09 feb 2012

Sostenibilità prima della Sostenibilità. Riflessioni su una casa di Luigi Figini


Molte persone credono oggigiorno che la eco-sostenibilità sia una prerogativa dell’architettura contemporanea,  acquisita solo negli ultimi anni grazie all’utilizzo di materiali e tecniche edilizie innovative e compatibili con l’ambiente.
Questa tesi non è del tutto dimostrabile poichè, si sa, buona parte dell’architettura antica, intrattenendo forti relazioni con l’ambiente e con i materiali del luogo, conserva alte prestazioni di sostenibilità ambientale.
Scopo di questo breve testo non è, tuttavia, argomentare le caratteristiche sostenibili degli edifici storici rispetto a quelli contemporanei, bensì riflettere sugli esiti costruttivi di una piccola casa degli anni Trenta, dimostrandone la sostenibilità raggiunta, prima ancora che l’argomento e il neologismo tanto in voga negli ultimi tempi, diventassero motivo di una dilagante moda dalla facile retorica costruttiva.
Edificata nel parco dei giornalisti di Milano tra il 1933 e il 1935 dall’architetto Luigi Figini, la casa in esame è un  emblema dei caratteri linguistici e sintattici del razionalismo moderno: pilotis, finestre a nastro, tetto giardino, pianta libera e pilastri arretrati, sono solo alcuni degli elementi formali che ne richiamano la matrice architettonica.
A differenza della maggior parte delle opere del razionalismo, però, centrate prevalentemente sullo studio  dell’integrazione architettura-ambiente come questione di carattere linguistico-formale, questo edificio ne verifica la dialettica alla luce dei temi del risparmio energetico, dell’autosufficienza climatica e della sostenibilità, raggiungendo un risultato formale ed una articolazione volumetrica di alto livello espressivo.
Figini la chiamava “casa thermos” e come si evince dalla sezione e dalle piante di progetto,  è un insieme raffinato di accorgimenti spaziali atti al controllo rigoroso della luce del sole e delle masse d’aria.
Nelle Note tecniche e pratiche e nelle Note Estetiche scritte in un quaderno datato 1933 così l’architetto milanese prescrive il programma funzionale e “climatico” per evitare l’eccessivo surriscaldamento estivo: “sarà riempibile d’aria fresca e pura al mattino, presa da nord. Poi chiudere ermeticamente e trattenere all’interno una temperatura Ti < Te (temperatura esterna). Aprire soltanto quando il termometro a sera segnerà una Te < Ti".
Alte prestazioni energetiche raggiunte mediante accorgimenti tecnici all’avanguardia quali:
- terrazzi isotermici a doppio solaio con intercapedine e bocchettoni per la ventilazione naturale (nella realtà non realizzato);
- vani interni a doppia altezza a cielo aperto (terrazze esterne) con la presenza di finestre e alberature in modo da agevolare il raffrescamento dell’aria di immissione esterna;
- “pareti acquario” per l’isolamento termico;
- solette aggettanti e/o muri rientranti, verso sud, per controllare l’ombra ovvero il raffrescamento delle pareti;
- pergolati;
- terrazze con vasche d’acqua o, addirittura, solai di copertura completamente allagabili nel caso di fortissimi soleggiamenti estivi.
Nello stesso quadernetto Figini affiancava alle note tecniche quelle estetiche,  indicazioni sulla forma e la geometria, affinché l’edificio apparisse moderno, proporzionato e di bell’aspetto,  immagine della persona che lo abita, “casa-persona” secondo una sua felice espressione.
Negli stessi appunti si leggono, infine, indicazioni inerenti la conservazione del combustibile, l’allontanamento dei rifiuti e il loro riciclaggio, parametri che misurano oggi, a ottanta anni di distanza, la qualità “sostenibile” ed il grado di “innovazione” di un edificio.

Fabio Guarrera  12- 2011




foto 1 (proprietà di CSAC Parma, MART Rovereto e Archivio AAF Milano)
foto 2 (proprietà di MART Rovereto e Archivio AAF Milano)

La citazione tratta dalle Note Tecniche e pratiche. Note Estetiche è di proprietà dell'archivio AAF di Milano. Già pubblicata in "Figini e Pollini", a cura di Gregotti e Marzari, Ed. Electa 1997