Visualizzazione post con etichetta 11 domande x 11 architetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 11 domande x 11 architetti. Mostra tutti i post

19 apr 2011

PROJECT: Casa 4 - Francesco Ducato


Tra i progetti di alcuni giovani architetti siciliani ce n'è uno che vorrei segnalarvi.
Si tratta della Casa 4, l'autore è Francesco Ducato (Stardust*) che è stato qualche anno fa uno dei protagonisti dell'evento denominato "11 domande x 11 archietti", organizzato a Catania dalla Associazione Spazi Contemporanei e dalla Fondazione Ordine Arc
hitetti P.P. e C. della Prov. di Catania.
La Casa 4 è considerata uno dei progetti più rilevanti di architettura contemporanea realizzati da giovani architetti siciliani emergenti . È stata pubblicata ed
esposta in ripetute occasioni e contesti sia in Sicilia che in altre parti del mondo. Nel 2007 il progetto è stato selezionato per partecipare alla mostra “Italian Style” di Chicago e nel 2010 ha fatto parte insieme ad altri 9 progetti di architetti siciliani e 4 progetti di architetti olandesi selezionati dell’NAI (Netherlands Architecture Institute) alla mostra SiciliaOlanda 2.0. A quest’ultima mostra si sono incontrati per la prima volta il progetto “Incompiuto Siciliano” di Alterazioni Video e la Casa 4 che in due modi diversi ma paralleli hanno lavorato sul concetto di “incompiuto” e “non finito” durante gli ultimi anni. In Italia ci sono 395 opere pubbliche incompiute. Il gruppo del collettivo artistico di Alterazioni Video ha provato a mappare questa Italia e ne è venuto fuori che in Sicilia ci sono circa 160 opere incompiute prodotte negli ultimi 50 anni. Ogni opera ha una sua storia diversa dall'altra, i motivi della interruzione dei lavori sono molteplici, alcune opere sono state abbandonate prima della fine dei lavori per il fallimento dell’impresa costruttrice; altre dopo essere state concluse non sono state mai inaugurate; altre ancora hanno cantieri in corso di realizzazione da anni.
Casa 4 è “non finito”.
È una reinterpretazione in termini positivi del fenomeno dell’Incompiuto siciliano talmente diffuso da essere stato definito da Alterazioni Video nel suo manifesto come uno tra gli stili architettonici più rilevanti dal dopoguerra ad oggi.

Il progetto è fondato su un’architettura modulare che si integra con l’ambiente e con lo sviluppo architettonico della periferia della città di Marsala (TP). La Casa 4 è concepita come architettura effimera, temporanea. La sua tipologia, le sue funzioni, i suoi materiali sono stati pensati tenendo in considerazione la loro trasformazione e il loro riutilizzo.
La sua pergola, il suo “dammuso tecnologico”, è il legame tra la Casa 4 e la natura. Grazie alla pergola, la natura si riappropria di uno spazio che le è stato sottratto dalla costruzione della Casa 4. La pergola serve anche ad ospitare gli elementi tecnologici necessari per ottenere energia dalle forze naturali presenti (il sole e il vento) per fare in modo che la Casa 4 diventi una cellula di produzione energetica.

Stardust* Team
Carla Athayde – Produttrice/Fotografa – Candidata PhD in Gestione Culturale e Patrimonio nell’Università d Barcellona (Spagna). www.carlaathayde.com

Francesco Ducato – Architetto/Artista – Candidato PhD in Nuovi Strumenti
dell’Architettura nell’ETSAB (Barcellona, Spagna). Artista selezionato da
Robert Wilson per partecipare al summer program 2008 al Watermill Center
di New York. Professore all'Arab International University (Damasco, Siria)
e lecturer in diverse università internazionali. www.francescoducato.com

Serena Del Puglia – Architetto –PhD in Disegno Industriale (Università di Palermo). Professor al Dipartimento di Storia e progetto nell’Architettura di Palermo. A Novembre 2009 ha iniziato a lavorare con Stardust*, Barcellona (Spagna).

21 mag 2009

11x11 - Undicesima Intervista: FRANCESCO DUCATO

E' L'ULTIMA DELLE INTERVISTE DA NOI PUBBLICATE per introdurre l'evento denominato "11 domande x 11 architetti" e dunque con l'Arch. Ducato si conclude la prima tappa di un percorso conoscitivo che sarà ampliamente studiato, esaminato ed esposto al Centro Culturale Zo di Catania il giorno 23 maggio 2009. Di seguito dunque una breve descrizione dell'undicesimo partecipante alla tavola rotonda assieme ad altri esponenti dell'arte, della cultura e dell'architettura in Sicilia.

Francesco è nato nel 1979 a Montecchio Emilia (Reggio Emilia), una cittadina nel nord d'Italia, da una famiglia siciliana. Si trasferì in Sicilia, quando era molto giovane ed è cresciuto a Siracusa. Lì ha cominciato a ricevere uno educazione artistica dalla scuola e dall'ambiente stesso, pieno di carattere storico e naturale "monumenti". Fin da piccolo ha dimostrato capacità artistiche, ha partecipato a mostre e ottenuto premi. Poi ha deciso di studiare architettura.
"L'architettura è l'arte", con questa idea Francesco cresceva nel mondo universitario, ed ha sempre abbinato agli studi d'arte attività (mostre, workshop).
Dopo aver vissuto due anni a Palermo nel 2000 ha ottenuto una sovvenzione (Erasmus) per andare a Barcellona Università di Barcellona, una delle più importanti scuole di architettura in Europa. Lo spostamento a Barcellona è stato un grande cambiamento in termini di vita e di formazione.
Francesco completato gli studi con lode e menzione speciale tra Palermo e Barcellona per immergersi nella nuova cultura europea. Al momento sta dottorando in Progetto Architettonico su "I nuovi strumenti di architettura", anche a Barcellona, dove si basa.
È stato sempre lontano dalle definizioni delle arti, e questo divenne gradualmente evidente in diversi tipi di lavori che ha svolto durante il primo periodo della sua carriera. Industrial design, interior design, l'architettura, la mostra di progettazione, la fase di progettazione, web design, la scultura, la pittura e la poesia è l'arte di qualche settore in cui Francesco sta lavorando e ottenere risultati di rilievo.
Sempre in continuo divenire è stata proprio la progettazione e la collaborazione con importanti studi di architettura o di artisti come Cloud 9 (www.themakingofcloud9projects.com) a Barcellona o Robert Wilson (www.robertwilson.com), a New York. Con l'approccio di Wilson taglienti e multitasking è l'ultimo dei progetti in via di sviluppo come il Cloud 9 di installazione per la Biennale di Venezia 2008 chiuso lo scorso novembre la 23a con un importante successo di pubblico.

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Ho poco interesse per le definizioni in genere perché ritengo che siano necessarie piú alle accademie che a chi costruisce. Direi che contemporaneo puó essere ogni cosa che abbia ripercussioni sulla vita quotidiana attuale, includendo anche la dimensione intellettuale chiaramente, indipendentemente dal periodo di realizzazione. Non sono quindi d’accordo nell’organizzare i programmi di Storia dell’architettura per ordine cronologico.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

L’architettura é l’arte collettiva per eccellenza, non la puó fare una sola persona, ogni componente della squadra ha esattamente la stessa importanza, come avviene in un’orchestra o nel team che realizza un film. Un’opera riesce bene quando ogni componente della squadra ha rispetto e coscienza del lavoro altrui e si rema insieme con entusiasmo nella stessa direzione. In questo senso l’idea di Star System é del tutto falsante della situazione reale e anche in questo é una semplificazione dei mezzi di comunicazione assolutamente inutile per gli attori reali del’arte del costruire.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

In Italia il senso del Bello é diffuso in tutte le sue espressioni, lo é e lo sará sempre nonostante le intenzioni distruttive e banalizzanti della sciocca classe politica che abbiamo, con poche eccezioni purtroppo. L’estetica si respira nell’aria ovunque. La creazione di istituzioni puó servire se chi le compone sono persone intelligenti, attive e con una voglia reale di cambiamento. La D.A.R.C. puó essere davvero importante per la diffusione di una cultura contemporanea e per contribuire a generare la necessitá del nuovo, attraverso la realizzazione di concorsi (non solo di idee) e per poi accompagnare i team di professionisti alla realizzazione sotto il concetto di “Controllo di Qualitá”. “Una societá incapace di produrre il nuovo é una societá malata”, dice Roberto Alajmo in “Palermo é una cipolla”. Speriamo che le cure che si stanno sperimentando siano effettive.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

La mia fortuna credo sia stata l’esperienza professionale fin dagli inizi. Appena finita l’università ho iniziato a lavorare con Pere Riera (www.rga.es), tra i migliori architetti di Barcellona, misicista e scenografo in gioventù. Da lui ho imparato che il rigore nella progettazione deve essere accompagnato dalla apertura mentale e la pratica interdisciplinare.
A questo si é accompagnata la possibilitá di progettare in vari contesti e con varie persone o collettivi. Superare la dicotomia tra pensare e fare che mi avevano insegnato all’universitá (sia in Italia che in Spagna), cosí é per Enric Ruiz Geli/Cloud 9 (www.themakingofcloud9projects.com) con cui collaboro dal 2007).
Per Bob Wilson (www.robertwilson.com con cui collaboro dall’estate scorsa) l’idea contemporanea del multitasking si traduce nella possibilitá accedere a tutti i linguaggi artistici immaginabili (nonostante lui stesso sia architetto). Questa é la mia scuola e spero sia sempre piú evidente nei miei progetti (www.francescoducato.com).

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

L’aspetto piú negativo probabilmente é la sua spettacolarizzazione e conseguente banalizzazione.
L’aspetto piú positivo la popolarizzazione: é piú facile per tutti accedere a architettura di qualitá.
L’ultima Biennale di Architettura di Venezia, a cui ho partecipato, è stata un’occasione per riflettere su questi aspetti. Sia Aaron Bestky con il suo invito a riflettere sulla “Architettura aldilà dell’edificio”, sia Emiliano Gandolfi che ci ha diretto come curator nel Padiglione Italia (architettura sperimentale), hanno fatto un ottimo lavoro e ci hanno obbligato a pensare e far pensare su questi aspetti.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Sicuramente la committenza ha un ruolo fondamentale. Molta architettura contemporanea viene commissionata con obiettivi pubblicitari, di marketing, sfruttando il nome dell’architetto o l’immagine “moderna” del prodotto, ruolo fondamentale delle istituzioni e delle universitá dovrebbe essere divulgare la cultura contemporanea in genere e di conseguenza anche architettonica.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Probabilmente il ponte sullo stretto di Messina. Costruendo in Sicilia una delle difficoltá é usare materiali e tecnologie contemporanee, per problemi economici e di circolazione delle idee e persone soprattuto. Potrebbe aiutare a superare gli aspetti negativi dell’”isolamento” della Sicilia, diventerebbe un’opera “simbolo” del link con il continente europeo e credo che potrebbe avere un impatto pratico e psicologico di enorme portata.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

Innanzitutto l’intorno dello studio é diverso. Aperto alla innovazione e alla nascita di giovani attivitá. La ricerca e apprezzata e agevolata. Bisogna lavorare duro, ma impegnandosi i risultati arrivano. La sensazione é di avere prospettive. Collabori con uno studio sapendo che se lavori seriamente riuscirai a costruire la tua dimensione creativa autonoma (anche economicamente) che potrai difendere e alimentare nel tempo.
In Sicilia “l’isolamento” congenito e la mentalitá mafiosa diffusa porta a permettere certi meccanismi inaccettabili che rendono difficile pensare a una propria attività. Tutto questo determina alla lunga una situazione insostenibile per i giovani che per questo emigrano numerosi.

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Si. Comunque il caso siciliano é particolare. Nel costruire in Sicilia si ritrova una difficoltá innanzitutto nella cultura architettonica del cliente che determina un ruolo educativo dell’architetto fondamentale. Quando si arriva al cantiere nasce il problema delle maestranze che devono reimparare a costruire a certi livelli. E se é vero che tramite internet si puó fare ricerca sui materiali e le tecnologie attuali, però purtroppo spesso i costi di trasporto materiali e della manodopera specializzata sono proibitivi. Dal mio punto di vista la sfida in Sicilia si converte oggi nella ricerca di nuove applicazioni di materiali e know how tradizionali su concetti contemporanei piú che nella ricerca su materiali e tecnologia. Questo richiede all’architetto uno sforzo maggiore riguardo aspetti di contenuto, concettuali e di reinterpretazione tipologica.

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Effettivamente il rischio per noi giovani architetti cresciuti nella societá dell’immagine é di costruire alla ricerca delle immagini da rivista, perdendo concetti e contenuti, l’dea di spazio. Per me ha detto bene Zevi, l’architettura non si puó rappresentare, bisogna viverla con i cinque sensi. E quindi in fase di progettazione (che comprende la costruzione) bisogna immaginarla con i cinque sensi e nelle quattro stagioni aggiungerei.
Per quanto riguarda gli strumenti di rappresentazione digitale ritengo che siano di grande utilitá alla progettazione e realizzazione, basti pensare ai processi Cad Cam sempre piú diffusi o i software di animazione come Maya che stanno diffondendo un nuovo approccio al progetto architettonico basata sul concetto di performative particles. Noi ne facciamo uso quotidiano e non vedo perché non dovremmo farlo.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Effettivamente il concorso di idee é uno strumento importante per le istituzioni e un esercizio interessante per chi progetta. Ancora piú interessante sarebbe se si sviluppassero le fasi successive al brain storming e si potesse scendere in dettaglio e andare in cantiere in piú occasioni. Negli ultimi concorsi in cui ho partecipato in Sicilia il livello delle commissioni giudicatrici é migliorato molto e credo che la tendenza sia positiva. Spero che in genere gli architetti siciliani avremo modo di partecipare in molti altri concorsi in Sicilia e costruire molto di piú.

11x11 - Decima Intervista: SEBASTIANO AMORE

Nato a Catania il 16 Settembre 1980, ha studiato ingegneria e architettura presso l’Università degli studi di Catania, laureandosi con il massimo dei voti. Ha svolto, contemporaneamente agli studi, attività di collaborazione didattica presso i corsi di composizione architettonica e si è occupato di docenza a seminari di informatica grafica. Dodici le partecipazioni a concorsi progettuali nelle quali si è sempre classificato nelle prime tre posizioni e da cui sono seguite realizzazioni e riconoscimenti. Nel 2006 ha collaborato con l’architetto francese Andrè Thomas Balla per il concorso “Due progetti per S.Cristoforo Sud”, Catania, classificandosi primo; ha fondato nel 2007 un piccolo studio progettuale a Catania ed ha all’attivo un progetto per residenze di lusso sul Lago di Garda e una riconversione di container prefabbricati in abitazioni unifamiliari al centro di Catania. Ha esposto presso i saloni della Triennale di Architettura di Milano, al Salone del Mobile di Milano e al centro culture contemporanee Zo, Catania. Attualmente collabora con l’agenzia di architettura 5+1AA, occupandosi di un piano di recupero su Piacenza e di Alfa city, museo Alfa Romeo.

Per leggere l'intervista clicca sul Titolo

INTERVISTA

1- Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

30 anni, cioè il tempo medio di invecchiamento di un’architettura “contemporanea”.

2- Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

In una Architettura che si esprime come un alternarsi di azioni e reazioni, essere un buon architetto significa far avvicinare il committente alla qualità architettonica oggettiva, questo porta a coinvolgerlo e allo stesso tempo “interpretare” le sue esigenze, dialogo, non dobbiamo mai accettare qualcosa in cui non crediamo e che riteniamo ingiusto, ma spesso il lavoro viene prima di qualunque forma di orgoglio. Il cantiere, se vissuto, diventa secondario.

3- Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Ritengo che l’attenzione ai giovani architetti, di cui si fa forte riferimento, sia un motore che finalmente spingerà verso grossi cambiamenti il nostro paese.

4- Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Tutti i capitoli della mia vita professionale sono stati influenzati da personalità. L’incontro con l’architetto francese André Thomas Balla, al corso di composizione architettonica, è sicuramente il momento di maggiore avvicinamento al “fare” architettura, in cui per la prima volta ho preso coscienza delle mie idee.

5- Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

La capacità di emozionare atemporalmente con piccoli gesti, minimali linee, accenni incompiuti, forti contrasti, trasparenze e finte leggerezze è l’aspetto positivo che l’architettura contemporanea trasmette. Di contro, un ingenuo progettista, potrebbe rendere superflui questi ingredienti, dunque ne concludo che l’architettura contemporanea è un gioco molto arduo e complesso di fascino e unicità.

6- L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Penso che la domanda dovrebbe essere posta in modo differente: perchè dovrebbe nascere una domanda consapevole se il panorama architettonico è quasi totalmente caratterizzato da una “architettura siciliana”? Penso sia solo questione di tempo e la cultura architettonica invaderà la Sicilia. Negli ultimi anni, dalla mia piccola esperienza, vedo una ricerca, con economicità, di timida contemporaneità ostacolata da regolamenti obsoleti. Io inizierei a sensibilizzare le amministrazioni comunali. La voglia esiste, occorre solo, sensibilizzare in materia di architettura, trasmettere alla “maggioranza” che quello che può essere costruito non è solo quello che “esiste” già.

7- Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Catania è ricca di luoghi ad “alto potenziale architettonico”, con sincerità penso che l’infrastruttura portuale sia una miniera d’oro inesplorata, ma ciò che più porterebbe allo sviluppo del territorio è la nascita di un campus universitario come luogo di vita, una città nella città, che completi l’università catanese e riesca a potenziare le innumerevoli infrastrutture a essa correlate.

8- Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

Lo studio in cui opero è di media grandezza, tale da non essere settorializzato, ognuno si occupa e segue più passi dello stesso progetto e spesso più progetti contemporaneamente. Dove la ricerca progettuale si svolge sulla sottile linea di confine che separa e unisce il pubblico con il privato.
In Sicilia esistono studi così, ma a mio parere sono manchevoli di un ingrediente fondamentale.

9- Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

L'arretratezza delle nostre realtà purtroppo è innegabile. I fattori che ne determinano la causa credo siano molteplici: dalle amministrazioni locali, alle limitate conoscenze architettoniche dei committenti e spesso dei progettisti, all'irreperibilità o l'elevato costo dei materiali più innovativi, fino alle maestranze locali abituate ad operare sempre con le stesse tecniche.
In Sicilia la maggior parte delle volte ai protagonisti che operano nella progettazione e realizzazione di un'opera manca l'entusiasmo e il coraggio di "osare"; ma anche quando tale coraggio c'è, si troverebbe a scontrarsi non solo con un contesto architettonicamente molto radicato, ma anche, in casi frequenti, con committenti di ristrette vedute, regolamenti edilizi obsoleti, maestranze locali inesperte a "nuovi" modelli costruttivi (già radicati nel resto d'Europa) e vedrebbe elevare i costi di realizzazione a causa di materiali poco utilizzati e spesso irreperibili nel territorio.

10- L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

No, si fa e si pensa architettura sempre allo stesso modo, con la testa, con la differenza che la seduzione delle immagini spesso non corrisponde con la realizzazione. Questo porta ad una gara “fumosa” fra chi realizza immagini belle e spettacolari, discostandosi dall’essenza dell’opera architettonica.

11- Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Non posso che approvare l’affermazione, il concorso di idee è stato per me una miniera di soddisfazioni. In architettura si rincorre la funzionalità, il concorso è in assoluto il metodo più funzionale basato sulla competizione.

11 Domande x... 100,1000 risposte : FORUM permanente sull'architettura contemporanea in Sicilia


Il meeting " 11 domande x 11 architetti " che avra’ svolgimento sabato 23 maggio, ideato dall’ Associazione Culturale Spazi Contemporanei e organizzato insieme alla Fondazione dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Catania , sta evolvendo sempre piu’ verso un evento work in progress . Infatti oggi , durante la conferenza stampa di presentazione , il Presidente dell’Ordine Architetti di Catania Antonio Licciardello e il Presidente della Fondazione dell’ Ordine Architetti della Provincia di Catania Carlotta Reitano , hanno dichiarato che , a sentire " i rumors dell’ambiente..", in realta’ la fase del dibattito del meeting sia gia’ iniziata , cio' facendo emergere la voglia dell’architettura siciliana e in particolar modo quella della nuova generazione , di uscire fuori dall’anonimato e dal torpore e la voglia di affermarsi ed esprimersi come quella di chi , per rompere gli " indugi " , ha scelto di andare via da questa terra .
Quindi il meeting rappresentera’ soltanto una tappa di un percorso che e’ partito dal web 2.0 , attraverso i post "11x11" del blog Architettura Catania e che continuera’ a essere social e cioe ' condivisione , sulla rete . Quindi invitiamo chi volesse a rispondere alle 11 domande o alcune di esse allo spazio commenti del sito dedicato http://undiciperundici.wordpress.com/2009/01/17/le-11-domande/#respond o inviarle all’indirizzo spazicontemporanei@gmail.com o a consegnarle nella giornata di sabato . Quelle pervenute prima di sabato potranno essere oggetto di dibattito durante il meeting , che quindi va sempre piu’ assumendo la veste di un forum sull’architettura contemporanea in Sicilia .
Nella foto i presenti alla conferenza stampa : da sinistra l'Arch. A. Guardo , per Spazi Contemporanei gli Architetti G. D'Amico e F.Russo , il Presidente Fondazione Ordine Architetti Provincia di Catania C. Reitano , il Presidente Ordine Architetti Provincia di Catania A. Licciardello , l'Arch.D. Cammarata e l'Arch. A.Buccheri (consigliere della Fondazione dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Catania) .




11x11 - Nona Intervista: LUCIA GIULIANO


Lucia Giuliano (Catania, 1972) si laurea presso la Facoltá di Architettura di Palermo nel 1999 discutendo la tesi “Residui di Cittá”, racconto e descrizione dei luoghi subalterni della cittá contemporanea. Dopo il master “Historia, arquitectura, arte y ciudad” svolto nel 2002 presso la Univesitat Politécnica de Catalunya di Barcelona, frequenta presso il dipartimento di Proyectos Arquitectónicos della stessa universitá il corso di dottorato di ricerca. Dal 2000 collabora stabilmente con lo studio Arata Isozaki y Asociados di Barcelona, lavorando ad alcuni dei progetti che l’architetto giapponese ha realizzato in Spagna, tra cui il complesso di residenze Isozaki Atea di Bilbao, l’edifico per uffici Distrito 38 a Barcelona in collaborazione con lo studio ForeignOffice Architects di Londra, il progetto di interni della decima pianta dell’Hotel Puerta America di Madrid,il complesso di 154 abitazioni pubbliche, promosso dal Comune di Madrid nel quartiere di Carabanchel, ed altri.
Insieme a Luca Bullaro e Chiara Rizzica nel 2001 vince il primo premio del concorso Misterbianco Città Possibile bandito dal comune di Misterbianco (Catania) e nel 2005 è ammessa alla seconda fase del concorso “5 Piazze Botaniche” bandito dal Comune di Catania e da In/Arch Sicilia.

Per leggere l'intervista clicca sul Titolo

Il link dell'Evento: 11x11

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Contemporaneo Qualche mese fa la facciata dell’Altes Museum di Shinckel a Berlino era dominata da un grande neon dell’artista Maurizio Nannucci che recitava a grandi lettere “All Art has been contemporary”.
L’architettura, come l’arte, é sempre espressione del proprio tempo e sempre rappresenta la contemporaneitá della societá che la produce.
L’architettura contemporanea di oggi é l’architettura che esprime il momento storico che stiamo vivendo.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

L’ideale é la coestistenza delle tre cose. Ognuna, infatti, puó avere un peso determinante sulla riuscita di un opera. Un bravo architetto puó comunque (o deve) sempre correggere il tiro di un cattivo cliente e di una cattiva impresa.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Mi sembra fondamentale che istituzioni come il D.A.R.C. promuovano e sostengano l’architettura contemporanea in Sicilia. Quello che bisogna evitare peró é rimanere chiusi nella nicchia degli architetti. L’architettura contemporanea all’estero funziona perché é voluta dalle amministrazioni e dalla gente comune. Senza questo gli architetti sono soli.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Piú che un’esperienza in concreto é l’approccio al progetto, il processo e il modo in cui una squadra di persone é capace di portare avanti un’idea edi costruirla.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Il piú positivo, l’infinita libertá di mezzi e tacnologie che ha a disposizione. Il piú negativo, l’infinita libertá di mezzi e tacnologie che ha a disposizione.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Mi sembra che quello che manchi sia proprio la consapevolezza della necessitá di spazi e luoghi contemporanei che accolgano le funzioni delle nostre cittá, che migliorino i servizi, la qualitá dello spazio urbano, delle infrastrutture.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Purtroppo non credo che una sola opera di architettura possa cambiare le nostre cittá; non basterebbe un Guggenheim come a Bilbao per trasformare la situazione di decadenza del nostro territorio. Io comincerei piuttosto dallo spazio pubblico, da microprogetti urbani disseminati nelle cittá, azioni di agopuntura su un territorio malato.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

Conosco poco l’organizzazione di uno studio professionale in Sicilia. Lo studio in cui lavoro a Barcellona fa parte di una rete píu grande di studi sparsi nelle cittá in cui Isozaki ha progetti e cantieri (Milano, Shangai e Tokyo). A Barcellona ci occupiamo solo dei progetti locali, ma siamo parte di una trama piú grande e questo garantisce il confronto continuo con quello che si fa altrove

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Da quello che vedo siamo indietro

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Farei una distinzione importante tra le immagini e le rappresentazioni grafiche digitali e l’uso della tecnologia avanzata nella progettazione. Le immagini sono solo un mezzo di visualizzazione e diffusione, ma una bella immagine non fa il progetto.
Quello che é interessante oggi della tecnologia del computer é il livello di controllo e di manipolazione dello spazio a cui si puó arrivare. L’immagine non é, e non deve essere, il risultato. Anche se spesso é quello di cui ci si preoccupadi piú.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

I concorsi sono utili quando le opere si realizzano.Ho visto troppi concorsi fatti in Italia che lasciano solo tracce di giurie e vincitori ma non costruiscono edifici. Isozaki ha vinto 10 anni fa il concorso per la nuova entrata degli Uffizi a Firenze. Ancora non é cominciato il cantiere. E forse non comincerá mai.
Se servono a costruire sul serio, i concorsi possono comunque essere un ottimo strumento per garantire la qualitá dell’architettura.

18 mag 2009

11x11 - Ottava Intervista: FRANCESCO LIBRIZZI


Francesco Librizzi nasce nel 1977.
La sua formazione accademica alla Facoltà di Architettura di Palermo, si conclude a Milano con una tesi sviluppata con Paolo Rizzatto e Luceplan, sulla possibilità di sviluppare nuove tipologie di illuminazione per architettura.
Tra il 2004 e il 2005 collabora con Stefano Boeri ad alcuni progetti legati alla nuova sede del gruppo editoriale RCS e in particolare con Mario Piazza sul progetto di interni dei nuovi headquarters RCS a Milano.
Tra il 2005 e il 2007, dopo un articolo monografico a lui dedicato inizia una collaborazione con la rivista Domus.
Nel 2005 apre ufficialmente la sua attività professionale indipendente, uno studio di progettazione che si occupa di architettura, interni e design, sperimentando nuovi paradigmi del vivere contemporaneo.
I suoi lavori più significativi, alcuni interni privati, una scuola d’infanzia, la nuova facciata dell’Allianz Teatro, il padiglone esposisitivo per Iris ceramiche al Cersaie di Bologna, son stati pubblicati dalle principali riviste internazionali di architettura e design, sui più conosciuti magazine online (Dezeen, Europa Concorsi), ed esposte in tutto il mondo.
Attualmente insegna Interior Design alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano, dove collabora alla direzione del Master Interior Design.
Tra I principali premi vinti nel 2008, il primo premio per la riqualificazione architettonica delle Corti di Baires a Milano, e il premio ex aequo per la prima edizione del Prix Hemile Hermes, concorso internazionale di design.

Per leggere l'intervista clica sul Titolo

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Contemporaneo è un termine relativo. Non può che riferirsi agli ultmi sviluppi leggibili dei fenomeni che ci circondano, allo “stato dell’arte” in ogni ambito. Credo che una parte della nostra contemporaneità sia cominciata con la messa in crisi del movimento moderno, sia passata attraverso l’architettura radicale e finalmente dopo la crisi post moderna e decostruttivista del linguaggio, adesso prova a trovare nuova sintesi. Ci siamo quasi, ma non ancora.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

L’impresa condiziona in maniera definitiva la realizzazione di un’opera. Quindi merita il primo posto. Senza degli esecutori eccezionali, innamorati del progetto , in grado di rendere esecutivo e infine realizzare nel dettaglio, nessuno dei miei progetti avrebbe potuto essere realizzato. Secondo posto all’architetto. Postazione di mezzo, in quanto il progettista è davvero un tramite. Il committente illuminato è un abbaglio tanto quanto il progettista genio. Un committente intelligente è gran parte del progetto, ma l’architetto esiste proprio in quanto il cliente non riesce da solo a mettere a fuoco né i suoi bisogni né soprattutto i suoi desideri. I miei clienti si sono sempre aspettati da me delle soluzioni, delle risposte a domande che non riuscivano a porsi con chiarezza. E’ questo il primo ruolo del progettista: provare a capire cosa davvero desidera il cliente, in che modo il progetto può davvero essere una risorsa inedita per il fruitore finale.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Il Non mi aspetto che siano delle istituzioni a promuovere l’architettura. Una committenza privata è sempre più vicina a ciò che realmente accade: sente il mercato, è diretta espressione della cultura di un luogo, incarna una generazione e una classe. Le istituzioni più lentamente provano a creare ritratti di gruppo, cercano identità territoriali lavorando solo in “post produzione”.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Aver Il primo progetto che ho realizzato. Una casa di 50 mq a Milano. Una casa in cui ho anche vissuto per un periodo. In quel progetto sono stato radicale. Non ho ceduto su nessun fronte. Ho diegnato anche le pulsantiere per i comandi delle luci. Non ho accettato quasi alcuno standard, perché avevo bisogno di verificare ogni cosa, di vederla funzionare. Non una ossessione per il customized, ma piuttosto davvero un bisogno di risposte specifiche. Questo bisogno non mi lascia mai. Quando lo sento meno forte, capisco che sono stanco, o che sto perdendo di vista il mio obiettivo.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Si sente in alcuni progetti un nuovo bisogno di misura e di forma.

Gli architetti riprenderanno ad amare e approfondire il proprio mestiere nello specifico ambito della disciplina: il progetto e la composizione di architettura. La mancanza di un linguaggio maturo potrebbe portare su posizioni conservative o neo post moderne.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

No, la domanda non esiste. Esistono solo delle risposte convincenti.
Io nutro sempre più ammirazione per gli architetti che realizzano, non solo progettano, opere innovative. Se realizzi un’opera vuol dire che sei riuscito a inserirla nel corso della storia, che hai convinto chi ha pagato l’opera che quella fosse una soluzione possibile, e tra le possibili la migliore. Vuol dire anche che hai trovato degli esecutori in grado di amare e realizzare l’opera. Vuol dire infine che l’opera sarà giudicata da chi ne potrà fruire e potrà influenzare committenti e progettisti a venire.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Si parte sempre dalle case. Si finisce sempre nelle case. Il modo in cui viviamo influenza le nostre azioni, così come l’ambiente che ci circonda trasforma il nostro modo di vivere e il nostro paesaggio domestico. Credo quindi in una trasformazione intima e minuta, condizionata anche dagli oggetti che si toccano ogni mattina prima di uscire di casa. Le grandi opere pubbliche, senza una certa preparazione richiamo di venire assorbite con lentezza e spesso rimangono incomprese.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

La vera differenza non è all’interno dello studio. La prima vera differenza è la rete di operatori e fornitori che un ambito territoriale sviluppato offre a un progettista. Io ogni giorno sono in contatto con fornitori eccellenti, in grado di interpretare le mie necessità con competenza specisalistica, in grado quindi di migliorare i miei “prodotti” tramite la loro sapienza.

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?
Ciò in cui la Sicilia è ancora indietro è il Desiderio di progetto.

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Sicuramente si è influenzati da ciò che si vede. Ogni progettista oggi dispone di un ampio repertorio di immagini di architettura fresca. Può essere un ottimo strumento. Certo la ricchezza di informazione può creare confusione, superficialità e quindi perdita di linguaggio. Può.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Credo sicuramente nell’efficacia del concorso di architettura, come strumento. I criteri di giudizio delle commissioni possono essere opinabili, ma sono nella maggior parte dei casi, seri.

11x11 - Settima Intervista: ANGELO SPAMPINATO

Angelo Spampinato, architetto, lavora a Londra nello studio ARUP, dedicandosi in particolare alla progettazione di impianti sportivi con ArupSport. Nato a Catania nel 1978, si è laureato presso l’Università Roma Tre nel 2003. A Roma ha avviato la sua esperienza professionale dedicandosi alla ricerca e alla progettazione architettonica e concentrandosi negli ultimi anni sull’approfondimento teorico e progettuale della tipologia degli stadi e degli impianti sportivi più in generale.

Progetti rilevanti:

Presso lo studio ARUP di Londra:
- “Khalifa bin Zayed National Stadium”, Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), inaugurazione prevista nel 2010;
- “Singapore National Stadium”, Singapore, inaugurazione prevista nel 2011.

Presso lo studio SHESA di Roma:
- Nuovo stadio Delle Alpi, Torino, per la Juventus FC, inaugurazione prevista nel 2011;
- Borg Al-Fateh Complex – Five Stars Hotel, Khartoum (Sudan), in collaborazione con CMC Ravenna, inaugurato nel 2008;
- Ristrutturazione e ampliamento temporaneo dello stadio Flaminio di Roma, inaugurato nel 2008;
- Ristrutturazione e trasformazione dello stadio Centrale del tennis di Roma, inaugurazione prevista nel 2009.

Presso lo studio Multiengineering Group di Roma:
- Punto Verde Qualità di Roma Tor Tre Teste, proposta per un nuovo centro multifunzionale.

Nel 2003 ha firmato il progetto dello stadio Dei Palici, proposta di un nuovo impianto per il calcio a Catania.

È autore del libro Stadi del Mondo – Sport & Architettura, pubblicato per Edizioni Gribaudo nel 2004 e tradotto in francese, spagnolo e olandese.
È tra gli autori di WorldStadiums.com, tra i più importanti siti web dedicati agli stadi, e autore della sezione dedicata all’architettura degli stadi.

Per leggere l'intervista clica sul Titolo
Evento 11x11 Organizzato da: Spazi Contemporanei, Fondazione Architetti PPC di Catania Luogo: Zo Centro Culture Contemporanee Piazzale Asia, 6 - Catania Data: 23.05.2009

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Mi piace definire contemporanea l’architettura molto vicina ai nostri giorni. Direi quella degli ultimi 15 anni, forse 20, non di più. Del resto basta sfogliare una “vecchia” rivista di architettura di 20 anni fa per accorgersi di come sia ormai cambiato l’orientamento della ricerca architettonica, mentre è sotto gli occhi di tutti l’evoluzione dell’uso dei software nell’architettura e il cambiamento che hanno portato nella loro trasformazione da supporto per il disegno a strumento di progettazione.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

Fanno tutti parte della stessa orchestra. La bacchetta è in mano all’architetto, tromba e violino rispettivamente al committente e all’impresa: le competenze e la sintonia sono essenziali affinché riesca l’esecuzione del brano; ma se stona uno soltanto, i fischi li prendono tutti.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Il parere non può che essere positivo quando si tratta di promuovere e preservare l’architettura contemporanea in Italia e in Sicilia in particolare. A mio avviso il D.A.R.C. può contribuire in modo determinante alla valorizzazione dell’architettura in Sicilia, inserendosi con un ruolo differente in un percorso già tracciato nella nostra isola da altre valide realtà di promozione dell’architettura contemporanea quali, per citarne una a me cara, l’In/Arch Sicilia.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Aver imparato a vedere l’architettura come un’“arte scientifica”: l’estro e la creatività da una parte accompagnate dalla statica e dalle regole costruttive dall’altra, per fondersi in qualcosa che è al tempo stesso forma e sostanza, pensiero e parola. Fondamentale, in questo senso, è l’approccio culturale alla progettazione.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Scelgo tre aspetti positivi e altrettanti negativi.
Tra i primi: la ricerca di identità nell’opera architettonica, l’evoluzione tecnologica nell’architettura, in particolare nell’uso dei materiali, e infine l’evoluzione tecnologica nella comunicazione, che ha accelerato i tempi del processo edilizio mutando le relazioni tra le diverse componenti.
Tra gli aspetti negativi: la subordinazione dell’architettura agli interessi economici, tanta ripetitività e poca innovazione in determinate tipologie architettoniche, la tendenza all’omologazione.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Sì. Dove l’architettura viene relegata al concetto essenziale del soddisfacimento di un’esigenza col minimo sforzo e la minima spesa, senza disponibilità di tempo e risorse per la ricerca e la sperimentazione, la cultura architettonica contemporanea difficilmente riuscirà a trovare spazio. Al contrario, nei Paesi in cui l’architettura è una scommessa per il committente, l’architettura contemporanea diventa protagonista, interprete di un servizio professionale proprio nelle sue componenti artistiche, filosofiche e culturali.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Sono sicuramente tante le opere che potrebbero dare un forte impulso allo sviluppo del territorio ma se dovessi sceglierne una per Catania penserei a un nuovo stadio. Non voglio tirare acqua al mio mulino avendo già avanzato una proposta concreta in questo senso con lo stadio Dei Palici, ma a prescindere dal mio progetto credo che un impianto di nuova generazione capace di riflettere la passione per lo sport e per il calcio in particolare e in grado di ospitare non solo tifosi e spettatori ma anche famiglie e visitatori sette giorni su sette possa essere una scommessa vincente per la città.
Uno stadio concepito come una nuova centralità urbana può diventare protagonista dello sviluppo economico e sociale del territorio.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

La differenza che salta subito agli occhi rispetto all’organizzazione del lavoro che ho visto in generale in Italia è la predisposizione a lavorare in gruppo, con “team” organizzati e strutturati che riescono a dare un valore aggiunto al prodotto finale.
Inoltre, si investe molto in termini di tempo e risorse per la progettazione e la ricerca architettonica anche quando il progetto è ormai in una fase avanzata e ha già ottenuto le approvazioni necessarie: si ridiscutono le idee, si torna indietro sul progetto, si valutano proposte diverse, consapevoli dell’importanza di queste fasi e che risultato finale sarà qualitativamente migliore.

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Per molti aspetti sì, e tra questi quello che più mi preme sottolineare riguarda i tempi di realizzazione dell’opera di architettura. In tanti Paesi europei il processo costruttivo è più snello e veloce, si passa dal progetto all’edificio realizzato in poco tempo e questo favorisce l’interesse dell’opinione pubblica per il dibattito architettonico. Di conseguenza la ricerca architettonica e l’innovazione tecnologica sono viste con favore.

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Sì, penso che questo accada spesso. Molte opere di architettura contemporanea sono “svelate” al grande pubblico, addetti ai lavori e non, attraverso i rendering pubblicati su internet o su giornali e riviste. Affinché l’opera abbia successo, anche l’impatto mediatico deve essere accuratamente “progettato” e questo ha spostato l’asse della ricerca verso un’architettura che riesca a comunicare in modo rapido ed efficace attraverso segni netti e facilmente identificabili e memorizzabili.
Questo è quello che accade anche, nella mia esperienza attuale con ArupSport, per la progettazione del nuovo stadio Nazionale degli Emirati Arabi, ad Abu Dhabi: nonostante il cantiere sia ormai avviato da tempo, i rendering del progetto non sono stati ancora mai pubblicati per una precisa volontà di continuare a lavorare alla ricerca di una immagine architettonica finale (intesa anche nel senso di singolo fotogramma) dal forte impatto comunicativo.


11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Non del tutto, perché penso che il principio di qualità dell’architettura non sia assoluto ma che sia fortemente influenzato dalla sensibilità e dalla cultura architettonica di chi è chiamato a giudicare.
Senza voler entrare nel merito delle accuse più o meno fondate sulla correttezza e la trasparenza di tanti concorsi di architettura, spesso non mi sono trovato d’accordo con gli esiti dei concorsi per via delle motivazioni: non per “obiettivi errori di valutazione”, ma più semplicemente perché la giuria tendeva a valorizzare maggiormente alcuni aspetti del progetto per me meno rilevanti rispetto ad altri.
Penso infatti che sia difficile che, in generale, una commissione giudicatrice possa farsi garante del principio di qualità, proprio perché credo che non possa esistere un principio di qualità assoluto, valido per tutti. Ma il bello dell’architettura è anche questo!

16 mag 2009

11x11 - Sesta Intervista: ROBERTO FORTE


La sesta intervista riguarda: Roberto Forte.
Roberto dopo alcune esperienze nel campo della cooperazione internazionale, si laurea in architettura nel 2000 con una tesi sulla tutela e valorizzazione dell’area portuale di Catania. Il progetto, partendo da una approfondita indagine storica sulla città, ha come obiettivo la rivalutazione integrata di spazi urbani ed attrezzature pubbliche con destinazione a museo e polo universitario.
Dopo una breve esperienza presso una struttura professionale romana, si trasferisce in Germania dove collabora alla stesura del progetto per il Centro del Commercio Polacco a Berlino.
Dal febbraio del 2001 viene ingaggiato dallo Studio Daniel Libeskind dove, iniziando come model maker, assume presto il ruolo di project leader per un cinema multisala, una delle 4 principali sezioni del vasto centro commerciale WestSide di Berna.
Nell’aprile del 2003 si trasferisce in Australia dove inizia una breve e proficua collaborazione con un giovane studio locale sviluppando progetti residenziali e turistici.
Rientrato in Italia nel settembre del 2003 lavora sia in proprio sia in collaborazione con diversi studi professionali.
Nel dicembre del 2003 viene invitato e partecipa ad una consultazione internazionale per la ricostruzione della stazione turistica Etna Nord distrutta dall’eruzione del 2002. La proposta ottiene una menzione d’onore.
Da Maggio 2004 è partner fondatore di ZERO Architetti. Vincitori nel 2006 del Concorso Europeo di progettazione “Piazze Botaniche – recupero di cinque piazze a Catania”, con la proposta per piazza San Leone. Il team si è anche classificato al terzo posto per il progetto di piazza Spirito Santo e al quarto per Piazza Montessori. Recentemente lo studio ha conseguito una menzione d’onore con il progetto per il concorso “Centro Televisivo Sperimentale e Didattico-Culturale, Reggio Calabria”.

Per leggere l'intervista clicca sul Titolo

LINK dell'Evento del 23 maggio 2009:
http://undiciperundici.wordpress.com/

INTERVISTA

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?
Credo che la contemporaneità sia un concetto abbastanza vasto e la cui delimitazione ad un preciso intervallo storico-temporale sia poco produttiva. Come citi nella stessa domanda, il contemporaneo è estremamente “variabile” in base che si parli di arte, musica, teatro.
Il panorama dell’architettura contemporanea, per entrare nello specifico, è così sfaccettato che certe opere, per quanto realizzate il semestre scorso, sono di difficile collocazione temporale. Merito della “contemporaneità”? Non saprei dire, comunque, come non credo negli “ismi” o nella necessità di etichettare questo o quello, penso che alla fine qual è l’utilità di individuare l’arco temporale che definisce l’architettura contemporanea? Lascio l’arduo compito agli storici!

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

Tutti e tre allo mosto modo, assolutamente.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Conosco troppo poco l’attività del D.A.R.C. per essere in grado di rispondere a questa domanda. Posso però dire che sono abbastanza perplesso riguardo i “possibili cambiamenti e i contributi” che una qualsiasi istituzione possano apportare alla conoscenza – ancora prima di cultura – nell’isola dell’architettura contemporanea. Sono più ottimista verso quelle iniziative che partono “dal basso”. Nelle realtà estere dove ho vissuto e lavorato il vero “fermento” culturale, e non necessariamente architettonico, è alimentato da tantissime iniziative private, a volte occasionali, a volte programmatiche. Da queste parti, per lo più, si parla d’architettura tra architetti. Ci si incontra per lamentarsi, criticare, discutere di questo o quel problema, ma non mi sembra ci siano poi tutte queste reali opportunità di scambio di opinioni che sia costruttivo a favore della divulgazione della conoscenza dell’architettura contemporanea. Comunque per quanto attiene una mia personale “sensazione” sulla D.A.R.C. e sui concorsi banditi da questa istituzione, devo dire che non nutro una grande ammirazione. Piuttosto, in certi casi, il patrocinio mi è sembrato un ennesimo tentativo di pilotare i risultati in favore di questo o quell’amico, collega o altro. A questo proposito concludo con una riflessione presa in prestito a Luigi Prestinenza Puglisi ( contenuta, tra l’altro, all’interno di un articolo comparso su l’Arca). In merito ai concorsi banditi dal D.A.R.C. o con il patrocinio del Dipartimento, Prestinenza riteneva più corretto e trasparente che nessun membro del D.A.R.C. figurasse all’interno della giuria.

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

L’ esperienza che farò domani mi darà qualcosa in più di quanto ho oggi. Mi piace rimettermi in discussione e per questo evito di farmi lasciare “segni” indelebili.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Non credo di essere in grado di dare una risposta in termini così generici e generali.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ “offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Credo sia necessaria una maggiore opera di divulgazione e conoscenza della cultura architettonica in generale. La consapevolezza può derivare dalla conoscenza di quelli che possono essere orizzonti decisamente più ampi di quelli del proprio orticello.
Non possiamo parlare di scarsa diffusione della “cultura contemporanea” quando riviste, blog, trasmissioni, video ci circondano e sommergono di informazioni sull’architettura anche contemporanea. Chiaramente bisogna valutare ciò che arriva fino a noi, che comunque restiamo tagliati fuori dagli importanti circuiti culturali nazionali ed internazionali. Le università, l’INARCH si sforzano di organizzare occasioni di divulgazione e di crescita della sensibilità del pubblico verso l’architettura ma le difficoltà ordinarie rendono tutto difficile, improduttivo e improgrammabile. Bisogna imparare a decodificare queste informazioni e soprattutto a sviluppare un senso critico. Tutto ciò non può avvenire dall’oggi al domani, ma è innegabile che rispetto ad altre parti del’Europa abbiamo molto di più da fare.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Qualunque opera se ben pensata e ben progettata può dare un contributo, piccolo o grande che sia. In una condizione critica come quella del territorio dell’area metropolitana catanese, per esempio, la congestione del traffico veicolare è patologica come è patologica la gestione del trasporto pubblico che è anche causa concomitante. Credo che in un futuro prossimo temi progettuali legati alla mobilità ed intermodalità debbano essere affrontati con urgenza e soprattutto competenza e lungimiranza.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)
…………………………….

9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Credo ci siano differenze sostanziali tra gli standard qualitativi europei e quelli italiani/siciliani Le cause sono molteplici. Buona parte delle responsabilità sono comunque anche nostre.

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Nell’attività progettuale impieghiamo gli strumenti di visualizzazione digitale come supporto alla progettazione, come strumenti stessi del progettare. Al pari dei vecchi “plastici” di studio, degli schizzi a matita, gli strumenti di visualizzazione servono indubbiamente alla fase progettuale che alla fase “illustrativa” del progetto a terzi. Chiaramente ci sono architetti che invece “spingono” le capacità e potenzialità di questi strumenti incanalandoli in un tema di ricerca che, magari, ha più a che fare con la sperimentazione plastica di forme, tessiture, trame. In ogni caso questi strumenti restano tali. La “composizione” è prima nella mente del progettista e poi passa allo strumento. Ma il contrario spesso avviene pure. Bisognerebbe comunque spostare la discussione sulla qualità del prodotto.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Non è il concorso come strumento a garantire qualità e trasparenza di un opera architettonica pubblica. E’ l’operato di chi giudica le proposte all’interno di un concorso che dovrebbe garantire tutto ciò. Sulla trasparenza: Partecipiamo spesso a concorsi di idee o di progettazione. Purtroppo noto con sempre maggiore frequenza che l’operato dei giudici sia poco chiaro nell’enunciare e applicare coerentemente i criteri di valutazione delle proposte. Al di là di somme algebriche di questi o quei punteggi, a volte i giudizi pubblicati non sono altro che banali “trasposizioni” di parti delle relazioni descrittive delle proposte stesse. Quanto di più “trasparente”!!! Sulla qualità: Non credo che il concorso, nella nostra realtà, sia sempre espressione di qualità. Un po’ per via dei meccanismi di scelta che non sono sempre oggettivi e trasparenti. Come dicevo inizialmente, bisogna vedere da chi è composta la commissione e quindi dall’”autorità” dei giurati, dalle loro capacità di valutare le proposte concorsuali. Noto comunque che nei concorsi nazionali le commissioni sono comunque troppo “locali”, a volte poco qualificate e spesso non estranee a legami con vincitori e premiati. Tutto questo non necessita di ulteriori commenti sul “livello di equità” del giudizio.

12 mag 2009

11x11 - Quarta intervista: MAB ARQUITECTURA


Lo studio MAB Arquitectura si costituisce a Barcellona nel 2004 sotto la guida dei due architetti associati, Floriana Marotta e Massimo Basile.
Si occupa di architettura, urbanistica e paesaggismo, rivolgendo particolare attenzione al progetto dello spazio pubblico e all’integrazione tra progetto d’architettura e progetto urbano.

Floriana Marotta nasce a Palermo nel 1977. I suoi studi si svolgono all’universitá di Palermo dove si laurea, e all’Ecole d’Architecture de Luminy, a Marsiglia. Qui collabora con l’Etablissement Public d’Amenagement Urbain “Euromediterranée”, istituzione creata per la progettazione urbanistica strategica della cittá di Marsiglia. Studia paesaggismo nell’ambito del Master in Arq. Del Paisaje della UPC a Barcellona. Vive e lavora a Barcellona dal 2001. Qui ha collaborato con Xavier Costa, curatore della fondazione Mies van der Rohe e fino al 2004 con lo studio MBM arquitectes(Martorell,Bohigas,Mackay Capdevila,Gual).

Massimo Basile nasce nel 1976 a Palermo. I suoi studi si svolgono alla Facoltá di Architettura di Palermo ed in Francia all’Ecole d’Architecture de Luminy, Marsiglia. Si trasferisce a Barcellona nel 2001, dove vive e lavora insieme a Floriana Marotta. Ha collaborato con lo studio Carlos Ferrater e successivamente con lo studio BAAS di Jordi Badia fino al 2004.

per leggere il resto dl post clicca sul titolo

Tra i progetti realizzati dallo studio, la Enoteca Miceli a Palermo, le Cantine Vinicole Barbera a Porto Palo di Menfi, e l’intervento di Social Housing e parco urbano in Via Gallarate a Milano, attualmente in fase di ultimazione.
Mab ha ricevuto il 1º premio per il concorso Abitare a Milano Via Gallarate ed è risultato finalista, in team con MBM arquitectes, ai concorsi ad inviti per la riqualificazione dell’area Santa Chiara a Pisa e in quello della Nuova Stazione Centrale di Bologna.



1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L'Arte contemporanea si riferisce all'arte creata nel presente ed include generalmente tutta l'arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Gli storici tendono ad individuare delle date o dei mutamenti socio-economici e culturali nella società cosi forti da dare inizio ad una nuova epoca. Ciascun studioso in un modo o nell’altro, più o meno esplicitamente, esprime un giudizio personale con il proprio punto di vista del tutto soggettivo. Da progettista piú che da storico, io credo che sarebbe più opportuno che ci si chiarisse su ciò che si intende per “contemporaneo”. Contemporaneo a che cosa e a chi? Ma anche contemporaneo in che luoghi d’europa o del mondo. Io direi che contemporanea può essere definita quella architettura che da una risposta esaustiva alla cultura dell’abitare nel tempo in cui viviamo, e che per di più riprogetta i modi dell’abitare. Ad oggi mi sento di poter dire che dal movimento moderno e dalle teorie di Loos, Le Corbusier e Mies Van der Rohe non é cambiata molto la forma di abitare le case, i luoghi di lavoro e le città in generale. O almeno non ci sono stati mutamenti o innovazioni cosi forti da potere dire che siamo entrati in una nuova epoca passando attraverso una rivoluzione culturale profonda.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l'esperienza che tu hai potuto maturare all'estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un'opera?

Un buon committente e un buon architetto garatiscono già da soli quasi la totalità della buona riuscita dell’opera. Una buona idea si può costruire anche con pochi fondi e con mano d’opera poco specializzata. Dipende dalle tecnologie e dagli intenti. Se il progetto si basa sulla finezza dei dettagli costruttivi e sulla perfetta relizzazione delle finiture, allora basta poco perchè l’impresa mandi in fumo tutte le aspettative di committente e architetto. In ogni caso è indispensabile la supervisione dell’autore. I disegni esecutivi non bastano mai!

3. Riguardo all’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell'opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Purtroppo non conosco bene l’attivitá del Darc. Ho visto alcuni concorsi che ha organizzato o patrocinato ma non ho mai avuto occasione di approfondire.

4. Qual'è l'esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Sicuramente la mia prima esperienza professionale, prima da studente e poi da laureato, al fianco di Carlos Ferrater a Barcellona. Un tuffo in apnea nella attività di progetto più intensa con tutti gli stimoli che venivano parallelamente dalla pratica dell’architettura e dall’osservazione della città. Una Barcellona che negli anni in cui l’ho conosciuta, nel 2000, era già all’apice del suo sviluppo architettonico e urbanistico, ed ancora in crescita costante.
E successivamente il contatto con lo studio MBM, con il quale mia moglie ha collaborato per diversi anni, e che ha rappresentato per noi un punto di riferimento fortissimo nella progettazione alla scala urbana e per l’attenzione dedicata al tema dello spazio pubblico, alla componente sociale e all’attenzione alla scala umana che influenza la progettazione.
Dunque Ferrater,Barcellona e Bohigas contemporaneamente.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Tra gli aspetti positivi sicuramente sta la grande qualità raggiunta dalle tecniche costruttive e dall’innumerevole varietà nell’uso dei materiali nell’architettura. La fantasia con cui spesso si reinterpretano tecniche e materiali tradizionali della cultura di un luogo, anche poveri, con un linguaggio del tutto nuovo. Come ricette di cucina contemporanea che trasformano con creatività piatti comuni di ogni giorno.
Insieme a questo il rispetto per l’emergenza ecoambientale e la ricerca in corso sulle basse emissioni energetiche degli edifici.
Ciò che invece ritengo negativo è la tendenza alla spettacolarità e al formalismo gratuito che si stanno imponendo sempre più forti nella cultura architettonica contemporanea.
Forse un pó spinti dalla domanda di amministrazioni pubbliche e investitori privati, gli architetti sempre piú si sono orientati verso l’edificio “singolare” ed iconico. E i sindaci soddisfatti di avere un edificio unico al mondo, ma spesso con nessuna relazione con il luogo.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

La cultura architettonica e artistica influenzano l’opinione pubblica attraverso i buoni esempi di relizzazioni concrete e attraverso il dibattito sui mezzi di comunicazione, le esposizioni ecc.
Ma in Italia e in Sicilia che peso ha il dibattito sull’architettura contemporanea agli occhi dei non addetti ai lavori?
L’educazione all’architettura o all’arte non sono innate in una società. Devono essere coltivate e devono essere trattate come elementi importanti della cultura di una società.
Dovrebbe essere un dovere delle università e degli ordini professionali, ma ancor più di una politica colta e illuminata, dare il giusto peso all’architettura, allo spazio pubblico, all’arredo urbano affinchè l’opinione pubblica ne riconosca la necessità. E fare si che questa necessità si trasformi in norma di legge.
In molti paesi l’architetto è considerato dall’opinione pubblica e dalla normativa edilizia, una figura indispensabile e un professionista di tutto rispetto.
In sicilia non è sicuramente cosi. Parte della colpa è degli architetti e degli ordini professionali che non hanno saputo difendere le propie competenze agli occhi della società e altra gran parte della politica, che continua a permettere che costruisca chi non ne ha le competenze e la formazione adeguata per farlo.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Non credo che lo sviluppo del territorio possa essere legato ad una opera in particolare.
Non stiamo parlando di un’operazione alla Guggenheim di Bilbao, dove l’effetto mediatico è stato portato ai massimi estremi, e sicuramente con ricadute sul turismo culturale mai viste prima. In Sicilia potremmo avere bisogno di infrastrutture più adeguate ai tempi d’oggi, oppure di porti turistici e commerciali più sviluppati, piuttosto che di parcheggi e opere capillari nelle città per il potenziamento dei trasporti pubblici.
Lo sviluppo di un territorio devi pianificarsi su criteri ad una scala territoriale molto piú ampia e basarsi su obbiettivi socio- economici e di scambi commerciali e turistici. L’architettura viene dopo.

8. Qual'è la principale differenza nell'organizzazione del lavoro all'interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l'intervistato opera all'estero)

Non lo so. Credo che ogni studio adotta un metodo di lavoro che gli è piú congeniale.
Non credo che dipenda affatto dal paese in cui si trova.

9. Nella realizzazione di un'opera, grande importanza viene data all'effettiva esecutività del progetto; ritieni che l'Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Credo che la sicilia sia ancora abbastanza indietro.
In parte perché non c’è “l’allenamento” a costruire, visto che i piani urbanistici sono cosí blindati…parlo del piano Cervellati per esempio. Gli architetti non hanno l’opportunitá di cimentarsi nella relizzazione dei progetti che disegnano, e questo influisce sulle tecniche costruttive e sugli standard, che sono ancora quelli di venti o trenta anni fa, quando le imprese si cimentavano anche con opere piú complesse e gli architetti costruivano le espansioni delle cittá. Sto estremizzando il preblema, ma il punto è che veramente si costruisce cosí poco, e con budgets cosi bassi in Sicilia, che è difficile pensare che si raggiungano gli standard medi europei. E parallelamente non c’è, come dicevamo prima, la cultura dell’architettura ben progettata e ben costruita.


10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

Sicuramente si, ma in positivo. Le simulazioni tridimensionali possono essere uno strumento molto più potente della matita e di una prospettiva tradizionale. I modelli virtuali in 3D Possono amplificare l’immaginazione, cosi come danno la possibilitá di disegnare forme o anche elementi strutturali prima difficili da visualizzare. Le immagini dovrebbero comunque limitarsi ad essere uno strumento della proggettazione e non il fine ultimo. Si corre il rischio molto spesso di confezionare un progetto come un pacco ben involto e attraente, incitati dalle giurie dei concorsi che in maniera spietata e superficiale si lasciano trasportare da una immagine senza entrare nel merito dei disegni.
È un circolo vizioso, a cui io stesso cerco di dare equilibrio quando presento un progetto. Sotto una buona immagine deve stare una sezione interessante, uno spazio complesso, una pianta ben distribuita.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Questo non saprei dirlo. Non ho mai fatto parte di una giuria. Non so esattamente quali sono le dinamiche. Di sicuro ultimamente è diventato quasi impossibile per una giuria fare una selezione dei progetti in base ad uno studio approfondito delle proposte. In certi casi le proposte sono centinaia e sempre mi chiedo quale può essere il criterio di esclusione.
A parte questo, sono abbastanza contrario al concorso di idee che non prevede un incarico sicuro per il vincitore. È una prassi che ormai quasi solo in Italia viene usata da piccole amministrazioni per poter tenere nel cassetto buone idee di progetto e poterle gestire in maniera del tutto indipendente, e con i propri tempi. Sempre e quando l’opera a concorso si voglia realmente realizzare.
La formula migliore dovrebbe essere sempre il concorso aperto in forma anonima e con incarico diretto al vincitore.
(TESTO DI MASSIMO BASILE)

Qui il resto del post

8 mag 2009

11x11 - Terza Intervista: ERNESTO MISTRETTA

Di seguito la terza intervista dell'evento 11x11 (undici domande per undici architetti) che si terrà presso il Centro ZO il prossimo 23 maggio.

Ernesto è nato a Marsala (TP) nel 1976, si laurea in architettura a Palermo nel 2001. Dal 1998 progetta appartamenti, lofts, giardini, allestimenti museografici e scenografie teatrali in Italia ed in Francia.
Dal 2001 realizza una serie di case unifamiliari nella provincia di Trapani in Sicilia, un Hotel, la risistemazione del porto turistico di Palermo in collaborazione con l’architetto tedesco Hans Walter Müller. Dal 2005 collabora con l’architetto francese Jean Nouvel (pritzker price 2008) in qualità di chef di progetto nella realizzazione di grattacieli, sale concerto, mediateche, musei, alberghi, abitazioni, ristoranti, imbarcazioni, oggetti di design industriale.
Si batte contro la globalizzazione per un’architettura contestualizzata che tenga conto delle specificità dei luoghi e degli uomini.


1 Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Se avessi la possibilità sopprimerei le categorie storiche e parlerei di modernità nel corso della storia dell’architettura. La modernità è atemporale e proporre forme abitative inedite e al passo con le altre arti, le tecnologie e la politica.

2 Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

I tre fattori sono sempre stati importanti nella storia ma il loro rispettivo peso è sempre diverso. Oggi l’architetto nella veste di star ha un peso preponderante su gli altri due ma non per questo fa una migliore architettura.

3 Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia (oggi unificato con il Dip. Beni Culturali) e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Divario? Ogni paese ha le sue specificità ed una sua storia. L’architettura italiana e siciliana degli ultimi decenni è lo specchio della situazione culturale e politica del nostro paesa e per questo bisogna rispettarla. Penso che il PARC e il DARC potranno fare poco in un paese ancora malato.

4 Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Non mi sono mai fatto tatuare né il corpo né la mente. I "modi" non fanno per me, io progetto rispondendo ad un luogo, un cliente e soprattutto alle mie emozioni.

5 Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Quale architettura contemporanea e quale architetto?

6 L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Il problema è sempre lo stesso, in un paese dove domina un clima totalitario, la speranza di una domanda consapevole è lontana.

7 Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Non un’opera di architettura ma un’opera d’arte: I Cretti di Burri a Gibellina.

8 Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)

L’Atelier Jean Nouvel nel quale mi diverto a lavorare, non ha un’organizzazione predefinita, ci si adatta alle specificità di ogni progetto con grande entusiasmo e sensibilità.

9 Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Ho voglia di affermare che l’Europa è indietro rispetto agli standard qualitativi siciliani.

10 L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

All’immagine Virtuale ogni architetto attribuisce la sua importanza nell’elaborazione del progetto, alcuni la considerano il progetto.

11 Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Il termine “mediamente” mi spaventa. L’Architettura esige l’eccellenza.
Nei concorsi di architettura l’eccellenza dipende dagli architetti ma anche dalle commissioni e quest’ultime dipendono dalle volontà politiche……..