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1 mar 2012

Tradizione e Modernità nel dispensario antitubercolare di Ignazio Gardella


Ignazio Gardella progetta e realizza il dispensario antitubercolare di Alessandria tra il 1934 e il 1938. 
Sono anni, quelli Trenta, che vedono la scena architettonica italiana impegnata nella parossistica ricerca di una identità cultural-fascista, divisa tra brandelli sostanziosi di accademismo tardo ottocentesco, razionalismo d’avanguardia percolato d’oltralpe ed assorbito per lo più dall’ambiente lombardo e la mediazione - tendente al monumentale - della scuola romana di Piacentini.
Certamente attratto dalle esperienze razionaliste e funzionaliste basate su principi etici e moderni, Gardella rimane tuttavia immune dagli schieramenti culturali, esercitando la sua lucida ed intelligente opera, attingendo allo stesso tempo dalla tradizione e dalla modernità.
Il dispensario antitubercolare di Alessandria è infatti l’esempio emblematico di un atteggiamento progettuale che cerca un idea di spazio moderno, salubre, chiaro e che usa - senza retorica - un sincretismo materico-formale di potente efficacia espressiva.
Adagiato su un’area un tempo periferica della città piemontese, il dispensario è un volume parallelepipedo compatto ed unitario, modellato planimetricamente sul rigore di un programma funzionale perfettamente interpretato.
Concepito geometricamente su un modulo di 35 x 35 cm in pianta e 25 x 35 cm in alzato, l’edificio è sviluppato su due livelli fuori terra rialzati da un piano seminterrato che accoglie gli impianti.
La pianta ha uno sviluppo rettangolare con il lato lungo parallelo all’asse est-ovest, così da sfruttare al meglio le potenzialità espositive del sito.
Al piano terra si accede attraverso una scala posizionata fuori asse a circa due terzi del lato lungo sul fronte sud. Una volta varcata la porta di ingresso si accede in uno spazio libero, abbastanza grande e luminoso, che accoglie la sala d’aspetto per i pazienti e che struttura il sistema distributivo degli ambulatori attigui che lo abbracciano su tre lati.
Posizionate in aderenza interna ai lati corti dell’edificio, due scale, di cui una di servizio, consentono una facile permeabilità al piano superiore. Questo piano accoglie gli uffici amministrativi, un piccolo reparto di degenza, l’abitazione del custode ed il solarium: riverbero spaziale della sala d’attesa del piano terra,  terrazza mediterranea, luogo per la cura en plein air dei malati.
I prospetti rispettano il rigore logico della pianta.
A nord il muro intonacato è articolato da una sequenza ritmica di finestre allungate in senso orizzontale con infisso tripartito che, a partire dal piano seminterrato, modulano il prospetto nella scansione verticale. Fanno da contrappunto a questa sequenza ritmica due pieni al piano terra ed una loggetta al piano primo in direzione est.
A est ed ovest la massa muraria è alleggerita da porte e finestre di diversa misura - sempre rispondenti al modulo - e da una piccola loggia, disposte in funzione delle esigenze interne.
Il prospetto sud infine è il risultato di una felice orchestrazione materica. Articolato sui due livelli (più quello seminterrato) dall’arretramento della facciata che crea potenti effetti di ombra-luce, è realizzato per favorire al massimo delle potenzialità il soleggiamento interno.
I materiali e le tecniche usate sono: il calcestruzzo armato per le strutture, il muro di vetrocemento (distribuito totalmente al piano seminterrato, quasi totalmente al piano terra e solo in piccola parte nel piano primo in direzione est), il muro in grigliato di mattoni (usato a misura del solarium nel primo piano), il muro intonacato (usato con parsimonia sia al piano terra all’estremo margine est del prospetto, che al piano primo a limitare il reparto di degenza) e la finestra a nastro (usata al piano terra per favorire l’affaccio verso l’esterno e al primo piano in direzione del piccolo reparto di degenza).
È proprio in questa dialettica composita del prospetto sud che si evince al massimo grado la capacità progettuale di Gardella di affiancare – sincronicamente -  tecniche, materiali e linguaggi eterogenei.
Il muro in grigliato di mattoni infatti, tema costruttivo antico e tipico degli aereatori dei fienili padani, dialoga con estrema efficacia con la finestra a nastro e il vetrocemento, propaggini linguistiche dell’ultima moda di quegli anni.



8 ott 2009

"Architettura contemporanea ed eco-sostenibile" tra i principali punti programmatici del nuovo Consiglio dell'Ordine degli Architetti di Catania

Dopo appena un anno dalla nascita dell'Associazione Spazi Contemporanei e dall'attività del gruppo di redazione di questo blog, è con immenso piacere che leggiamo il primo comunicato del nuovo consiglio dell'Ordine di Catania in cui, per la prima volta, si parla di promozione dell'architettura contemporanea ed eco- sostenibile.
Non vogliamo per questo riconoscerci alcun merito anche perchè l'obiettiva necessità di affrontare i temi della qualità in architettura è ormai indiscutibile ed è una strada che un'Ordine rappresentativo di più di 1500 colleghi non poteva ignorare oltre. Siamo solo felici di avere intrapreso questa strada per primi e, adesso, cominciamo a sentirci meno soli.
Ci limitiano pertanto a pubblicare per intero il comunicato sampa diramato stamane dopo l'insediamento del neo-Presidente Arch. Luigi Longhitano e del nuovo Consiglio dell'Ordine.

ORDINE ARCHITETTI CATANIA, NOMINATO NUOVO PRESIDENTE GIGI LONGHITANO
«Un Consiglio proiettato sull’innovazione, preparato e motivato
all’insegna del rinnovamento, dell’apertura e di nuove strategie di comunicazione»
CATANIA - Sarà Luigi Longhitano a presiedere l’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania per i prossimi quattro anni, succedendo a Tony Licciardello in carica per ben 12 anni. La nomina in seno al nuovo consiglio – allargato rispetto al passato e composto oggi da 15 membri – è avvenuta ieri sera, 7 ottobre.
Questa mattina, 8 ottobre, presso la sede dell’Ordine etneo l’insediamento ufficiale del presidente Longhitano, libero professionista di 51 anni, e delle altre cariche che guideranno gli oltre 1.500 iscritti: Giuseppe Scannella, libero professionista di 56 anni, ricoprirà la carica di vice presidente vicario, Angelo Buccheri, libero professionista di 54 anni sarà il segretario e Paola Pennisi, 44 anni, sarà vice presidente aggiunto nonché tesoriere fino a dicembre, mentre a partire dal 2010 la responsabilità della tesoreria verrà riconsiderata in funzione degli sviluppi organizzativi in seno al Consiglio, come tiene a precisare il neo presidente Longhitano.
Una compagine, questa, racchiusa dentro lo slogan che ha contrassegnato la campagna elettorale: “ + Architetti, + idee… Catania”, nel segno di un’attenzione al territorio della provincia - ogni quadrimestre, infatti, l’adunanza di Consiglio si effettuerà nelle aree territoriali Calatino - Etna Nord/Est- Etna Nord/Ovest – dell’ efficienza, dei servizi per gli iscritti, della formazione continua e delle attività culturali di varia natura finalizzate alla promozione dell'Architettura Contemporanea ed eco-sostenibile, mirate al coinvolgimento dei non addetti ai lavori e alla nuova diffusione di una cultura dell'architettura come strumento per qualificare gli spazi di attività dell'uomo.
«Proseguiremo quell’azione di rinnovamento già avviata – commenta il neo presidente Longhitano - per far sì che i prossimi anni possano vedere la nostra professione proiettata nel ruolo e nella considerazione che le sono dovute. Il prossimo quadriennio vedrà il nuovo Consiglio impegnato in nuove, diverse e più complesse problematiche, per dare risposte rapide, efficienti ed efficaci, che non possono certo prescindere da un’attenta analisi dei ruoli e delle funzioni, da raccordarsi anche con altri Ordini similari e collaterali, e in particolare con gli ingegneri, per aumentarne la forza contrattuale. Il tutto con il supporto delle nuove generazioni, per sostenere e acquisire gli strumenti con cui governare il futuro»
Un Consiglio proiettato sull’innovazione, preparato e motivato, all’insegna del rinnovamento, dell’apertura e di nuove strategie di comunicazione, per la costruzione di una “democrazia urbana” senza contrapposizioni alla politica e alla società civile. Con un solo e unico obiettivo: lo sviluppo del territorio.

8 ottobre 2009 u.s.


(tratto da I-press)

31 lug 2009

Conversione ed ampliamento di un antico palmento alle pendici dell'Etna


















ARCHITETTURA CONTEMPORANEA SICILIANA TRA TRADIZIONE ED INNOVAZIONE
Vorremmo pubblicare più spesso post come questo. Abbiamo scritto molto su come l'architettura cotemporanea di qualità possa e debba essere l'unico strumento per valorizzare e rinnovare il territorio siciliano. Abbiamo scritto anche di come ciò possa avvenire nel pieno e totale rispetto del patrimonio storico architettonico locale e dei valori etno-antropologici che molti fabbricati antichi conservano come testimonianza del passato sui modi dell'abitare e del produrre. Forse abbiamo scritto poco su come alcuni interventi di nuovi edifici, in un comodo quanto assurdo stile "finto-antico" (non certo progettati da architetti) abbiano umiliato ed offeso il nostro territorio e l'architettura del passato in vero "stile siciliano" . Altre volte abbiamo parlato di "ampliamento" di edifici storici o "accostamento" agli stessi di nuovi corpi di fabbrica contemporanei (vedi post "ampli.... ", "Architettura alpina moderna o tradizionale" "Ampliamento=accostamento, progettare o duplicare", etc.), anche su questi temi il progetto in esame è assolutamente centrato in quanto il progettista non cade nella tentazione di "imitare" le forme del fabbricato originario ma si concentra ad esaltare le differenze (che devono esserci) tra due linguaggi diversi frutto di due epoche diverse. Ciò genera un dialogo in cui tutte le parti ne risultano arricchite.
L'intervento su un antico palmento rappresenta in modo esemplare la tesi secondo cui un approccio contemporaneo può, nel rispetto dei significati del luogo e dell'edificio, rinnovare i valori intriseci dello stesso legati alla sua storia accrescendone l'identità con il territorio, in questo caso etneo. Per questi motivi abbiamo riportato in esteso la descrizione del progetto così come fornita dall'autore, l'Architetto Giuseppe Fisichella.
per visualizzare la descrizione dettagliata del progetto clicca sul titolo

"In una zona collinare alle pendici del vulcano Etna, un palmento ottocentesco in pietra lavica dal solido volume regolare. Il manufatto edilizio misura 170 mq circa e ricade in un'area sottoposta a vincolo conservativo. Struttura finalizzata alla produzione del vino, testimonia la ricca presenza di costruzioni rurali in un territorio votato alla coltivazione della vite. L' architettura non è solo quella dell'abitare, ma anche quella del produrre. Pochi cedimenti all'ornamento e massimo utilizzo di superfici e volumi. L'intervento di conversione ed ampliamento si propone di recuperare l'esistente con un approccio di tipo filologico, nell'ottica di un cambio di destinazione d'uso verso un utilizzo residenziale e di ampliare l'edificio preesistente con un approccio di addizione, di chiara lettura contemporanea. Il progetto, rispettoso nei confronti dell'idea di forza che la struttura ancora riesce a trasmettere per la sua ingegnosità primitiva, manifesta consapevolezza per la perdita di un significato funzionale che deve lasciare posto ad un ciclo di vita nuovo. L'ambizione e tuttavia quella di riconciliare passato e presente condividendo la vocazione all'organicità. Il confronto con la forte tipicizzazione dell'esistente pone una problematica di dialogo e di integrazione con la parte aggiunta, risolta con un linguaggio diretto ma non antitetico. A rischio di conferire un aspetto eccessivamente 'preciso e pulito', il processo progettuale ricerca una forma pura e perfetta. In opposizione ai vincoli obsoleti trasmessi dal panorama edilizio attuale, viene proposta una nuova visione del costruito, rivendicando il diritto di sperimentare sulle forme e di lavorare, sviluppandoli, su modelli e prototipi dell'architettura contemporanea. Focalizzando l'attenzione sul rapporto fra oggetto ed utente, la tecnologia viene umanizzata, resa accattivante e sensuale con una matrice dialettica orientata verso la semplificazione delle forme, il piacere della materia, la capacità di seduzione del minimum. Fra gli obbiettivi salienti del programma, l'ambizione di utilizzare anche un linguaggio tecnologico alternativo a quello tradizionale, valorizzando il dialogo sinergico fra l'ambiente domestico e natura circostante. L'involucro edilizio di questa struttura è caratterizzato da un rivestimento realizzato con un dogato di legno montato con elementi tecnologici a scomparsa ed assemblato in modo da enfatizzarne la pulizia del volume. Architetto G. Fisichella "






Principe Carlo Vs Sir Richard Rogers: è' scontro!

Il principe Carlo, erede al trono della corona britannica, continua ad essere fortemente criticato per aver fissato "un precedente molto pericoloso" con il suo pesante intervento al fine di bloccare un importante progetto immobiliare del Qatar a Londra.Sono sfumati così i faraonici e attesi investimenti esteri.Secondo quanto si legge sulla stampa londinese, infatti, Carlo avrebbe scritto allo sceicco Hamad bin Jassim bin Jabor Al Thani, primo ministro del Qatar e presidente di Qatari Diar, una società di investimenti immobiliari nel paese del Golfo, chiedendogli di rivedere il progetto previsto su una zona di 5 ettari dell'ex caserma militare di Chelsea Barracks a ridosso del Tamigi.Sempre secondo la stampa britannica, il principe del Galles, avrebbe chiesto che il progetto ultramoderno in vetro e acciaio elaborato dal noto architetto Lord Richard Rogers (che avrebbe dovuto convivere fianco a fianco con lo storico edificio del Royal Hospital Chelsea, a Londra, opera del secentesco arch. Sir Christopher Wren) fosse sostituito da costruzioni con materiali più tradizionali come mattoni e pietra.Queste sue concezioni ataviche non sono una novità per i cittadini della corona inglese.Il principe, infatti, da tempo è abituato a condannare l'architettura moderna come un flagello che distrugge il patrimonio artistico del paese e già in passato si è scontrato con famosi architetti che lo accusano di influenzare con il suo potere le decisioni sullo sviluppo edilizio dell'Inghilterra.L'operazione prevista, di circa tre miliardi di euro, sarebbe stata la più grande transazione immobiliare residenziale mai realizzata in Gran Bretagna.Ma il monumentale progetto di Richard Rogers nel cuore di Londra non sarà più realizzato.La famiglia reale del Qatar, proprietaria del terreno dal 2007, dopo l'inopportuno intervento principesco ha infatti deciso di rinunciare alla costruzione ed ha ritirato la richiesta per il permesso edilizio.Le critiche contro il principe "ecologista" si sono moltiplicate: è un precedente molto pericoloso quando un erede al trono interviene in una decisione che avrebbe dovuto essere presa attraverso il normale processo democratico.Anche vari architetti di fama internazionale, e ben sei premi Pritzker, da Renzo Piano a Zaha Hadid, da Frank Gehry a Norman Foster, da Jacques Herzog a Jean Nouvel, hanno criticato ampiamente Carlo, sulla pag. 22 del "Sunday Times", per aver violato un "processo aperto e democratico" sfruttando i suoi contatti con la famiglia reale del Qatar, specialmente se risultasse vera la notizia che la Princès Foundation for the Built Environment (la fondazione del principe Carlo per l’architettura e il design) potrebbe presentare lei stessa un nuovo progetto.Qui non si tratta più di un confronto democratico di opinioni differenti tra l'uso indiscriminato di vetro e acciaio piuttosto che pietra e mattoni rossi: "il tutto deve avvenire attraverso le vie riconosciute della consultazione". E in patria, il comportamento dell’erede al trono - noto per la sua passione per l'architettura classica, continua ad essere molto ma molto criticato, giudicandolo un "precedente molto pericoloso", perchè potrebbe dissuadere gli investitori stranieri da nuovi progetti in Gran Bretagna. Ma in realtà questo non è stato il primo caso di dissuasione forzata del "rampollo reale", che da tempo si scaglia contro l’architettura odierna, perchè una costruzione moderna si integrata malissimo (secondo lui) con gli edifici circostanti prettamente "inglesi". Parafrasando le sue stesse parole, il principe è fermamente critico nei riguardi di ciò che, per lui, è tutto modernismo quando non si "rispetta la storia e la scala degli edifici esistenti". Si ha davvero l’impressione che il principe (al di là delle sue affermazioni ufficiali di rito), già animato da qualche anno da preoccupazioni ambientali e contrasti con l'architettura moderna, voglia iniziare una specie di guerra dello stile fra modernisti e classicisti. Infatti, Carlo aveva già dichiarato espressamente la sua netta opposizione, definendo "mostruoso" il progetto di R. Rogers solo perchè prevedeva palazzi in vetro e acciaio che gli risultavano troppo in contrasto con le costruzioni d'epoca circostanti. Ma l'erede al trono non deve abusare della sua posizione per impedire le realizzazioni più moderne, è vero che in Inghilterra c'è la monarchia, ma lui non può dimenticare di trovarsi in un mondo a prevalente democrazia moderna e quindi deve anche accettare che gli architetti più famosi del mondo lo "bacchettino" per le sue affermazioni assolutamente "inappropriate".





Arch. Lorenzo Margiotta
Fonte: http://www.edilio2000.it/





Qui il resto del post

27 giu 2009

Architettura alpina moderna o tradizionale?















Come mai ArchitetturaCatania si occupa di architettura alpina? La domanda è più che leggittima. Segnaliamo questo post un pò per ... similitudine e un pò per conforto! La similitudine della discussione attualmente in corso nella regione turistica di Montafon, nel Land austriaco del Vorarlberg, se sia meglio costruire edifici in stile moderno o tradizionale. Il conforto che forse non siamo i soli a porre simili questioni.
Sulle Alpi molti albergatori si esprimono con decisione a favore dell'architettura "classica alpina", basandosi per questo su una recente inchiesta secondo cui il 78% delle/degli abitanti della regione del Montafon considerano le tipologie costruttive tradizionali importanti per la conservazione dell'identità regionale, l'81% è convinto che i/le turisti/e si attendano uno stile tradizionale. Solo il 7% ritiene che le visitatici e i visitatori siano in grado di apprezzare gli edifici moderni che spesso assumono le forme di blocchi squadrati. Il Vorarlberg gode tuttavia di un'ottima reputazione tra molte persone interessate all'architettura. A dirimere la questione provvederà ora un altro studio condotto all'insegna del motto "L'architettura porta turisti". L'Ufficio turistico, la Camera di commercio e il Ministero dell'economia del Land Vorarlberg analizzano determinate strutture turistiche e chiedono a visitatrici, residenti e gestori di esprimere la propria opinione.
Di contro e per tutta risposta, ultimamente il libro "Architettura contemporanea alpina - Premio d'architettura 2006", a cura di Christoph Mayr Fingerle, è stato premiato come uno dei "migliori libri svizzeri del 2008". La premiazione si svolgerà sabato 13 giugno 2009 presso il Museo di arti figurative di Zurigo/CH. I vincitori della quarta edizione del Premio di architettura "Architettura contemporanea alpina" vengono presentati nell'omonima pubblicazione in tedesco, italiano e inglese. L'intenzione del premio è di fornire una panoramica sull'architettura di qualità nello spazio alpino, fare il punto sullo stato della discussione e presentare il confronto teorico sul tema. Il premio si considera inoltre quale stimolo e promotore dell'architettura contemporanea, in particolare nelle regioni in cui essa non ha ancora raggiunto un apprezzamento consolidato.
...ogni paragone con la situazione siciliana è puramente casuale.... forse!
Fonte:
http://www.cipra.org/
http://vorarlberg.orf.at/stories/199176
http://www.vol.at/news/tp:vol:vntipps/artikel/%20was-montafoner-wollen/cn/vol-news-dfrick-20070608-031327














21 giu 2009

Architettura e Cinema: La fonte meravigliosa


Circa sessanta (dico 60!) anni fà veniva girato il film "La fonte meavigliosa" dal regista King Vidor tratto da un romanzo di Ayn Rand che ne scrisse anche la sceneggiatura. E' la storia di un architetto che lotta per realizzare i suoi progetti caatterizzati da una forte spinta contemporanea contro il classicismo e la mediocrità dilagante della colta società americana che crede che gli stilemi del passato possano essere gli unici riferimenti architettonici in grado di attibuire "tono" ed "eleganza" agli edifici. Il protagonista (Gary Cooper), consapevole del ruolo sociale e culturale dell'Architetto, persegue la propria missione per l'affermazione delle proprie idee, spesso incomprse e sottovalutate, grazie ad una profonda fiducia che l'architetura contemporanea possa affermarsi solo se priva di compromessi anche a costo di generare (inizialmente) l'orrore ed il disgusto di una collettività mediocre che vuole schiacciarlo.

Ho visto questo film per la prima volta solo di recente e ne sono rimasto veramente affascinato. Per ore mi ha lasciato una sensazione mista... tra ammirazione per il modo diretto e privo di metafore per sviluppare il tema, e sfiducia perche dopo sessant'anni mi sembra che non sia cambiato molto. E' un film da mostrare a scuola, nelle facoltà di Architettura, e anche presso gli ordini e gli studi professionali...
Nel link di seguito un brano finale del film: il processo all'Architetto Rork accusato di aver deliberatamente distrutto un edificio da lui progettato in quanto le modifiche imposte successivamete per adeguare l'opera (troppo innovativa) a canoni più tradizionali e classicheggianti che ne avrebbero snaturato i principi creativi.

2 nov 2008

Architettura rurale contemporanea (2)

Secondo post dedicato all'architettura rurale contemporanea (per rileggere il primo.... clicca quì).
Le immagini che seguono si riferiscono ad edifici per residenza realizzati in campagna o in contesti in cui la natura ha sicuramente un ruolo prevalente.
Tutte le realizzazioni di questa seconda rassegna hanno in comune i seguenti caratteri:
- struttura a secco in acciaio o legno
- rivestimento in materiali naturali (legno o suoi derivati)
- ampie vetrate e ricerca di un forte rapporto con il verde (anche con l'uso di specchi).
Probabilmente un altro elemento comune che ha influito nella mia scelta è l'uso di materiali tradizionali, naturali e riciclabili in modo moderno. Trovo che il legno conferisce agli spazi sia interni che esterni un "calore" ineguagliabile. Comunque mi auguro che questi esempi possano stimolare la curiosità di qualcuno e favorire un nuovo modo di pensare alla "casa in campagna" anche dalle nostre parti. Non è detto che costruire avendo come unico modello di riferiento "la casa del nonno" sia sempre la scelta giusta. Pensate anche ai vostri figli e nipoti!











13 ott 2008

Architettura + Pecore = ovile contemporaneo

Come abbiamo sempre sostenuto in altri post: ogni occasione è buona per fare architettura di qualità. La città olandese di Almere a poco meno di 100 km da Amsterdam, fino al 2003 aveva una popolazione di pecore di circa 80 capi sparsi per il territorio comunale. per leggere l'intero articolo clicca su "read more"
Così nel 2004 il Municipio di Almere ha incaricato lo studio di architettura e design 70F per progettare una struttura che risolvesse il problema dell'alloggio degli animali e che fornisse alla piccola cittadina un nuovo edificio di design contemporaneo.
Lo stabile è stato progettato con un sezione curvilinea omogenea ed è interamente in legno eccetto la struttura interna in profili di acciaio curvato.
La struttura è stata progettata anche per ricevere anche i visitatori (turisti, cittadini o scolaresche) e dispone di un piccolo ufficio al primo piano.
Lo studio 70F è nato nel '99 grazie all'unione dell'architetto olandese Bas ten Brinke (1972) e dell'architetto svedese Carina Nilsson (1970).






25 set 2008

Cos'è l'architettura contemporanea?

In questo post si cercherà di definire l'Architettura contemporanea visto che, a quanto mi risulta, c'è una certa confusione sull'argomento. La prima volta che mi sono chiesto quale fosse esattamente l'intervallo temporale definito da questo termine fu all'università durante il corso di "Storia dell'Architettura Contemporanea". Sin da allora il titolo stesso del corso mi sembrò alquanto contraddittorio.
Se la "storia" è la disciplina che si occupa dello studio del passato e l'aggettivo "contemporaneo" si usa per indicare qualcosa che appartiene all'epoca attuale (al presente), come è possibile che l'architettura del presente appartenga già al passato? Qual'è la sottile linea di demarcazione che divide ciò che è dei giorni nostri e ciò che appartiene al passato?


In realtà in tutte le discipline artistiche dei giorni nostri con l'appellativo "contemporanea/o" ci si riferisce ad un intervallo temporale che comprende il periodo compreso tra oggi e gli ultimi decenni senza, tuttavia, una più precisa indicazione cronologica. Ciò esclude almeno in parte che questa disciplina possa essere interessata dalla "storia" poichè il breve lasso di tempo intercorso tra la produzione dell'opera e la lettura critica dell'opera stessa, della sua appartenenza ad orientamenti culturali generali e del ruolo di innovazione apportato dall'autore, non permettono la formulazione di giudizi precisi. Inoltre tutto ciò che appartiene alla "storia" deve riferirsi a "fonti", e cioè a tutto ciò che possa trasmettere del sapere con fondatezza. In architettura contemporanea, come in molte altre discipline che condividono lo stesso aggettivo, è difficile stabilire quali fonti siano attendibili perchè spesso tutti i soggetti sono ancora in vita, oltre agli stessi autori, i committenti, i critici, i giornalisti, gli scrittori, etc. Tale circostanza, vista la "storica" debolezza dell'animo umano e dei condizionamenti che il pensiero può subire nel trattare le "cose dei giorni nostri", non offre alcuna garanzia circa la fondatezza delle "fonti" che dovrebbero accertare i presupposti per cui un opera d'architettura o un autore possano "passare alla storia".Ma torniamo all'intervallo temporale che comprende ciò che è contemporaneo.
In genere con il termine "Architettura Contemporanea" ci si riferisce generalmente a quella prodotta odiernamente o recentemente in un intervallo di tempo non superiore agli ultimi decenni; indicativamente dagli anni settanta ad oggi.
Trovo interessante fare alcuni paragoni con altre discipline per comprendere quanto sia variabile l'estensione temporale dell'aggettivo "contemporaneo" riferendosi ad eventi ed opere del passato.
  • La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni).
  • L'Arte contemporanea si riferisce all'arte creata nel presente ed include generalmente tutta l'arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo o, in alternativa, dalla presunta fine dell'arte moderna o periodo modernista fino ai giorni nostri (circa 40 anni).
  • La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Fra i sinonimi di musica contemporanea possiamo annoverare musica d'avanguardia e musica sperimentale (circa 100 anni).
  • Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni).

Insomma, discipline diverse, intervalli diversi. Eppure il termine è sempre lo stesso. Il motivo probabilmente risiede nella considerazione che un evento che per noi appartiene alla storia, era contemporaneo nel momento in cui è accaduto, pertanto nelle varie manifestazioni culturali del sapere, tale appellativo in realtà vale per ciascuna epoca se ricondotto al momento storico in cui esso viene utilizzato. Quindi l'architettura liberty degli inizi del novecento era contemporanea, ma lo era altrettanto l'architettura gotica o quella barocca nei rispettivi periodi di espressione. Probabilmente, visto che tutto è contemporaneo nel momento in cui viene vissuto, serve una prospettiva storica di durata variabile nelle varie discipline che serva a poter esprimere considerazioni e giudizi condivisi dal mondo della cultura con il dovuto distacco.

E tornando all'architettura..... qual'è questo intervallo? I quaranta anni trascorsi dagli anni ottanta ad oggi sono davvero sufficienti? Probabilmente oggi nessuno può rispondere a questa domanda. Personalmente credo che l'importante è fare chiarezza su un fatto: tutto ciò che appartiene alla storia dell'architettura è stato, a suo tempo, contemporaneo, ma non tutto ciò che si annovera come "architettura contemporanea" passerà alla storia.

Staremo a vedere......

Un'anticipazione: prossimamente un post sulla definizione giuridica di "Architettura contemporaea" nella normativa italiana in vigore.


14 set 2008

In architettura "ampliamento" vuol dire "accostamento"! progettare o duplicare? (1)

Spesso quando si discute del rapporto tra l'architettura tradizionale/antica e quella contemporanea/moderna ci si riferisce solo a grandi interventi dimenticando che quest'argomento riguarda soprattutto l'edilizia residenziale degli interventi più comuni: una casa unifamiliare, una villa in campagna, etc..

Molte famiglie hanno l'esigenza di ampliare la propria casa per un nuovo filgio in arrivo. Anche le piccole imprese devono talvolta modificare l'assetto edilizio della propria azienda per mutate esigenze commerciali. Tutto ciò, leggi permettendo, rappresenta sempre una piccola occasione per fare architettura. Quando ciò avviene nell'ambito di un edificio già esistente di una qualsivoglia valenza storica/architettonica, oltre alle esigenze di carattere funzionale, è doveroso porsi l'amletico dilemma: "progettare o non progettare?"... ovvero: "copiare o non copiare"... ovvero ancora: "adeguarsi fedelmente al linguaggio originale (?!?) dell'edificio o distinguere le varie parti denunciando la loro diversità?". Dalle nostre parti, purtoppo, la domanda non si pone nemmeno. Si dà per scontato che se devo ampliare qualcosa, non sono tenuto a nessuno sforzo progettuale contempèoraneo. Basta "riprendere" quel decoro un pò quà ed un pò là per garantire l'uniformità architettonica senza preoccuparsi troppo dell'autenticità di questa trasposizione. Mi sono chiesto come fanno negli altri paesi ed ho fatto una piccola ricerca sullo stato europeo più attaccato alla tradizione; l'Inghilterra. Come operano i nostri colleghi architetti inglesi in questi casi? Non parlo di Sir Norman Foster o altre ArchiStar ma di piccoli studi che operano anche a scala più ridotta con committenti comuni mortali. E' così che ho trovato "Turner Castle" . No, non si tratta di una pittoresca località medioevale della Scozia. E' invece un piccolo e giovane studio di architettura londinese diretto da Carl Turner (1966) e Cassion Castel (1972) che vanta una interessante esperienza nell'ambito dell'edilizia residenziale e commerciale. E' chiaro che non esiste una ricetta che funzioni sempre quando gli ingredienti cambiano ma mi sembra interessante vedere il risultato di alcuni loro progetti. Anche loro si sono trovati a risolvere qualche "ampliamento" che prevedeva un obbligatorio "accostamento" come nel caso della Slat House, un intervento in cui l'obiettivo era l'ampliamento di un villino del secolo scorso con una connotazione architettonica molto ben definita. Il risultato a mio parere è molto "pulito" (termine caro ai cosiddetti "minimalisti"). Un volume puro in doghe di legno che non ha l'abizione di prevalere sull'edificio esistente. Ne adotta gli allineamenti, gli si accosta e, allo stesso tempo, ne prende le distanze in termini di linguaggio e di materiale. Sul retro, il volume si articola ed avvolge uno spazio interno molto contemporaneo che esprime le nuove esigenze della famiglia committente. Altra realizzazione è la Lift-Up House il cui tema è ll'ampliamento di un edificio industriale in mattoni mediante la realizzazione sul piano di copertura di una piccola residenza.
Anche quì il ragionamento è lo stesso: denunciare il volume nuovo con l'utilizzo di altri materiali adeguando la spiazialità interna alle nuove esigenze contemporaree.
Un altro studio londinese con un approccio simile al precedente è quello di Charlotte Skene-Catlings. Un intervento su tutti è quello per l'ampliamento di un antico edificio nelle campagne londinesi da adibire a residenza di campagna. La Dairy House si presenta oggi con una geometria che ricalca fedelmente la forma dell'edificio originario reinterpretando il rapporto con la luce e utilizzando in modo moderno i materiali della tradizione locale. Il risultato è uno straordinario effetto di trasparenza sia di giorno che di notte che esalta le differenze tra i due edifici che appaiono come due membri della stessa famiglia.... figli di diverse generazioni..... come dovrebbe essere!
Slat House (Turner Castle)