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5 giu 2011

Sul piccolo schermo la nuova edizione di "Architettando"; architetti catanesi alla ribalta







L' Associazione Spazi Contemporanei vi invita a seguire la programmazione di Architettando tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì su Telecolor alle ore 14.45 e 23.45 e su Video3 alle ore 12,5o ed alle 20,00.


Il programma, curato ed ideato da Raffaella Sciuto, affronta diverse tematiche dell'architettura con particolare attenzione alle soluzioni di arredamento ed interior design mediante varie rubriche.


Luce, Colore, Materiali, Innovazione e tradizione, Riuso e riciclo, Qualità dell'abitare, Sicilianità ... sono alcuni dei temi sui quali saranno chiamati a confrontarsi alcuni tra i più noti architetti del comprensorio catanese (S. Puleo, A. Iraci, A.Burgo, etc).


Una rubrica del programma, curata dall'Arch. Salvo Puleo con il supporto del gruppo CO.G.A. (Coordinamento Giovani Architetti dell'Ordine Arch. P.P.C. di Catania) ospiterà alcuni architetti emergenti under 40 (Giorgia Amato, Francesco Dollo, Andrè Ballà, Marco Calì , Anna Polisano, Ivana Inzalaco, Fabrizio Russo, Ino Piazza, Giovanni D'Amico, Ministudio, Rosa Maria Tomasello, ZeroArchitetti, Sebastiano Adragna, Fabio Guarrera, SebastianCarlo Greco).


Una Produzione 095mm a cura di Diego Castrogiovanni, Adele Cirelli, Alessandro Marinaro e Fabrizio Famà.

25 apr 2011

II Congresso Nazionale GiArch - GIOVANI ENERGIE

Coordinamento Nazionale dei Giovani Architetti Italiani Catania, 29 e 30 aprile 2011 - Centro Congressuale “Le Ciminiere”

Il Primo congresso del Coordinamento Nazionale Giovani Architetti Italiani - Giarch si svolse a Roma il 20/21 febbraio 2009 presso la Casa dell'Architettura, Piazza Manfredo Fanti 47. Il Titolo provocatorio del Congresso era "Young Discount: giovani architetti rilanciano", quest'anno invece il Congresso sarà a Catania su proposta dell'Arch. Andrea Toscano, delegato di Morfosis GiArch Catania.
"Il GiArch, Coordinamento Nazionale dei Giovani Architetti Italiani è un network di giovani Architetti, organizzati in autonome e indipendenti associazioni e consulte presenti sul territorio italiano, che da anni promuove ed organizza tutte quelle attività, come incontri, mostre, dibattiti e pubblicazioni, finalizzate sia alla promozione dell’architettura e alla costruzione di un dialogo pubblico sulla qualità del progetto che alla necessità di dare un contributo ai problemi e alle questioni rilevanti alla professione con il fare positivo e propositivo che contraddistingue i giovani Architetti italiani.
Il GiArch, con l'obiettivo di consentire agli Architetti di esprimersi sulle problematiche di categoria, su temi culturali e professionali, promuovere la valorizzazione dell'immagine e della professionalità del giovane architetto e sensibilizzare la collettività sul ruolo sociale dell’architettura e dell’urbanistica, promuove il II CONGRESSO NAZIONALE GIARCH – “GIOVANI ENERGIE”, con il patrocinio del Ministro della Gioventù, del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, dell’Inarcassa, della Federarchitetti, dell’Inarsind, della Consulta Regionale degli Ordini degli Architetti PPC della Sicilia, della Provincia Regionale di Catania e dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Catania. (...)".
"Il Congresso si articolerà in due giornate di dibattito sui grandi temi legati alle problematiche professionali e alle politiche culturali dell’architettura e riflettere sulle azioni da intraprendere, con un programma ricco di interventi che prevede, oltre la presentazione del Congresso con i saluti istituzionali e la presentazione della rete GiArch, tre tavola rotonde sulle tematiche individuate con relazioni e interventi programmati, nonché l’Assemblea Nazionale GiArch e le conclusioni dei lavori congressuali. Due giornate che saranno accompagnate da attività, servizi ed eventi collaterali, come mostre, visite, attività ludiche e altro, organizzati prima, durante e dopo il Congresso".

Leggi il Programma

Testo tratto da:
http://www.giarch.it

15 dic 2010

CasaFatta a Moda - Palermo

DA UN 'IDEA DI GIUDITTA PECORAINO & DaDAeVeNTI

L'evento è stato ospitato nei saloni di Palazzo Fatta, dimora nobiliare settecentesca con una splendida terrazza che si affaccia su Piazza Marina e il suo giardino.

È stata una serata dedicata alla moda e al design promosso da due case di moda, la Dept di matrice olandese e Savage culture originaria della Spagna, insieme con i marchi siciliani di Luan e Desadorna gioielli. Il filo conduttore della performance: la donna interpretata da eleganti modelle che hanno simulato attraverso performance il quotidiano femminile : La casa con la camera da letto e quindi il risveglio, la vita cittadina o metropolitana (lavoro - ufficio - supermarket etc...) attraverso immagini e divertenti simulazioni e inoltre la sera dove verra' riprodotto un vero e proprio pub con donne dj. Gli allestimenti saranno come dei set cinematografici, le modelle si vestiranno e cambieranno in scena attraverso suggestive scenografie, queste scenografie sono ideate e interamente realizzate da 5 studi di architettura: ADELFIO ANELLO architetti, CINA' GARCIAPRADA architetti , il gabinetto di architettura di GIANLUCA GUCCIONE , Studio VINCENZO MARCHESE, MARZIA MESSINA MAME , il VISUAL-GRAPHICS è realizzato da FRANCESCO FERLA ARCHITETTO , le percezioni sonore sono di CLAUDIO INGOGLIA e MARCO LO FRANCO, la musica dal vivo sara' firmata Frequenze Retro ' con temi musicali dai gusti ANNI '40-50. ELISA SIRCHIA DJ -ALBERTO RESTIVO DJ

Per visualizzare le foto: http://www.francescoferla.com/Casa_Fatta.html

28 apr 2010

40 anni da Architetto

Si è svolta a Catania, presso l'hotel Excelsior, la consegna delle medaglie a 12 Architetti con alle spalle 40 primavere passate sul tavolo da disegno ed in cantiere.
Nel video-documentario “Architettura a Catania: 40 anni di memoria. Generazioni a confronto” proiettato durante la serata, veterani e giovani promesse dell'architettura hanno dibattuto sui tanti temi che coinvolgono la professione.
I premiati: Matteo Arena, Francesco Saverio Brancato, Ugo Cantone, Ivo Celeschi, Simone Fiducia, Giovanni Leone, Francesca Mastroianni, Giuseppina Santagati, Vito Messina, Franca Restuccia, Carmelo Borzì e Corrado Sultana.
Gli intervistatori: Sebastiano Adragna, Germana Bazzano, Eleonora Bonanno, Antonella Caponnetto, Lucia Coniglione, Simona Gerone, Sebastian Carlo Greco, Maria Manuli, Giuseppe Scuderi, Ivana Sorge, Sabrina Tosto.



Il promo del video trasmesso durante la serata, la cui regia è di Lidia Riolo, è visibile al seguente link.

11 gen 2010

Intervista a due Architetti palermitani

Da tempo pensavo di fare una breve intervista a due colleghi che ritengo siano singolari sia per la grande umiltà che li contraddistingue sia per la abilità compositiva che li fa ai miei occhi dei bravi architetti nonostante operino nel pessimismo generalizzato della Sicilia. Loro portano avanti, senza far chiasso, il concetto di architettura contemporanea ed ecosostenibile nei lavori pubblici come nel settore del privato. Ho avuto la fortuna di conoscerli e per un breve periodo collaborare con loro a Palermo, città dove entrambi tuttora svolgono la professione. Rappresentano quella fetta di professionisti che si dedica con passione e dedizione ad uno dei lavori più affascinanti cioè quello di fare l’”Architetto” tenendo fuori da tutto le logiche che appartengono ai politici, ai politicanti, agli aspiranti tale che purtroppo esistono più di quanto immaginavo nella nostra professione.

Gli architetti sono: Enrico Anello e Fabia Adelfio entrambi 38 anni.

Clicca sul Titolo per leggere l'intervista e la breve Biografia

L’intervista:
Il periodo storico che stiamo attraversando non è da considerarsi felice per l’architettura, inoltre la poca considerazione che anche le istituzioni hanno verso questo settore è rilevante. In Italia quello dell’architetto è un mestiere che sembra offuscato, desueto. Come impostate il vostro lavoro consapevoli del ruolo che al momento l’architetto ha perso e come traete entusiasmo da un intorno ostile, particolarmente in Sicilia?

“Operiamo da anni in Sicilia, a Palermo in particolar modo. Questi ultimi anni di lavoro hanno condensato problematiche progettuali di diversa natura, che hanno prodotto una crescita progettuale in una direzione che ci ha fatto confrontare con l’inserimento di architetture moderne nei centri storici, in un continuo contrapporsi tra la tensione generata dall’architettura storica e le trasformazioni che impone una contemporaneità progettuale.
Ciò che abbiamo sviluppato nel nostro lavoro è stato il considerare ogni progetto come un laboratorio d’idee, in cui un premuroso sguardo alla modernità in continua evoluzione cerca di coniugarsi all’attenta analisi della cultura e della storia locale. Questo ci ha consentito un’interpretazione moderna del divenire di un centro storico, di una borgata nel centro della Sicilia o di altre tematiche di scala diversa per capire ed individuare nuove strategie di sviluppo. La nostra caratteristica è quella di superare prima di tutto l’incessante scetticismo che sta nell’intimo del meridionale, fare tesoro dei nostri valori e provare ad essere propositivi e positivi per riscattare quei luoghi che oggi senza ottimismo e buona volontà rimarrebbero nelle mani del deterioramento. I sacrifici sono enormi, la dedizione e la passione però non mancano. Accogliamo sempre con ingenuo trasporto le suggestioni che la tradizione costruttiva ci trasmette, coi materiali, coi colori, le proporzioni, per poi trasporle al presente, alla attualità”.

Conosco molti dei vostri progetti, avete però un repertorio di opere legate al settore dei Musei e degli Allestimenti, del Design e degli arredi che riguarda opere per lo più di privati illuminati, pronti a sperimentare e rendere unici i loro ambienti. Dove ricercate gli elementi funzionanti per la elaborazione di un opera contemporanea che soddisfi le esigenze dei committenti attenti ai cambiamenti del vivere moderno?

“Alvar Aalto scriveva che si deve sempre ricercare una sintesi degli opposti e che tutti gli incarichi progettuali comprendono spesso decine, spesso centinaia e talvolta migliaia di fattori diversi e contraddittori, riuniti in una armonia funzionale soltanto dalla volontà dell'uomo. Questa armonia, scriveva Aalto, può essere raggiunta solo attraverso l'arte.
Il nostro percorso progettuale comprende una architettura dell'inclusione, ovvero consente sia al frammento, sia alla contraddizione e alla improvvisazione, uno spazio espressivo durante le fasi di lavoro. Nasce così il “contemporaneo” quello di cui tu parli, ma io credo che sia un processo naturale, forzato solo nella scelta coraggiosa di materiali nuovi, non ancora radicati nella coscienza di tutti, ma estremamente duttili. Un esempio per noi significativo è il Progetto di Recupero e parziale ricostruzione di un edificio che si affaccia su Via Salita S.Antonio, strada di collegamento tra la Via Vittorio Emanuele e Via Maqueda a Palermo. Le pessime condizioni di conservazione in cui versava l’edificio esistente hanno dato luogo ad una serie d’interventi mirati al suo completo recupero e destinazione ad uso residenziale, secondo le direttrici operative contenute nel Piano Particolareggiato Esecutivo del Centro Storico, cercando tuttavia, nel caso della ricostruzione, di operare secondo la ricomposizione di uno spazio in cui preesistenze storiche dialogassero con elementi moderni. La nota distintiva del progetto sta nel “ponte” di acciaio e vetro che sovrasta l’ingresso al cortile, costituendo una ricucitura con il passato, infatti l’arco d’ingresso in pietra arenaria, contenuto tra l’antico paramento murario, con doppia arcata sovrapposta, ed il grande arco sul fronte principale, viene ricostruito e utilizzando un linguaggio architettonico del presente si è dimostrato come l’architettura contemporanea può dialogare con quella storica”.

Quali sono i parametri che usate nei confronti della Progettazione degli spazi contemporanei, trovate delle difficoltà nell’intendervi con maestranze e artigiani ancora non istruite e pronte a mettersi alla prova col contemporaneo?

“Noi pensiamo che tutte le forme, gli spazi interni ed esterni devono essere pensati attraverso un uso adeguato di materiali. L'architettura è nella pietra, nel metallo, nel legno, nel verde e nel paesaggio, tutto per raggiungere una qualità della vita alta e per permettere agl individui di identificarsi con i luoghi poiché alla fine l'Architettura è per l'Uomo. Proprio per questo il lavoro con gli artigiani si basa su un dialogo continuo che arricchisce le fasi progettuali in continua evoluzione e perfezionamento”.


Breve Biografia :
adelfio anello architetti

Nel 1997 si laureano in Architettura presso l'Università degli Studi di Palermo con una tesi dal titolo “Progetto di un Museo di arte contemporanea in Via Maqueda”, con la quale affrontano il tema dell'inserimento dell'architettura moderna nel centro storico. La tesi nel 1999 viene pubblicata sul bimestrale “Paesaggio Urbano”. Nel 1998 Enrico Anello apre il proprio studio. Lavora prevalentemente nell’ambito della riqualificazione ambientale. Nel 2000 si unisce allo studio Fabia Adelfio.
L’ attività professionale dello studio adelfio anello architetti riguarda vari aspetti dell’architettura, riunendo le esperienze condotte dai due architetti nell’ambito della progettazione d’interni ed allestimenti, del restauro e della riqualificazione ambientale e nel campo del design.
Il loro lavoro è stato pubblicato in prestigiose riviste italiane e straniere, quali Paesaggio Urbano, Parametro, Ottagono, L’Architecture d’Aujourd’hui, Concept , Arhitectura, un numero monografico sulla rivista World Architecture Review edito dall’ Università di Architettura di Shenzhen (Cina) nel 2001 e un'altro numero della stessa rivista nel 2009 (World Architecture Review- vol. 24/ no.128 Shenzhen ,China).
Ultimamente sono stati impegnati in progetti di restauro e allestimento museale, quali quello del Museo del Gioiello Antico Siciliano e delle arti Applicate e della mostra “ Architettura norvegese: sulle orme di Sverre Fehn” presso la sede dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Palermo.
Di recente sono stati Invitati dalla Municipalità del Distretto di Bao'an (Shenzhen) per partecipare alla conferenza “ International Seminar : Bao'an Central District, Urban Planning and Development Strategy” 26-27 /11/2009, Bao'an, Shenzhen, China.

3 ott 2009

Renzo Piano al Cersaie: "L'Architettura celebra i desideri"

“L’architettura è un’arte corsara, è un mestiere di invenzione e di avventura, non solo fisica ma anche dello spirito”. È questo il messaggio che Renzo Piano ha trasmesso ai numerosi partecipanti della Lectio Magistralis organizzata in occasione di Cersaie 2009 di Bologna lo scorso 01 ottobre.

Cosa significa “Fare architettura”? L’architetto genovese ha risposto al quesito ripercorrendo quasi cinquant’anni di carriera attraverso una serie di fotografie che ha ritenuto più significative per spiegare il senso fondamentale da attribuire all’architettura.

“Fare architettura – spiega Piano – vuol dire partire dal senso della necessità. Ma non è solo l’arte di costruire, è anche quella di celebrare, di rappresentare. Nell’architettura il mondo pragmatico del fare e quello immaginifico si confondono poiché la necessità si confronta con l’aspetto poetico, e cioè con il desiderio di esprimersi”. Perchè un edificio non risponde soltanto a criteri tecnici o tecnologici, ma celebra al tempo stesso aspirazioni e desideri. Di qui l’appello ironico che non ha avuto difficoltà nell’incontrare il consenso di un pubblico decisamente divertito: “Bisogna uscire dall’intorpidimento del priapismo mediatico, dall’ansia di prestazione. La forza dell’architettura è dettata dalla chiave poetica, oltre a quella scientifica”.

L’architettura è sfida dell’ingegno, dell’esplorazione. Per questo ai giovani aspiranti architetti Piano suggerisce di viaggiare, osservare, per prendere dal mondo. L’architettura è per lui arte; un’arte di frontiera, un’arte corsara perché c’è una rapina a viso scoperto, e quindi un’arte contaminata. È l’arte di chi accetta di correre rischi, di correre il mondo. Piano ha quindi invitato i partecipanti ad accompagnarlo nel viaggio attraverso questa corsa. E lo ha fatto illustrando le immagini di diverse opere realizzate nel corso degli anni. Ha mostrato soprattutto cantieri, proprio con l’obiettivo di far vedere non l’architettura, ma il fare architettura.
“Un bravo architetto – spiega – deve essere un antropologo, deve saper ascoltare. E l’arte dell’ascolto non è solo nei confronti delle persone, ma anche dei luoghi”. Per scoprire, per esempio, come certe geografie, e determinate topografie, o materiali preesistenti contengano già in germe caratteri architettonici ben definiti.

Per Piano costruire un edificio è “come attraversare il far west”: pericoli e situazioni impreviste sono sempre in agguato, ma il risultato finale è tanto più grande se oltre a costruire qualcosa di utile si può cambiare il mondo.

“Creare è un pò come guardare nel buio – conclude Piano citando Yourcenar – bisogna avere il coraggio di guardare nel buio senza scappare”.
(tratto da archiportale)

21 mag 2009

11x11 - Decima Intervista: SEBASTIANO AMORE

Nato a Catania il 16 Settembre 1980, ha studiato ingegneria e architettura presso l’Università degli studi di Catania, laureandosi con il massimo dei voti. Ha svolto, contemporaneamente agli studi, attività di collaborazione didattica presso i corsi di composizione architettonica e si è occupato di docenza a seminari di informatica grafica. Dodici le partecipazioni a concorsi progettuali nelle quali si è sempre classificato nelle prime tre posizioni e da cui sono seguite realizzazioni e riconoscimenti. Nel 2006 ha collaborato con l’architetto francese Andrè Thomas Balla per il concorso “Due progetti per S.Cristoforo Sud”, Catania, classificandosi primo; ha fondato nel 2007 un piccolo studio progettuale a Catania ed ha all’attivo un progetto per residenze di lusso sul Lago di Garda e una riconversione di container prefabbricati in abitazioni unifamiliari al centro di Catania. Ha esposto presso i saloni della Triennale di Architettura di Milano, al Salone del Mobile di Milano e al centro culture contemporanee Zo, Catania. Attualmente collabora con l’agenzia di architettura 5+1AA, occupandosi di un piano di recupero su Piacenza e di Alfa city, museo Alfa Romeo.

Per leggere l'intervista clicca sul Titolo

INTERVISTA

1- Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

30 anni, cioè il tempo medio di invecchiamento di un’architettura “contemporanea”.

2- Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

In una Architettura che si esprime come un alternarsi di azioni e reazioni, essere un buon architetto significa far avvicinare il committente alla qualità architettonica oggettiva, questo porta a coinvolgerlo e allo stesso tempo “interpretare” le sue esigenze, dialogo, non dobbiamo mai accettare qualcosa in cui non crediamo e che riteniamo ingiusto, ma spesso il lavoro viene prima di qualunque forma di orgoglio. Il cantiere, se vissuto, diventa secondario.

3- Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Ritengo che l’attenzione ai giovani architetti, di cui si fa forte riferimento, sia un motore che finalmente spingerà verso grossi cambiamenti il nostro paese.

4- Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Tutti i capitoli della mia vita professionale sono stati influenzati da personalità. L’incontro con l’architetto francese André Thomas Balla, al corso di composizione architettonica, è sicuramente il momento di maggiore avvicinamento al “fare” architettura, in cui per la prima volta ho preso coscienza delle mie idee.

5- Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

La capacità di emozionare atemporalmente con piccoli gesti, minimali linee, accenni incompiuti, forti contrasti, trasparenze e finte leggerezze è l’aspetto positivo che l’architettura contemporanea trasmette. Di contro, un ingenuo progettista, potrebbe rendere superflui questi ingredienti, dunque ne concludo che l’architettura contemporanea è un gioco molto arduo e complesso di fascino e unicità.

6- L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Penso che la domanda dovrebbe essere posta in modo differente: perchè dovrebbe nascere una domanda consapevole se il panorama architettonico è quasi totalmente caratterizzato da una “architettura siciliana”? Penso sia solo questione di tempo e la cultura architettonica invaderà la Sicilia. Negli ultimi anni, dalla mia piccola esperienza, vedo una ricerca, con economicità, di timida contemporaneità ostacolata da regolamenti obsoleti. Io inizierei a sensibilizzare le amministrazioni comunali. La voglia esiste, occorre solo, sensibilizzare in materia di architettura, trasmettere alla “maggioranza” che quello che può essere costruito non è solo quello che “esiste” già.

7- Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Catania è ricca di luoghi ad “alto potenziale architettonico”, con sincerità penso che l’infrastruttura portuale sia una miniera d’oro inesplorata, ma ciò che più porterebbe allo sviluppo del territorio è la nascita di un campus universitario come luogo di vita, una città nella città, che completi l’università catanese e riesca a potenziare le innumerevoli infrastrutture a essa correlate.

8- Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

Lo studio in cui opero è di media grandezza, tale da non essere settorializzato, ognuno si occupa e segue più passi dello stesso progetto e spesso più progetti contemporaneamente. Dove la ricerca progettuale si svolge sulla sottile linea di confine che separa e unisce il pubblico con il privato.
In Sicilia esistono studi così, ma a mio parere sono manchevoli di un ingrediente fondamentale.

9- Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

L'arretratezza delle nostre realtà purtroppo è innegabile. I fattori che ne determinano la causa credo siano molteplici: dalle amministrazioni locali, alle limitate conoscenze architettoniche dei committenti e spesso dei progettisti, all'irreperibilità o l'elevato costo dei materiali più innovativi, fino alle maestranze locali abituate ad operare sempre con le stesse tecniche.
In Sicilia la maggior parte delle volte ai protagonisti che operano nella progettazione e realizzazione di un'opera manca l'entusiasmo e il coraggio di "osare"; ma anche quando tale coraggio c'è, si troverebbe a scontrarsi non solo con un contesto architettonicamente molto radicato, ma anche, in casi frequenti, con committenti di ristrette vedute, regolamenti edilizi obsoleti, maestranze locali inesperte a "nuovi" modelli costruttivi (già radicati nel resto d'Europa) e vedrebbe elevare i costi di realizzazione a causa di materiali poco utilizzati e spesso irreperibili nel territorio.

10- L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

No, si fa e si pensa architettura sempre allo stesso modo, con la testa, con la differenza che la seduzione delle immagini spesso non corrisponde con la realizzazione. Questo porta ad una gara “fumosa” fra chi realizza immagini belle e spettacolari, discostandosi dall’essenza dell’opera architettonica.

11- Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Non posso che approvare l’affermazione, il concorso di idee è stato per me una miniera di soddisfazioni. In architettura si rincorre la funzionalità, il concorso è in assoluto il metodo più funzionale basato sulla competizione.

11 Domande x... 100,1000 risposte : FORUM permanente sull'architettura contemporanea in Sicilia


Il meeting " 11 domande x 11 architetti " che avra’ svolgimento sabato 23 maggio, ideato dall’ Associazione Culturale Spazi Contemporanei e organizzato insieme alla Fondazione dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania , sta evolvendo sempre piu’ verso un evento work in progress . Infatti oggi , durante la conferenza stampa di presentazione , il Presidente dell’Ordine Architetti di Catania Antonio Licciardello e il Presidente della Fondazione dell’ Ordine Architetti della Provincia di Catania Carlotta Reitano , hanno dichiarato che , a sentire " i rumors dell’ambiente..", in realta’ la fase del dibattito del meeting sia gia’ iniziata , cio' facendo emergere la voglia dell’architettura siciliana e in particolar modo quella della nuova generazione , di uscire fuori dall’anonimato e dal torpore e la voglia di affermarsi ed esprimersi come quella di chi , per rompere gli " indugi " , ha scelto di andare via da questa terra .
Quindi il meeting rappresentera’ soltanto una tappa di un percorso che e’ partito dal web 2.0 , attraverso i post "11x11" del blog Architettura Catania e che continuera’ a essere social e cioe ' condivisione , sulla rete . Quindi invitiamo chi volesse a rispondere alle 11 domande o alcune di esse allo spazio commenti del sito dedicato http://undiciperundici.wordpress.com/2009/01/17/le-11-domande/#respond o inviarle all’indirizzo spazicontemporanei@gmail.com o a consegnarle nella giornata di sabato . Quelle pervenute prima di sabato potranno essere oggetto di dibattito durante il meeting , che quindi va sempre piu’ assumendo la veste di un forum sull’architettura contemporanea in Sicilia .
Nella foto i presenti alla conferenza stampa : da sinistra l'Arch. A. Guardo , per Spazi Contemporanei gli Architetti G. D'Amico e F.Russo , il Presidente Fondazione Ordine Architetti Provincia di Catania C. Reitano , il Presidente Ordine Architetti Provincia di Catania A. Licciardello , l'Arch.D. Cammarata e l'Arch. A.Buccheri (consigliere della Fondazione dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Catania) .




18 mag 2009

11x11 - Ottava Intervista: FRANCESCO LIBRIZZI


Francesco Librizzi nasce nel 1977.
La sua formazione accademica alla Facoltà di Architettura di Palermo, si conclude a Milano con una tesi sviluppata con Paolo Rizzatto e Luceplan, sulla possibilità di sviluppare nuove tipologie di illuminazione per architettura.
Tra il 2004 e il 2005 collabora con Stefano Boeri ad alcuni progetti legati alla nuova sede del gruppo editoriale RCS e in particolare con Mario Piazza sul progetto di interni dei nuovi headquarters RCS a Milano.
Tra il 2005 e il 2007, dopo un articolo monografico a lui dedicato inizia una collaborazione con la rivista Domus.
Nel 2005 apre ufficialmente la sua attività professionale indipendente, uno studio di progettazione che si occupa di architettura, interni e design, sperimentando nuovi paradigmi del vivere contemporaneo.
I suoi lavori più significativi, alcuni interni privati, una scuola d’infanzia, la nuova facciata dell’Allianz Teatro, il padiglone esposisitivo per Iris ceramiche al Cersaie di Bologna, son stati pubblicati dalle principali riviste internazionali di architettura e design, sui più conosciuti magazine online (Dezeen, Europa Concorsi), ed esposte in tutto il mondo.
Attualmente insegna Interior Design alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, dove collabora alla direzione del Master Interior Design.
Tra I principali premi vinti nel 2008, il primo premio per la riqualificazione architettonica delle Corti di Baires a Milano, e il premio ex aequo per la prima edizione del Prix Hemile Hermes, concorso internazionale di design.

Per leggere l'intervista clica sul Titolo

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Contemporaneo è un termine relativo. Non può che riferirsi agli ultmi sviluppi leggibili dei fenomeni che ci circondano, allo “stato dell’arte” in ogni ambito. Credo che una parte della nostra contemporaneità sia cominciata con la messa in crisi del movimento moderno, sia passata attraverso l’architettura radicale e finalmente dopo la crisi post moderna e decostruttivista del linguaggio, adesso prova a trovare nuova sintesi. Ci siamo quasi, ma non ancora.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

L’impresa condiziona in maniera definitiva la realizzazione di un’opera. Quindi merita il primo posto. Senza degli esecutori eccezionali, innamorati del progetto , in grado di rendere esecutivo e infine realizzare nel dettaglio, nessuno dei miei progetti avrebbe potuto essere realizzato. Secondo posto all’architetto. Postazione di mezzo, in quanto il progettista è davvero un tramite. Il committente illuminato è un abbaglio tanto quanto il progettista genio. Un committente intelligente è gran parte del progetto, ma l’architetto esiste proprio in quanto il cliente non riesce da solo a mettere a fuoco né i suoi bisogni né soprattutto i suoi desideri. I miei clienti si sono sempre aspettati da me delle soluzioni, delle risposte a domande che non riuscivano a porsi con chiarezza. E’ questo il primo ruolo del progettista: provare a capire cosa davvero desidera il cliente, in che modo il progetto può davvero essere una risorsa inedita per il fruitore finale.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Il Non mi aspetto che siano delle istituzioni a promuovere l’architettura. Una committenza privata è sempre più vicina a ciò che realmente accade: sente il mercato, è diretta espressione della cultura di un luogo, incarna una generazione e una classe. Le istituzioni più lentamente provano a creare ritratti di gruppo, cercano identità territoriali lavorando solo in “post produzione”.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Aver Il primo progetto che ho realizzato. Una casa di 50 mq a Milano. Una casa in cui ho anche vissuto per un periodo. In quel progetto sono stato radicale. Non ho ceduto su nessun fronte. Ho diegnato anche le pulsantiere per i comandi delle luci. Non ho accettato quasi alcuno standard, perché avevo bisogno di verificare ogni cosa, di vederla funzionare. Non una ossessione per il customized, ma piuttosto davvero un bisogno di risposte specifiche. Questo bisogno non mi lascia mai. Quando lo sento meno forte, capisco che sono stanco, o che sto perdendo di vista il mio obiettivo.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Si sente in alcuni progetti un nuovo bisogno di misura e di forma.

Gli architetti riprenderanno ad amare e approfondire il proprio mestiere nello specifico ambito della disciplina: il progetto e la composizione di architettura. La mancanza di un linguaggio maturo potrebbe portare su posizioni conservative o neo post moderne.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

No, la domanda non esiste. Esistono solo delle risposte convincenti.
Io nutro sempre più ammirazione per gli architetti che realizzano, non solo progettano, opere innovative. Se realizzi un’opera vuol dire che sei riuscito a inserirla nel corso della storia, che hai convinto chi ha pagato l’opera che quella fosse una soluzione possibile, e tra le possibili la migliore. Vuol dire anche che hai trovato degli esecutori in grado di amare e realizzare l’opera. Vuol dire infine che l’opera sarà giudicata da chi ne potrà fruire e potrà influenzare committenti e progettisti a venire.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Si parte sempre dalle case. Si finisce sempre nelle case. Il modo in cui viviamo influenza le nostre azioni, così come l’ambiente che ci circonda trasforma il nostro modo di vivere e il nostro paesaggio domestico. Credo quindi in una trasformazione intima e minuta, condizionata anche dagli oggetti che si toccano ogni mattina prima di uscire di casa. Le grandi opere pubbliche, senza una certa preparazione richiamo di venire assorbite con lentezza e spesso rimangono incomprese.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

La vera differenza non è all’interno dello studio. La prima vera differenza è la rete di operatori e fornitori che un ambito territoriale sviluppato offre a un progettista. Io ogni giorno sono in contatto con fornitori eccellenti, in grado di interpretare le mie necessità con competenza specisalistica, in grado quindi di migliorare i miei “prodotti” tramite la loro sapienza.

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?
Ciò in cui la Sicilia è ancora indietro è il Desiderio di progetto.

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Sicuramente si è influenzati da ciò che si vede. Ogni progettista oggi dispone di un ampio repertorio di immagini di architettura fresca. Può essere un ottimo strumento. Certo la ricchezza di informazione può creare confusione, superficialità e quindi perdita di linguaggio. Può.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Credo sicuramente nell’efficacia del concorso di architettura, come strumento. I criteri di giudizio delle commissioni possono essere opinabili, ma sono nella maggior parte dei casi, seri.

16 mag 2009

11x11 - Sesta Intervista: ROBERTO FORTE


La sesta intervista riguarda: Roberto Forte.
Roberto dopo alcune esperienze nel campo della cooperazione internazionale, si laurea in architettura nel 2000 con una tesi sulla tutela e valorizzazione dell’area portuale di Catania. Il progetto, partendo da una approfondita indagine storica sulla città, ha come obiettivo la rivalutazione integrata di spazi urbani ed attrezzature pubbliche con destinazione a museo e polo universitario.
Dopo una breve esperienza presso una struttura professionale romana, si trasferisce in Germania dove collabora alla stesura del progetto per il Centro del Commercio Polacco a Berlino.
Dal febbraio del 2001 viene ingaggiato dallo Studio Daniel Libeskind dove, iniziando come model maker, assume presto il ruolo di project leader per un cinema multisala, una delle 4 principali sezioni del vasto centro commerciale WestSide di Berna.
Nell’aprile del 2003 si trasferisce in Australia dove inizia una breve e proficua collaborazione con un giovane studio locale sviluppando progetti residenziali e turistici.
Rientrato in Italia nel settembre del 2003 lavora sia in proprio sia in collaborazione con diversi studi professionali.
Nel dicembre del 2003 viene invitato e partecipa ad una consultazione internazionale per la ricostruzione della stazione turistica Etna Nord distrutta dall’eruzione del 2002. La proposta ottiene una menzione d’onore.
Da Maggio 2004 è partner fondatore di ZERO Architetti. Vincitori nel 2006 del Concorso Europeo di progettazione “Piazze Botaniche – recupero di cinque piazze a Catania”, con la proposta per piazza San Leone. Il team si è anche classificato al terzo posto per il progetto di piazza Spirito Santo e al quarto per Piazza Montessori. Recentemente lo studio ha conseguito una menzione d’onore con il progetto per il concorso “Centro Televisivo Sperimentale e Didattico-Culturale, Reggio Calabria”.

Per leggere l'intervista clicca sul Titolo

LINK dell'Evento del 23 maggio 2009:
http://undiciperundici.wordpress.com/

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?
Credo che la contemporaneità sia un concetto abbastanza vasto e la cui delimitazione ad un preciso intervallo storico-temporale sia poco produttiva. Come citi nella stessa domanda, il contemporaneo è estremamente “variabile” in base che si parli di arte, musica, teatro.
Il panorama dell’architettura contemporanea, per entrare nello specifico, è così sfaccettato che certe opere, per quanto realizzate il semestre scorso, sono di difficile collocazione temporale. Merito della “contemporaneità”? Non saprei dire, comunque, come non credo negli “ismi” o nella necessità di etichettare questo o quello, penso che alla fine qual è l’utilità di individuare l’arco temporale che definisce l’architettura contemporanea? Lascio l’arduo compito agli storici!

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

Tutti e tre allo mosto modo, assolutamente.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Conosco troppo poco l’attività del D.A.R.C. per essere in grado di rispondere a questa domanda. Posso però dire che sono abbastanza perplesso riguardo i “possibili cambiamenti e i contributi” che una qualsiasi istituzione possano apportare alla conoscenza – ancora prima di cultura – nell’isola dell’architettura contemporanea. Sono più ottimista verso quelle iniziative che partono “dal basso”. Nelle realtà estere dove ho vissuto e lavorato il vero “fermento” culturale, e non necessariamente architettonico, è alimentato da tantissime iniziative private, a volte occasionali, a volte programmatiche. Da queste parti, per lo più, si parla d’architettura tra architetti. Ci si incontra per lamentarsi, criticare, discutere di questo o quel problema, ma non mi sembra ci siano poi tutte queste reali opportunità di scambio di opinioni che sia costruttivo a favore della divulgazione della conoscenza dell’architettura contemporanea. Comunque per quanto attiene una mia personale “sensazione” sulla D.A.R.C. e sui concorsi banditi da questa istituzione, devo dire che non nutro una grande ammirazione. Piuttosto, in certi casi, il patrocinio mi è sembrato un ennesimo tentativo di pilotare i risultati in favore di questo o quell’amico, collega o altro. A questo proposito concludo con una riflessione presa in prestito a Luigi Prestinenza Puglisi ( contenuta, tra l’altro, all’interno di un articolo comparso su l’Arca). In merito ai concorsi banditi dal D.A.R.C. o con il patrocinio del Dipartimento, Prestinenza riteneva più corretto e trasparente che nessun membro del D.A.R.C. figurasse all’interno della giuria.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

L’ esperienza che farò domani mi darà qualcosa in più di quanto ho oggi. Mi piace rimettermi in discussione e per questo evito di farmi lasciare “segni” indelebili.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Non credo di essere in grado di dare una risposta in termini così generici e generali.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ “offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Credo sia necessaria una maggiore opera di divulgazione e conoscenza della cultura architettonica in generale. La consapevolezza può derivare dalla conoscenza di quelli che possono essere orizzonti decisamente più ampi di quelli del proprio orticello.
Non possiamo parlare di scarsa diffusione della “cultura contemporanea” quando riviste, blog, trasmissioni, video ci circondano e sommergono di informazioni sull’architettura anche contemporanea. Chiaramente bisogna valutare ciò che arriva fino a noi, che comunque restiamo tagliati fuori dagli importanti circuiti culturali nazionali ed internazionali. Le università, l’INARCH si sforzano di organizzare occasioni di divulgazione e di crescita della sensibilità del pubblico verso l’architettura ma le difficoltà ordinarie rendono tutto difficile, improduttivo e improgrammabile. Bisogna imparare a decodificare queste informazioni e soprattutto a sviluppare un senso critico. Tutto ciò non può avvenire dall’oggi al domani, ma è innegabile che rispetto ad altre parti del’Europa abbiamo molto di più da fare.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Qualunque opera se ben pensata e ben progettata può dare un contributo, piccolo o grande che sia. In una condizione critica come quella del territorio dell’area metropolitana catanese, per esempio, la congestione del traffico veicolare è patologica come è patologica la gestione del trasporto pubblico che è anche causa concomitante. Credo che in un futuro prossimo temi progettuali legati alla mobilità ed intermodalità debbano essere affrontati con urgenza e soprattutto competenza e lungimiranza.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)
…………………………….

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Credo ci siano differenze sostanziali tra gli standard qualitativi europei e quelli italiani/siciliani Le cause sono molteplici. Buona parte delle responsabilità sono comunque anche nostre.

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Nell’attività progettuale impieghiamo gli strumenti di visualizzazione digitale come supporto alla progettazione, come strumenti stessi del progettare. Al pari dei vecchi “plastici” di studio, degli schizzi a matita, gli strumenti di visualizzazione servono indubbiamente alla fase progettuale che alla fase “illustrativa” del progetto a terzi. Chiaramente ci sono architetti che invece “spingono” le capacità e potenzialità di questi strumenti incanalandoli in un tema di ricerca che, magari, ha più a che fare con la sperimentazione plastica di forme, tessiture, trame. In ogni caso questi strumenti restano tali. La “composizione” è prima nella mente del progettista e poi passa allo strumento. Ma il contrario spesso avviene pure. Bisognerebbe comunque spostare la discussione sulla qualità del prodotto.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Non è il concorso come strumento a garantire qualità e trasparenza di un opera architettonica pubblica. E’ l’operato di chi giudica le proposte all’interno di un concorso che dovrebbe garantire tutto ciò. Sulla trasparenza: Partecipiamo spesso a concorsi di idee o di progettazione. Purtroppo noto con sempre maggiore frequenza che l’operato dei giudici sia poco chiaro nell’enunciare e applicare coerentemente i criteri di valutazione delle proposte. Al di là di somme algebriche di questi o quei punteggi, a volte i giudizi pubblicati non sono altro che banali “trasposizioni” di parti delle relazioni descrittive delle proposte stesse. Quanto di più “trasparente”!!! Sulla qualità: Non credo che il concorso, nella nostra realtà, sia sempre espressione di qualità. Un po’ per via dei meccanismi di scelta che non sono sempre oggettivi e trasparenti. Come dicevo inizialmente, bisogna vedere da chi è composta la commissione e quindi dall’”autorità” dei giurati, dalle loro capacità di valutare le proposte concorsuali. Noto comunque che nei concorsi nazionali le commissioni sono comunque troppo “locali”, a volte poco qualificate e spesso non estranee a legami con vincitori e premiati. Tutto questo non necessita di ulteriori commenti sul “livello di equità” del giudizio.

6 mar 2009

Qual è il ruolo dell'Architetto?

Girovagando su internet mi sono imbattuto in un interessante, anche se un po’ datato, articolo. Il pezzo, che riporto integralmente di seguito a firma di Leonardo Servadio, parla di un divertente sondaggio commissionato nel 2003 dall’Ordine degli Architetti della provincia di Torino. Il sondaggio ha lo scopo di far luce sulla percezione che la gente comune ha del ruolo dell’Architetto al giorno d’oggi.
Pur essendo un sondaggio (del quale non sono a conoscenza dei dati diretti e quindi non posso sapere quanto vasto sia il campione esaminato, il ceto sociale degli intervistati, etc…), che quindi ha poco di scientifico, i risultati ottenuti sono di indubbio interesse ed invitano ad alcune riflessioni.
Dal sondaggio emerge che l’Architetto è una figura estrosa, artistica, molto legata al passato, quindi adatta per lo più ad attività di Restauro. E' un professionista che non ha molto a che fare con l’Architettura o con il costruire del presente, tanto è vero che non viene tenuto granché in considerazione neppure per commissionargli qualche lavoretto, anche quando è un parente o un conoscente.
L’Architetto è roba da chiese e castelli ed, in ogni caso, non è in grado di far stare in piedi le cose che immagina. Lui è un puro creativo, come può esserlo un pittore o uno scultore (con buona pace di Vitruvio, all’Architetto non interessano firmitas ed utilitas). Quindi, se si deve fare qualcosa di concreto e che stia in piedi da solo, conviene chiamare l’Ingegnere o, ancora meglio, il Geometra, così si risparmia pure.

A seguire l'articolo originale.


L'architetto, questo sconosciuto
Avvenire, 20/11/2003
di Leonardo Servadio

Tra le tante glorie che han dato lustro alla cultura italiana nel mondo, non mancano quelle architettoniche. Dal Cremlino moscovita al Palazzo Reale madrileno, gli architetti italiani si sono fatti apprezzare ovunque. E qui da noi è diffusa la coscienza dell'importanza delle città d'arte, il cui pregio attira ondate di turisti. Vi sono opere per le quali, accanto agli architetti, si è mobilitato il popolo: basti pensare al Duomo milanese o al complesso della cattedrale fiorentina di S. Maria del Fiore. Ma stiamo parlando del passato. Oggi il rapporto tra gli italiani e l'architettura sembra assai smorzato. Lo testimonia un'inchiesta commissionata dall'Ordine degli Architetti di Torino.
Lo scopo è indicato dalla curatrice, Barbara Loera: «Conoscere le percezioni e le convinzioni - anche imprecise - dell'utenza reale o potenziale, facilita l'incontro di domanda e offerta di architettura ed eventualmente permette di formulare interventi tesi a sensibilizzare e informare l'opinione pubblica…».
In altri termini: il dialogo tra i professionisti e i committenti richiede un certo grado di conoscenza reciproca. È importante per gli architetti sapere che cosa pensano gli italiani della loro opera. Su questa base potranno cercare di formulare strategie per migliorare il grado di conoscenza, e forse anche per orientare la loro professione.
Non è un problema piccolo: all'epoca di Filippo Juvarra gli architetti erano probabilmente poche decine su tutto il territorio nazionale. Oggi le facoltà di architettura, ormai diffuse ovunque nel Paese, sfornano annualmente migliaia di laureati. Basti pensare che, per restare nell'ambito dell'inchiesta in questione, il 76,3% degli intervistati ha affermato di non essersi mai rivolto a un architetto nemmeno per un preventivo, e tra questi il 27,7% ha almeno un architetto in famiglia o tra i conoscenti.
Come mai? Non ne abbiamo bisogno? O non ci fidiamo di loro? O semplicemente qui da noi il numero di architetti è eccessivo? In Italia circolano più architetti che negli Stati Uniti: eppure lì si costruisce molto più che nel nostro Paese. Qui gli architetti fanno di tutto: scenografi e costumisti, designer e paesaggisti, conservatori, museografi, arredatori, insegnanti di storia dell'arte o disegno, amministratori di condominio... Qualcuno fa il progettista di nuovi edifici e il restauratore di quelli antichi. Forse è anche per questo che, come mostra l'inchiesta, quando gli italiani pensano all'architettura, vengono loro in mente anzitutto le chiese e i castelli, gli anfiteatri e i palazzi d'epoca.
Il passato, insomma, non il presente. Per l'oggi gli italiani guardano agli architetti come a figure volte innanzitutto a restaurare il patrimonio antico (35% delle risposte) ed eventualmente a pianificare le aree urbane (19%). Solo il 18,5% li vede come figure orientate a costruire nuovi edifici abitativi e ancor meno (12,3%) li associa al progetto di edifici pubblici. L'architetto è considerato una persona creativa, capace di proporre soluzioni originali. Una specie di artista. Ma quando si tratta di costruire strutture di grandi dimensioni e legate a aspetti funzionali, la preferenza si dirige verso gli ingegneri.
Alla domanda «quale sia l'ambito di intervento professionale più adeguato per un architetto, un ingegnere o un geometra», circa l'80% preferisce l'architetto per progettare una chiesa o un teatro e una maggioranza lo preferisce anche per la villetta o il parco. Ma quando si tratta di progettare un condominio, una scuola, un ospedale, una fabbrica, un grattacielo o un ponte, la maggioranza preferisce un ingegnere.
Evidentemente l'architetto non è visto come qualcuno che sa «far stare in piedi» solidamente l'oggetto progettato. Ma probabilmente questa opinione è condivisa in buona parte dagli architetti stessi, visto che la stragrande maggioranza di loro si rivolge agli ingegneri per i calcoli delle strutture: cioè per l'ossatura portante degli edifici che progettano. In ogni caso, l'architetto di oggi è poco conosciuto. Solo il 27,7% ha letto un articolo di architettura e una percentuale leggermente maggiore ha seguito un programma televisivo sull'argomento, negli ultimi 12 mesi. E una percentuale quasi irrilevante di intervistati è in grado di dire a memoria il nome di un architetto contemporaneo famoso.
Per giunta gli architetti più noti sono stranieri: Le Corbusier, il cui nome è stato menzionato dal 2,7% degli intervistati, e Frank Lloyd Wright, menzionato dall'1,6%. I più conosciuti tra gli italiani sono Gio Ponti (1,3%) e Pier Luigi Nervi (0,8%). Ma quest'ultimo, per giunta, era ingegnere, non architetto. Sulle 1001 persone intervistate, solo 179 sono state in grado di citare qualcuno (nelle tabelle le percentuali sono riferite a questi 179 che sono stati in grado di rispondere, per cui le cifre sono maggiori). Insomma, c'è ancora molto da fare perché l'architettura entri nel circuito di conoscenze degli italiani.

22 lug 2008

A Chiavari (GE) un premio per l’architettura contemporanea sostenibile

Siamo alle fasi finali del concorso bandito dalla Società Economica di Chiavari, (un ente morale impegnato in ambito culturale) per l’assegnazione del premio F. DELMONTE. Il premio nasce dalla volontà di valorizzare gli interventi di architettura abitativa sostenibile nell’ambito dalla fascia costiera europea del Mediterraneo.

Come si legge nel bando di concorso “Le necessità di ridurre i consumi energetici e di mantenere e migliorare i livelli di comfort abitativo rappresentano, evidentemente, una delle più stimolanti frontiere dell’ chitettura contemporanea. L’edilizia abitativa, costruita ex novo o relativa al recupero funzionale del patrimonio esistente, risulta un ambito dove dette necessità sono maggiormente cogenti. A fronte di ciò è anche vero che, tali esigenze, rischiano di confliggere con i valori storici e paesaggistici di cui la fascia costiere del mediterraneo, culla della civiltà occidentale, è portatrice. Le ragioni e gli obiettivi del presente premio si originano dal convincimento che la rappresenti una sfida di grande portata. Il premio ha quindi l’obiettivo di proporre una ricognizione sulle realizzazioni più avanzate nel campo dell’architettura, fornendo un quadro di riferimento, quanto più ricco di soluzioni innovative e concrete. Per tale ragioni l’ente ha deciso di affiancare al concorso altre manifestazioni: un convegno su tali tematiche, la mostra e la pubblicazione, cartacea e telematica, che rendano conto delle acquisizioni emerse dall’operazione culturale in questione.”

Il premio è riservato ad opere realizzate tra il 2002 ed il 2007 nella UE, in zona definibile come “fascia costiera del Mediterraneo europeo”. Dopo la riunione del 26 maggio 2008 la Commissione Giudicatrice del Premio Delmonte ha ammesso solo sei finalisti alla seconda fase del concorso. Si tratta dell’ Arch. Walter Emanuele Angelico di Palermo, l’Arch. Ernesto Mistretta di Marsala (AG), l’Arch. Fabrizio Russo di Catania (CT), lo Studio Kahlo Olza Aruso di Pamplona (ES), lo Studio O.B.R. (Open Building Research) degli Archh. Paolo Brescia e Tommaso Principi di Genova, e l’Arch. Francesco Urgu di Cagliari.

Lo scorso 15 luglio era il termine per l’invio degli elaborati grafici per la partecipazione alla seconda fase. Si attende pertanto a breve l’esito dell’esame definitivo cui seguirà, il prossimo Ottobre una mostra in occasione della premiazione.

13 lug 2008

Sarà di cemento trasparente il padiglione italiano all'EXPO' 2010 di Shangai

Tra i 65 progetti presentati per il concorso per il padiglione italiano all'Expo di Shangai 2010, la Giuria ha scelto il progetto realizzato dal raggruppamento guidato dall'Arch. G. Imbrighi, a cui è assegnato un premio di € 50.000. Secondo e terzo posto rispettivamente allo Studio Valle e all'Arch. Massimiliano Brugia, a cui sono stati attribuiti rimborsi spese per 10.000 e 5.000 euro.
Grazie all'incontro organizzato da Inarch Sicilia lo scorso 1o luglio il pubblico catanese ha avuto la possibilità di conoscere tutti e tre i progetti descritti e raccontati dai rispettivi autori in anteprima nazionale.
Al di là del giudizio formale sulle tre proposte, credo che la vittoria di Imbrighi sia in gran parte dovuta all'utilizzo di un materiale nuovo che non è ancora stato consacrato dallo starsystem internazionale in un opera di prima grandezza. Si tratta del cosiddetto "cemento trasparente", un brevetto dell'Architetto Ungherese Áron Losonczi per LiTraCon (LitraconLight-Transmitting Concrete) a cui abbiamo già dedicato un post qualche mese fà. Vista la crescente curiosità sulle caratteristiche di questo nuovo materiale, vediamo un pò di cosa si tratta. per leggere il resto del post clicca su "read more"
Light Trasmitting Concrete è un conglomerato cementizio che ingloba fibre ottiche in una percentuale del 4%. Attualmente viene prodotto in blocchi prefabbricati di 60x30 cm con un'altezza variabile (a richiesta) da 25 a 500 mm. I colori disponibili al momento sono solo 3: bianco, grigio e nero. Come si presenta? Sono mattoni che, se posti contro luce, lasciano filtrare la luce naturale o artificiale indipendentemente dallo spessore.

Grazie alle fibre ottiche le ombre vengono trasmesse e sulla superficie si delinea il profilo degli oggetti (o delle persone) che si trovano sul lato esterno. Il mix di componenti può essere regolato a seconda delle esigenze e adattato ad hoc per lo specifico progetto. Il costo di produzione ancora molto alto, i tempi di produzione sono elevati e gli elementi attualmente in produzione hanno spessore ancora ridotto. Difficile forse che divenga un prodotto standardizzato di massa e su larga scala, quanto piuttosto è più probabile che imparando ad utilizzarlo, essendo flessibile nella produzione, si adatti di volta in volta a soddisfare diversi modelli di trasparenza richiesti dai progettisti.

in parte tratto da un post di V. Dal Buono "architetturadipietra"

8 lug 2008

"Renzo Piano" è l'architetto più ricercato (su Google!)


Con mia grande sorpresa, al 12° posto tra i termini più cercati su Google italia nel mese di Maggio 2008, c'è il nome di un architetto. Si tratta del nostro Renzo Piano che è sicuramente tra i pochi architetti italiani che sono riusciti a realizzare nel mondo ottimi esempi di architettura contemporanea col marchio "made in Italy". Un tempo, come ormai purtoppo si legge solo nei libri di storia, i più grandi architetti erano italiani, o venivano in italia per aggiornarsi sulle più recenti tecniche costruttive. Oggi l'Italia ha perso il ruolo trainante che la storia gli ha riconosciuto riguardo l'architettura e per recuperare posizioni rispetto ad altri paesi, ci affidiamo ai pochi grandi architetti italiani che hanno saputo affermarsi malgrado le difficoltà e le restrizioni culturali con cui siamo costretti ad operare. Renzo Piano è tra questi. Ed è sicuramente il più grande. per leggere il resto dell'articolo clicca su "read more"
Mentre in italia si dibatte (ancora) sull'assurdo tema "architettura moderna o tradizionale", L'Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles onora Renzo PIano con il "IIC Lifetime Achievement Award", un premio prestigioso per celebrare l'eccellenza italiana nel mondo. Peccato che questa eccellenza sia celebrata più nel resto del mondo che in Italia. L'incarico per il PRG di Genova ha probabilmente rilanciato io suo nome anche nel "belpaese" anche perche attorno a qyesto evento lo "zio Renzo" si è inventato l' Urban Lab ; un laboratorio urbano, per ripensare le trasformazioni delle città e progettare uno sviluppo sostenibile e partecipato. Probabilmente il successo su Google è anche dovuto a questa nuova iniziativa che coinvolgerà, tra l'altro una vera squadra di progettisti internazionali con Renzo Piano nel ruolo di chief advisor, Oriol Bohigas, Richard Rogers, Amanda Burden in quello di collaboratori. Insieme a loro un pool di giovani architetti di tutto il mondo, che verranno selezionati tramite un bando. L'obiettivo è redigere il Prg entro la fine del 2009, per essere approvato entro il 2010. L'elaborazione impegnerà oltre al tavolo delle idee, un laboratorio di indirizzi, che coinvolgerà i vari Enti sui temi specifici, e un laboratorio dei progetti. La costruzione della nuova Genova prevede tre cantieri di idee: il secondo piano del Galata Museo del Mare, un'imbarcazione ormeggiata in Darsena e la Loggia di Piazza Banchi. Quest'ultima, in particolare, sarà la sede dedicata alla comunicazione e al confronto con i cittadini che, per la prima volta, saranno coinvolti nella stesura di un Piano Regolatore.