plurale con l’implicito auspicio di poterlo, in un futuro non troppo lontano, declinarlo al singolare. Questo stato di fatto comporta il problema di avere grandi episodi ma non una vera scuola che eleverebbe la qualità media e, quindi, il valore sociale, vero patrimonio dell’architettura moderna. Il valore culturale dell’architettura è indissolubile dal valore del lavoro dell’architetto, una professione che si esprime attraverso il progetto, la capacità disciplinare, l’attitudine ed il metodo; un operare che imprime, attraverso il linguaggio dell’architettura, forme e contenuti al nostro complesso ambiente di vita.”
C'e' chi sostiene il contrario, ovvero che ormai l'architettura contemporanea e trans-nazionale.
Chi ha ragione?

27 mar 2009

Giovane architetto racconta: Workshop a Seoul 10_20 Gennaio 2009.


Mi fa piacere raccogliere l’esperienza di Valentina Buzzone (27 anni) per tanti motivi, primo fra tutti il desiderio di premiare la perseveranza con cui lei è andata sempre avanti e poi incoraggiare gli altri giovani, soprattutto le ragazze, che si accingono a intraprendere gli studi di architettura.
Valentina è nata a Caltagirone (CT), si è laureata presso la Facoltà di Architettura di Palermo e adesso lavora presso uno studio di progettazione a Roma. Ha partecipato ad un Workshop a Seoul; di seguito vi allego il racconto da lei inviatomi di come questa esperienza la abbia arricchita, fatta crescere e più di tutto motivata.

(testo di Valentina Buzzone).

Quel giorno,come faccio sempre, ho aperto la posta elettronica e tra le varie
e-mail ho letto “ Architettura Catania” etc.
E’ stato grazie al vostro blog che è cominciata questa avventura!

Workshop a Seoul dal 10 al 20 gennaio 2009, saranno selezionati 8 studenti o neolaureati italiani, per la vostra candidatura contattare Claudio etc.
Un po’ per curiosità ma, soprattutto spinta dalla voglia di sperimentare nuove esperienze in campo architettonico, dopo aver preso prima visione del programma, ho mandato il mio curriculum, seppure con qualche remora, considerato il fatto che il mio inglese era molto elementare e al workshop avrebbero partecipato ragazzi non solo italiani ma anche ragazzi della “Westminster University “di Londra e Sangmyung University” di Seoul.
Non avrei mai creduto che avrebbero scelto me, ma qualcosa mi diceva di mandare quel curriculum. Adesso sono grata a coloro i quali mi hanno incoraggiato e permesso di fare questa meravigliosa esperienza, che credo, tutti dovrebbero avere la possibilità di fare.
“Affrontare” un progetto architettonico in una maniera totalmente diversa da quella a cui io sono abituata (cioè quella che l’università di Palermo mi ha insegnato), mi eccitava molto e nello stesso tempo mi impauriva, ma la voglia di conoscere era troppa per non mandare quel curriculum. Dopo pochi giorni ho ricevuto una risposta dall’Architetto Claudio Lucchesi che mi diceva che avrei potuto frequentare il Workshop e che se avevo qualche timore per la lingua l’avrei sicuramente superata, perché “quando si disegna non servono le parole”…! E così è arrivato il giorno della partenza per Seoul e con questo il primo giorno di workshop. Da subito ci hanno diviso in 5 gruppi ognuno dei quali era formato da 3 ragazzi provenienti da Londra , 4 da Seoul e 2 dall’Italia. Il primo è stato un giorno di presentazioni anche se dopo la prima conferenza tenutasi la mattina ci “hanno messi” a lavorare!
Mi sono sempre chiesta se nelle università straniere i metodi di progettazione fossero uguali a quelli nostri o per lo meno uguali a quelli dell’ Università degli Studi di Palermo. Adesso avevo modo di conoscerli! E se anche il tema del workschop ,“ i sistemi parametrici ”, era particolare, perché in un certo senso “ci obbligava” a sviluppare e studiare il nostro progetto in una certa maniera e sotto certi punti di vista, ho comunque costatato che le metodologie di approccio al progetto architettonico non sono poi così differenti tra inglesi, coreani e italiani.
Con il mio gruppo siamo partiti da un’analisi generale del concetto di sistema parametrico per poi orientarci verso uno schema preciso. Quindi dal generale al particolare. Procedimento che ho sempre usato. Sicuramente gli inglesi erano più ferrati riguardo al tema, ma questo perché non era la prima volta che sviluppavano un progetto attraverso questo nuovo metodo. Credo faccia parte del loro programma universitario, differente sicuramente da quello nostro! Ecco, forse in questo le nostre università sono un po’ indietro, dovrebbero mettersi al passo con i tempi, cercare di affiancare a “certe scuole di pensiero” la conoscenza di altre, come quella di Patrick Schumacher, presentata all’undicesima Biennale di Architettura nel suo Manifesto, che poi è quella seguita al workshop. Ma questo probabilmente, deriva dalla nostra storia, dal patrimonio architettonico che ogni giorno abbiamo di fronte.
Lavorare con i ragazzi del mio gruppo è stato molto interessante, stimolante e costruttivo, per nulla faticoso, considerando il fatto che sono stata sempre abituata a svolgere lavori in equipe e a sostenere ritmi pesanti. Come in tutti i gruppi non sono mancati i momenti di scontro, ma non nel senso negativo del termine. Scontro come confronto, che credo abbia portato alla crescita professionale di ognuno di noi. E’ stato bellissimo confrontarsi e mettersi alla prova. Ci siamo dimostrati (coreani, italiani, inglesi) persone aperte, e della nostra diversità siamo riusciti a farne un punto di forza del nostro progetto. Perché mettendo assieme tutte le idee, credo che abbiamo raggiunto un buon risultato. Ognuno ha trasmesso qualcosa all’altro, sia professionalmente che umanamente.

E poi c’erano i professori:
Andrei Yau (University of Westerminster)
Andrei Martin (University of Westerminster)
Claudio Lucchesi (Urban Future Organization, Messina)
HyeongJung Kim (Kaywon School of Art Design)
HungKwon Ko (Suwon Science College)
Jungmook Moon (Sangmyung University)
Professori singolari.
Ci hanno accompagnato per tutto il workshop. Sono stati i nostri maestri. Non c’era giorno che fosse uguale all’altro. Avevi sempre modo di imparare.
Oltre alla fase di ideazione del progetto, all’interno del workshop erano previste delle conferenze-lezioni.
Inutile dire che sono stata veramente colpita dal loro sapere, dal loro modo di trasmettertelo, dalla loro umanità, dalla loro capacità di stimolarci continuamente.
La loro severità nel revisionare il nostro progetto, era accompagnata sempre da una sorta di stupore e contentezza, tutto ciò era stimolante. Nei loro volti vedevi sempre il sorriso, quasi fossero più contenti loro di fare questa esperienza. Era come se avessero modo di imparare da noi. Era uno scambio reciproco. Avevano fiducia nelle nostre potenzialità e cercavano di tirarcele fuori , ogni volta stupiti del risultato!

All’interno dell’organizzazione del workshop, erano previste delle escursioni.
Ho visto svariate architetture contemporanee, anche perché Seoul ne è piena, ma la cosa che mi ha colpito di più tra tutte è il “villaggio di Heyri”. Si potrebbe definire un “experimental place”. Heyri è formato da una comunità di 370 persone, la maggior parte di essi sono artisti, scrittori, scultori, pittori etc. che vivono all’interno di case qualificate da un principio architettonico ben preciso, progettate per lo più da architetti coreani. Ed è straordinario vedere concentrate in un unico posto tutte quelle residenze, diverse per carattere e morfologia. Nessuna dialoga con l’altra, ma messe assieme producono un effetto sconvolgente a mio io avviso. Si potrebbe definire questo villaggio una micropolis. Mai vista una cosa simile.
Sono del parere che per la formazione di un buon architetto sia importante fare tutto ciò, perché vieni messo alla prova, stimolato, la tua mente si apre e ti permette di capire dove sei arrivato e dove puoi ancora arrivare.

IL PROGETTO

Attraverso l’utilizzo del Diagramma 3D di Voronoi e quindi di precisi parametri scelti, abbiamo strutturato la forma del nostro progetto.
La fonte di ispirazione che ha determinato specifici parametri matematici è stato l’ordine naturale del sistema delle bolle”. In particolare abbiamo analizzato l’impianto di aggregazione di queste ultime.
Questi due ambiti e cioè quello naturale e quello matematico così apparentemente diversi si sono fusi attraverso l’utilizzo di un programma di modellazione quale è appunto “Rhino”.
Si sono cosi generati dei piani che sapientemente aggregati fra di loro hanno originato degli elementi geometrici. Abbiamo così determinato le curve di stile per la definizione della forma dell’oggetto.
Sulla base delle osservazioni effettuate sulle bolle si è poi deciso di aggregare fra loro i singoli elementi , ripetendoli, per determinare così delle situazioni spaziali particolari, partendo dallo studio delle singole facce dei piani a quello volumetrico per poi passare ad un’ analisi del sistema di pieni e vuoti .
Contemporaneamente abbiamo pensato agli aspetti costruttivi, per cui gli elementi sono aggregati fra di loro in modo tale che “l’oggetto” possa sostenersi, a quelli funzionali, ed estetico-formali .
La struttura così realizzata può avere svariate funzioni, ad esempio quella di essere utilizzata come allestimento. Il sistema di pieni e dei vuoti da la possibilità di utilizzare gli spazi come “contenitori “, involucri che ospitano opere d’arte, illuminate in modo diverso a seconda di dove si decida posizionare la luce nelle varie facce dei piani che determinano lo spazio in cui alloggia l’oggetto.
Il materiale pensato per la realizzazione del modello è stato il cartoncino di colore nero e come sistema di giunzione dei singoli elementi si sono utilizzate delle viti.
Nella realtà si può pensare anche ad altri materiali per la realizzazione del modello, il tutto dipende dall’utilizzo che se ne vuole fare. Ad esempio per un allestimento avevamo anche pensato all’utilizzo del policarbonato, che essendo trasparente, permetterebbe di fare filtrare la luce in svariati modi, anche grazie alla diversa inclinazione dei vari piani che compongono l’oggetto.

7 ago 2008

Il DARC Sicilia attiva il concorso di idee per il "Parco della Cultura a Monreale (PA)"



Il DARC Sicilia (Dipartimento per l'Architettura e l'Arte contemporanea) attiva il 3° concorso di idee nell'ambito del programma A.qua.S - Architetture di qualità in Sicilia, promosso dalla Regione Siciliana - Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della P.I.
Dopo l'avvio dei concorsi per la riqualificazione del waterfront di San Leone (AG) e della grande Piazza di Caltanissetta, è la volta del Parco della cultura nel sistema storico-ambientale del Duomo di Monreale.
Non male. Soprattutto se consideriamo che il DARC esiste solo da un paio d'anni (vedi post del 31.03.2008) e che tra il 2008 ed il 2009 ha già in programma 8 concorsi di idee tra quelli già attivati e i restanti in corso di attivazione. Il bando, già pubblicato dal Comune di Monreale ,sulla Gazzetta Nazionale, è disponibile integralmente sul sito del DARC.

30 giu 2008

Un grattacielo girevole e mutevole? Si chiama "Architettura dinamica"

A proposito di grattacieli eco-sostenibili, ecco un altro post sull'argomento (dopo quello sul COR building di Miami). Altro che firmitas Vitruviana! quì si mette in discussione uno dei principi basilari delle costruzioni che si chiamano appunto "immobili" perchè prive di movimento. Si tratta di un brevetto per la realizzazione di un grattacielo in cui ogni piano ruota su un pilone centrale che, oltre al sostegno, ha anche funzioni impiantistiche e distributive. Le rotazioni relative tra i vari piani, comandate da un computer, renderanno la silouette dell'edificio mutevole grazie ad affascinanti "avvitamenti" ed alla forma non circolare della pianta.









Ovviamente, a differenza di quanto appare nei video promozionali, la lentezza della rotazione sarà tale da essere pressochè impercettibile. Due cose mi hanno colpito: l'idea delle pale eoliche orizzontali inserite tra i vari piani e la possibilità di risolvere il problema del parcheggio con elevatori che portano l'auto al piano. Devo ammettere che l'Architetto Fischer che ha messo su un bell'apparato mediatico attorno alla sua idea che, a parte le finalità meramente "immobiliari" (!) e finanziarie dell'operazione, ha anche qualche spunto autocelebrativo che infastidisce anche me oltre ad alcuni nostri lettori (vedi commenti al post di cui sopra). L'idea però a mio giudizio è buona e la sostenibilità dell'edificio colloca il progetto nella top-ten dei grattacieli in costruzione più attesi del mondo. Ecco un brano tratto dal sito internet ufficiale:
"Saranno le città di Dubai e Mosca le prime ad ospitare la rivoluzionaria torre dinamica progettata dall’Arch. fiorentino David Fisher. La Rotating Tower, come è stata denominata, ha caratteristiche che la rendono assolutamente unica dal punto di vista architettonico, ingegneristico, costruttivo ed energetico. Gli appartamenti, di notevole prestigio, partiranno da una superficie minima di 124 m2 alle ville di 1200 m2, dotate di un parcheggio al piano (!).
Il grattacielo sarà inoltre completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, sfruttando l’energia eolica e solare. ”Si possono ottenere questi risultati grazie alle turbine eoliche situate tra i piani. Quindi un grattacielo di 80 piani, che avrà 79 turbine, unite ai pannelli solari, diventerà una vera e propria centrale di energia verde. I grattacieli girevoli, denominati “Dynamic buildings” segneranno l’inizio di una nuova era nell’ architettura, una sfida all’architettura tradizionale. Gli Edifici Dinamici determineranno l'avvio di una nuova concezione in architettura: un concetto di Edifici in Movimento, in contraddizione con la stessa idea di Immobile, che è alla base di ogni costruzione." (tratto dal comunicato stampa pubblicato sul sito Dynamic Architecture) .

21 mag 2008

Località balneare cambia colore.

Siamo a Capo d'Orlando (ME)"Settimana del colore". Lunedì 19 Maggio 2008 il lido di San Gregorio cambia colore; infatti, "sotto le direttive del Vice Presidente del Consiglio (...) comunale e con la collaborazione di un consigliere (...) viene messo in atto il piano colore che propone di riqualificare il borgo marino con piani particolareggiati e contribuirà a rendere la zona un’importante isola turistica, dando un impulso non indifferente all’economia e mettendo in grado i residenti di sfruttare al meglio ed appieno le pontenzialità che esso incarna. Il tutto grazie anche alla partecipazione gratuita di un architetto e di due ditte presenti nel territorio..." questo è quello che si legge su un quotidiano on line della zona del messinese. Viene detto che "questo è il primo intervento studiato dall’Amministrazione Comunale che sarà completamente gratuito e servirà a cambiare il volto delle abitazioni presenti sul tratto di litorale". (...) "Sotto la costante direzione dell’Architetto Basilio Contiguglia e grazie alla ditta “Vivi Color” che fornirà i materiali, ben venticinque edifici cambieranno colore".
Io non so cosa pensare. Evento positivo? La ditta si fa pubblicità e va bene, la gente del borgo godrà di una buona stagione turistica rilanciata dal nuovo volto, l'intervento sarà di qualità e seguito da un professionista, l'amministrazione risparmia un pò. Siamo proprio in un periodo di crisi nera. Comunque non è l'unico paese in Italia. Molti sono i piccoli centri che "si industriano" in ogni modo per potere migliorare la propria immagine e salvaguardare il patrimonio culturale, paesagistico e artistico coinvolgendo le ditte, le imprese, sponsor e investitori stranieri. Ammirevoli.
Auspico che a questo stesso punto possa arrivare, per esempio, parte della riviera iblea con le sue caratteristiche dune sabbiose, tipiche della costa che va da Scoglitti alla foce del fiume Dirillo. Salvaguardare questo tratto di costa sembra a molti superfluo, uno spreco. Io non lo credo. Certo gli itinerari naturalistici e il sistema ad essi connesso non sono abbastanza remunerativi e poi non sono difesi da tutti, dunque vanno eliminati?



http://www.messinawebtv.it/site/singola.php?contentId=8545

10 mag 2008

...a proposito di "cambiamento": il ponte di Calatrava a Venezia!

Visti i temi trattati negli ultimi post e nei commenti a proposito di "cambiamento", mi è sembrato interessante ripescare un argomento già trattato in questo blog qualche mese fa: il 4° ponte sul Canal Grande di Venezia in corso di realizzazione a firma di Santiago Caltrava . Basta fare una rapida ricerca su internet per trovare una infinità di blog, forum o siti dedicati che elencano gli argomenti del no!:
  • la celebrazione dell'inutilità del ponte,
  • il costo macroscopico,
  • lo scempio del patrimonio architettonio-ambientale veneziano definitivamente deturpato,
  • la scarsa attenzione per i disabili che sono costretti ad attendere l'ovovia montata nell'intradosso del ponte,
  • l'eccessiva durata dei lavori (il ponte di rialto completato in metà del tempo),
  • le insuperabili difficoltà per il trasporto e montaggio del concio centrale, etc.

Insomma, tutto secondo il tipico schema comportamentale italiano (o era una legge di Murphy?):

se le cose non si fanno, va male, se si fanno, va peggio.

E' anche divertente osservare i mezzi e i modi con cui chi non è favorevole alla sua realizzazione (ormai quasi ultimata) diffonde ed esaspera una polemica che ha avuto toni estremamente aggressivi nelle fasi più difficili del cantiere che ha inevitabilmente arrecato alcuni disagi. Non si contano i blog che accusano tutto e tutti di avere permesso un simile disastro e, come accade spesso in casi simili, sembrano essere tutti daccordo sul fatto che un'opera così moderna non andava fatta. In pratica ogni argomento è valido per dare addosso ad un'opera che ha definito in modo inesorabile un profondo cambiamento della città di Venezia.

Ovviamente la maggior parte di coloro che giudicava positivamente l'opera, stava in silenzio; un po' perché è sempre rischioso dichiararsi pubblicamente favorevole a qualcosa disprezzata /odiata da tutti, un po' perché comunque tutto questo cambiamento dava fastidio anche a loro.

Adesso che l'opera è quasi ultimata le polemiche vanno diradandosi perché nel frattempo i veneziani si sono abituati all'idea del ponte, lo hanno visto ieri in costruzione, lo vedono oggi ultimato, lo vedranno domani... e per fortuna ormai rimarrà sempre lo stesso: in sostanza il cambiamento è finito. Finalmente! Vedrete che tra qualche anno ne andranno tutti orgogliosi.

Chissà cosa succederà quando si comincerà a costruire il ponte sullo stretto di Messina!

25 mar 2008

Il pieno rispetto delle regole



A proposito della zona di Ragusa questa foto riprende il prospetto esterno di un vecchio fabbricato a Santa Croce Camerina oggi restaurato e trasformato in luogo per gli amanti del turismo rurale.
I lavori sono stati realizzati nel rispetto delle caratteristiche tipologiche e architettoniche originarie, soprattutto mediante l’utilizzo di materiali tradizionali della zona. Così come tante altre case rurali, queste costruzioni diventano laboratori di conoscenza, passaggi obbligati e luoghi di storia.



29 feb 2008

I tetti di Innsbruck


Una architettura tra le più belle d’Europa. Innsbruck è il Capoluogo del Tirolo in Austria con circa 135.000 abitanti. Le sue origini sono molto antiche. Nel corso dei secoli, la città passò sotto numerose giurisdizioni, dai romani fino agli Asburgo, dove ebbero il periodo di massimo splendore economico. Oggi la città gode di una fama mondiale come città congressuale, sportiva e culturale, e i suoi abitanti hanno una qualità abitativa e di vita fra le più elevate d’Europa…. Eppure ( !!! ) hanno realizzato molte strutture di Architettura contemporanea nel pieno rispetto del passato. Basta visitarla per rendersene conto. Quello che più mi ha colpito sono le infinità di tetti giardino che oltre a dare una immagine di bellezza sempre verde alla città, fanno riflettere su come il tetto possa offrire la possibilità di sfruttare uno spazio di cui noi spesso ci priviamo e di aumentare la longevità del tetto stesso. Per non parlare del contributo nella riduzione dei gas a effetto-serra.

28 feb 2008

Campagna contro "lo stile siciliano"


Leggendo tra i vari annunci immobiliari, mi è capitato spesso di leggerne alcuni riguardanti la vendità di case "in stile siciliano".
Convinto che tale attributo riguardasse esclusivamente antiche ville ottocentesche o vecchi palmenti , ho scoperto, tristemente, che così venivano definite anche moderne costruzioni adornate da finti stipiti in pietra, rivestite da sottili strati di pietra lavica e coperte da nuovissimi coppi siciliani.
Riflettendo su questa "scoperta", da un lato, sono orgoglioso nel vedere rivivere questi spledidi edifici storici, dall'altro ho vergogna nel constatare la difficoltà con cui non si riesce a proporre nulla di nuovo in Sicilia, se non che una volgare imitazione del passato.

Un popolo che guarda solo al passato non potrà mai avere un futuro.
Per questo motivo dico basta a:
i finti capitelli,
agli archi in salotto,
alle balaustre in balcone,
ai balconi "a giro",
alle scale faraoniche",
agli edifici multipiani, per figli e nipoti,
ai prospetti senza intonaco,
ai bagni per "per l'ospite"
e alla cultura del "..e che c'è bisogno dell'architetto per fare una casa!"

22 feb 2008

Per desiderare bisogna prima vedere

Sono finalmente arrivato a dedurre che uno dei principali motivi per cui la cultura architettonica contemporanea nel meridione fatica ad essere recepita è dovuto alla pessima capacità di gestire il cambiamento. Il privato che si ristruttura casa, la immagina e la sogna come quelle belle case antiche perchè non passano mai di moda. Il sindaco che deve cambiare volto ad una piazza preferisce andare "sul tradizionale" perchè ciò garantisce un effetto più sicuro in termini di consenso popolare.
Forse aveva ragione Hannibal Lechter nel celebre film Il silenzio degli innocenti quando spiegava all'investigatrice interpretata da Jodie Foster che per desiderare qualcosa bisogna prima vederla. Cosa vediamo in sicilia che ci entusiasma e ci piace? Distese di tetti con coppi siciliani, splendide facciate barocche con capitelli e riccioli ovunque. Non che ci sia nulla di male in questo, anzi ben venga la diffusione della cultura della conservazione del patrimonio storico, ma quantomeno l'utente medio dovrebbe saper distinguere tra centri storici e periferie; tra immobili veramente antichi e condomini abbelliti con fronzoli vitruviani... e putroppo ciò non sempre accade. Poi capita che un siciliano visiti Berlino o New York e allora si sprecano frasi tipo "li si che sanno costruire cose avveniristiche" oppure "quì non siamo cosa di fare cose moderne" in perfetto stile autocommiserativo. Dopo qualche settimana la stessa persona che dovrà impreziosire la villetta in costruzione, chiederà all'architetto di inserire cornici ed archi in stile siciliano. Non possiamo dargli torto, non abbiamo molti esempi di Architettura moderna che siano "condivisi" dalla gente e non solo dai colleghi architetti.
Nelle immagini due progetti di "FRA Studio"