28 apr 2009

Studio HMA - Residenze contemporanee in Nuova Zelanda














Dopo il post su Melbourne (Australia), eccone uno sulle residenze contemporanee in Nuova Zelanda. Ha colpito la nostra atternzione uno studio di architettura nato dall'impegno di Max Herriot and John Melhuish che, dopo appena 10 anni di attività professionale, hanno aperto tre sedi dello studio e vantano una produzione di una indiscutibile qualità. Lo studio HMA (Herriot Melhuish Architectue) ha all'attivo diverse residenze tra le quali ne abbiamo selezionato alcune che a nostro parere dimostrano una straordinaria coerenza di approccio progettuale. Legno, volumi puri, grande pulizia
Attenzione, non parliamo di Archistar, nè tantomeno di progetti di estrema sperimentazione (come la Letter Box di Melbourne); è solo un semplice esempio di come in Nuova Zelanda due semplici architetti progettano case normali, per gente normale.

















24 apr 2009

11 x 11 - prima intervista: DAVIDE CAMMARATA

Spazi Contemporanei ha ideato un'intervista multipla con 11 domande a cui risponderanno 11 architetti siciliani che vivono e lavorano in sicilia od hanno vissuto realta' lavorative all'estero. Vi propongo la prima intervista, all'Arch. Davide Cammarata, che farà parte dell'Evento del 23 Maggio 09 alle Ciminiere a Catania con l’obiettivo di promuovere il dibattito circa la diffusione e la promozione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia.

1. Spesso si fa una gran confusione nel definire il lasso di tempo che racchiude le opere di architettura “contemporanea”. La Storia contemporanea è il periodo storico che parte dal Congresso di Vienna ad oggi (193 anni). L’Arte contemporanea si riferisce all’arte creata nel presente ed include generalmente tutta l’arte creata dalla fine degli anni sessanta del XX secolo fino ai giorni nostri (circa 40 anni). La Musica contemporanea è quella composta nel XX e nel XXI secolo. Il Teatro contemporaneo è quello che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri (circa 30 anni). Qual è, a tuo parere, l’intervallo temporale corretto che definisce l’architettura contemporanea?

Contemporaneo è qualcosa che senti vicino, che ti siede accanto e di cui avverti la presenza, adesso. È tutto ciò che non ti respinge, che non ti allontana, che ti rafforza e tenta delle risposte. È ciò che genera tracce di serenità. È l’essenzialità. È l’ospitalità. È il senso della dimensione e il rifiuto del superfluo. Le pietre prive di pensiero sono anime morte, non fanno l’architettura.
Io non so quale potrebbe essere l’arco temporale corretto in cui collocare l’architettura contemporanea e aspetto con pazienza che un bravo storico me lo dica. Nel frattempo mi auguro che gli architetti lavorino senza pensare troppo alla loro “storia” rendendo cosi un buon servizio all’architettura.

2. Per una buona riuscita di opera ci vuole un buon architetto, un committente illuminato e una buona impresa. Per l’esperienza che tu hai potuto maturare all’estero, puoi indicare che peso hanno questi 3 fattori nella realizzazione di un’opera?

Personalmente non ho vissuto alcuna esperienza professionale all’estero ma ritengo che ognuno di queste componenti sia fondamentale per la buona riuscita del progetto di architettura sia all’estero che in Italia. Aggiungerei all’elenco una sottocategoria della voce committente: classe dirigente adeguata.

3. Riguardo l’architettura contemporanea, l’Italia negli ultimi anni sta tentando di recuperare il grosso divario con gli altri stati europei e lo sta facendo lentamente. Una importante tappa a livello nazionale è stata l’avvio del P.A.R.C. “Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, della qualità del progetto e dell’opera architettonica e urbanistica”. La Sicilia ha recepito le direttive ministeriali con l’istituzione del D.A.R.C. Sicilia e ad oggi l’attività del Dipartimento per l’Architettura e l’Arte Contemporanea rappresenta un punto di riferimento per tutti i professionisti e gli enti che operano nel settore avendo già all’attivo il patrocinio di ben 12 concorsi internazionali entro il 2009. Qual è il tuo parere sull’attività del D.A.R.C. e sui possibili cambiamenti e i contributi che la sua istituzione potrà apportare nella cultura isolana riguardo l’architettura contemporanea?

Qualsiasi forma di “associazionismo” che si pone come obiettivo la divulgazione del sapere e della conoscenza, rappresenta ovviamente un fatto positivo. Di certo non mancano coscienze da sensibilizzare e, più se ne sensibilizzano, più contemporanei si diventa altrimenti si rischia di vivere un’altra epoca senza averne, per l’appunto, coscienza.
Non credo alla equazione: tanti concorsi uguale qualità architettonica. Non basta finanziarli (i concorsi). Bisogna fare in modo che siano trasparenti, ben strutturati, bisogna rispettarne gli esiti dando seguito alla costruzione del progetto vincitore. Servono competenze ed onestà nelle fondazioni e negli uffici tecnici. Sembrano cose impensabili. Cosi come sembra impensabile una forma di associazionismo, passatemi il termine, “militante”. Nel senso che se qualcuno o qualcosa vuole essere punto di riferimento di una categoria (brutto termine che non comprende la vocazione all’architettura) dovrebbe esercitare maggiore incisività nei confronti di quegli apparati che, in nome di una presunta salvaguardia del territorio, determinano i criteri costruttivi dominanti, trasformando ogni velleità compositiva in pessima edilizia.
La realizzazione di un’architettura, contemporanea, si imbriglia tra le maglie della burocrazia applicata e bisogna dotarsi di molta pazienza fin dall’inizio cioè fin da quando, ingenuamente, si richiede il rilascio della concessione edilizia e dei nulla osta relativi (sanitario, soprintendenza, forestale,…….). Chiedo scusa se parlo di cose esteticamente sgradevoli ma, queste sgradevoli cose, incidono sulla divulgazione della nostra architettura contemporanea, sul rinnovamento e sulla sopravvivenza. Normalmente, le autorizzazioni di rito recitano a memoria lo stesso “canto” che più o meno fa cosi: l’intonaco dovrà essere di colore ocra perchè è il colore delle terre, i muretti (forme di timidezza linguistica) che delimitano il lotto non devono essere più alti di 50 cm sormontati da recinzione metallica e realizzati in pietra locale (opus incertum), il tetto sarà a falde con manto di coppi siciliani . E poi ancora: il portico deve essere rigorosamente in legno, gli aggetti dotati di buon senso. Potrei continuare ma ogni velleità sarà severamente punita con gli strumenti consentiti dalla legge.
Come faccio a spiegare che il portico non è “intenzione” di abusivismo ma è una pausa? Come si misura la pausa in architettura? Come si spiega la continuità tra uno spazio interno ed uno esterno, il vuoto, l’intimità e l’universo semantico che l’architettura è capace di generare senza provocare allarmismo e derisione?

Dicevamo………. Ah si , l’architettura contemporanea…….

4. Qual’è l’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nel tuo modo di progettare?

Mi occupavo da parecchi mesi del progetto di ristrutturazione di una casa unifamiliare e cercavo di fare del mio meglio, lo giuro. Tanta fatica per trasformare quella casa in qualcosa di simile ad una architettura. Sedute pedagogiche interminabili sul perché eliminare un cornicione superfluo, sulla purezza delle forme e quant’altro un architetto può dire al committente sotto effetto dell’architettura. Ad un certo punto, durante l’ ennesimo incontro, la signora mi ha chiesto: “dove metto la pettiniera?” Ecco, questa è stata un’esperienza che mi ha lasciato senz’altro un segno indelebile.

5. Quali sono gli aspetti che ritieni i più positivi ed i più negativi dell’architettura contemporanea?

Ogni buona costruzione produce “benessere”. Migliora e semplifica la vita dell’uomo nel suo naturale scorrere. L’aspetto negativo è il ricorso alla spettacolarizzazione esasperata, è la ricerca di originalità a tutti i costi, del resto, l’essenziale vuole una dimensione, il superfluo la rifiuta.

6. L’architettura, al di là delle componenti artistiche, filosofiche e culturali, è anche un servizio professionale che viene reso ad un committente pubblico o privato in regime di mercato a seconda della “domanda” e dell’ ”offerta” del servizio stesso. Ritieni che la scarsa diffusione della cultura architettonica contemporanea in Sicilia e in altre parti d’Europa sia causata dalla mancanza di una “domanda consapevole” circa i necessari requisiti di contemporaneità di un’opera nuova?

Il “mercato” o meglio le persone che richiedono le prestazioni professionali di un architetto non richiedono conoscenze, vogliono ricette. Immaginano la propria casa addobbata come la scenografia di “domenica in” e arredata in stile love-boat. Il benessere economico e le lauree da raccolta punti hanno prodotto questa confusione generalizzata che comprende anche gli architetti. Dalle mie parti se dici che sei di Milano sei un architetto bravo e se, per disgrazia, non dovessi esserlo puoi sempre darti una ripulita scrivendo sul bigliettino da visita: laureato a Venezia. “Giù al nord”, invece, il committente è un po’ più fighetto, più informato, frequenta qualche amico mobiliere dove trascorre i pomeriggi a discutere di donne e design. E’ un uomo navigato insomma, capace di conversare con un buon vino tra le mani o meglio, con lo stelo del calice tra il pollice e l’indice, perché Michele lo gira e lo rigira quel bicchiere: gusto chiaro, gusto pulito, ma…. è glen grant. No. È ubriaco prima di bere. E la sua casa?. È uguale allo show-room e lo show-room è uguale alla sua casa.

7. Conoscendo la realtà siciliana ed in particolare di una delle città che conosci meglio, quale opera di architettura potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo del territorio?

Le città, compresa quella che provo ad abitare con risultati pessimi, non hanno bisogno di funambolismi architettonici, di originalità a tutti i costi ma di sana normalità. Le emergenze sono le periferie, sempre più spazi degradati e privi di ogni basilare principio di civiltà architettonica. Servono gesti capaci di dare riparo alle complicazioni della vita. In fondo questo, credo, sia un modo per avvicinarsi all’architettura.

8. Qual’è la principale differenza nell’organizzazione del lavoro all’interno dello studio professionale in cui operi rispetto a quella che si ha in Sicilia? (se l’intervistato opera all’estero)
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9. Nella realizzazione di un’opera, grande importanza viene data all’effettiva esecutività del progetto; ritieni che l’Italia e la Sicilia in particolare siano ancora indietro rispetto agli standard qualitativi europei riguardo la qualità media dei progetti?

Gli standard europei sembrano alti. In ogni caso voglio pensarlo. Per giudicare i nostri standard o l’importanza che il nostro paese attribuisce all’architettura, basta osservare lo stato dell’arte di una qualsiasi opera pubblica, non dopo qualche anno di uso e consumo dell’oggetto architettonico, sarebbe già un evento, ma all’indomani della consegna dei lavori. Questo banale esercizio restituisce la misura della nostra arretratezza rispetto una normale città europea. L’architettura in Italia non è consenso.

10. L’avvento di internet ha reso di facile visione e diffusione le immagini dei progetti e delle opere costruite. Ritieni che il fascino e la seduzione visiva delle rappresentazioni grafiche ottenute con l’uso degli strumenti di visualizzazione digitale abbia in qualche modo condizionato i criteri progettuali e le tendenze compositive?

La rapidità di scambio delle informazioni che oggi permette internet è straordinaria. Cosi come l’ansia del voler apparire, del voler dire per forza delle cose, del mettersi in mostra con linguaggi forbiti, ironici. Il web accoglie tutte queste istanze. Tutti hanno da dire e da far vedere qualcosa. Nessuno ascolta più. La rivoluzione digitale, informatica, chiamiamola come vogliamo, in quanto rivoluzione impatta sulle abitudini consolidate determinando scompigli ed entusiasmi. È l’era del possibile e di una nuova libertà di indagine architettonica. Le opere di Gehry e poi di tanti altri, non sarebbero potute esistere se non in questa epoca, ma l’architetto del museo di Bilbao, pare,non sappia accendere il computer preferendo le forbici al mouse.

11. Si ritiene che lo strumento del concorso di idee sia utile per la diffusione del principio di qualità e di trasparenza di un opera architettonica pubblica. Sei d’accordo con questa affermazione e ritieni che il livello di equità di giudizio offerto dalle commissioni giudicatrici sia mediamente accettabile?

Lo strumento del concorso di idee in Italia, almeno in buona parte dei casi, non garantisce trasparenza e qualità. Credo che le appartenenze, le cordate universitarie, gli amici degli amici non rappresentino una pagina triste consegnata alla storia di questo paese ma la triste attualità. Mi pare superfluo parlare dello stato dell’università in Italia: televisione e giornali ci informano di continuo sul suo pessimo stato di salute. Il crimine maggiore che un Paese, cosiddetto civile, può commettere è privarti della speranza.

Arch. Davide Cammarata

Laureato in architettura nel 1996, Palermo.

Dal 1998 lavora a Palermo con l’architetto Giuseppe Giovanni Carpintieri.
Collaboratore per l’anno accademico 2006/2007 nei laboratori di progettazione 1 e 2 nel corso di laurea in Scienze dell’architettura, Università degli studi Kore di Enna
Dal 2007 svolge attività professionale con il gruppo itaca architetti associati di Caltanissetta partecipando a diversi concorsi di progettazione nazionali ed internazionali.
3° classificato al concorso: premio expà Siciliarchitettura 2006.
Nel 2007 riceve il premio Quadranti di architettura per la valorizzazione dell’architettura contemporanea in Sicilia, concorso organizzato dal Comune di Pedara (CT). Nello stesso anno partecipa alla rassegna Sicilia – Olanda, con una mostra allestita presso la galleria delle “Ciminiere” di Catania
Nel 2008 è selezionato alla biennale giovani architetti italiani, rizoma, Pontedera (PI)
Ha partecipato a diverse mostre collettive: con la rassegna siciliarchitettura al museo villa Fortuna di Acitrezza (CT), galleria “SESV” a Firenze, italian style di Chicago; mostra in occasione del premio Pasquale Culotta presso l’ex deposito delle locomotive S.Erasmo di Palermo, con itaca architetti associati per la rassegna: Italy now, ETH, Zurigo.

link:

Sito ufficiale dell'evento "11 domande x 11 architetti"

Sito dell'evento 11x11 su Facebook


18 apr 2009

Grandi artisti "del riciclo" a Siracusa


In occasione del G8 (dal 22 al 24 aprile prossimo) Siracusa si è precipitata a rendere ancora più piacevole la visita dell’Isola di Ortigia e di parte della città avviando una serie di interventi belli e brutti, se così li vogliamo inventariare, che sembrano dare una parvenza di città europea! Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Canada, Russia insieme a Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea, Egitto e con la partecipazione della Repubblica Ceca, della Commissione Europea, della Danimarca e di diverse Organizzazioni Internazionali discuteranno attorno ad alcune delle tematiche ambientali più urgenti; in particolare, la lotta ai cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità sono i temi principali del Vertice dei Ministri dell'Ambiente. A cornice degli incontri politici, Siracusa ospiterà alcuni eventi collaterali patrocinati dal Ministero dell'Ambiente realizzati grazie a sponsorizzazioni private o offerti da istituzioni pubbliche. Dal 19 al 26 aprile nelle strade dell’Isola di Ortigia e in alcune caratteristiche location cittadine verranno esposte spettacolari opere di artisti di fama internazionale. Già da oggi: The Awakening il gigante di alluminio, realizzato a Siracusa con materiali riciclati, dello scultore J. Steward Johson Jr, che nella centralissima Piazza Duomo “ingombra” gli spazi e partecipa alla vita cittadina.
Altre news:
In occasione delle celebrazioni per il "Giorno della Terra – Earth Day", che coincide con la giornata di apertura dei lavori del G8 Ambiente, il 21 aprile si terrà a Siracusa l'anteprima nazionale del nuovo film della Walt Disney Nature "Earth – La nostra terra": un viaggio straordinario dal Polo Nord al Polo Sud per celebrare la bellezza del nostro Pianeta ma anche le fragilità e l'equilibrio delicato dell'ambiente in cui viviamo.

16 apr 2009

Solinas Verd Arquitectos: ecco i giovani architetti italo-spagnoli che vincono tutto !















Esattamente un anno fa ArchitetturaCatania pubblicava un post su questi due giovanissimi architetti, ricordate? Si diceva che non erano ancora molto noti ma stavano per diventare delle star. per leggere il resto del post clicca su "Read More"


Ebbene, lo studio Solinas Verd Arquitectos ha ormai ultimato diverse realizzazioni di progetti vincitori di vari concorsi vinti tra il 2003 ed il 2008 (tra cui le residenze sociali di Iznájar, Córdoba). Inoltre negli ultimi mesi ha vinto l'ArchiBau Award 2008 a Monaco di Baviera con ben due progetti:

  • CATEGORIA "FACADES" - Primo Premio: Teatro di Vicar, Almeria (Spagna); Costruito nel cuore di un insieme urbano, l’edificio complesso è animato da una facciata impressionante creata attraverso lastre di rame di vari colori. “Questo progetto dimostra molta sensibilità attraverso il trattamento e la disposizione dei volumi, il gioco dei vuoti e della luce, l’utilizzo dello stesso materiale lavorato in maniera verticale ed orizzontale, la delicatezza dei colori in movimento che danno alla facciata luminosità e profondità e non per ultimo l’opera del parasole articolato », sono le conclusioni della giuria.
  • Categoria "GREEN BUILDING" - Premio del pubblico: Alloggi popolari, Umbrete (Siviglia, Spagna) - Queste 26 case urbane sono prototipi di alloggi sociali che propongono volumi e spazi vuoti prendendo spunto dall’architettura tradizionale domestica dell’Andalusia. Patii interni e vegetazione consentono una buona ventilazione dell’edificio.

Come se non bastasse, proprio in questi giorni sono stati resi noti i risultati della quinta edizione del Premio Internazionale Architettura Sostenibile Fassa Bortolo 2009 che ha impegnato una giuria di prestigio internazionale presieduta dal prof. Thomas Herzog, architetto tedesco di fama mondiale. Indovinate chi ha vinto il primo premio? Ancora loro.

Facciamo i nostri migliori auguri a Simone Solinas, (Sassari 1971) e Gabriel Verd (Granada 1975) perchè rappresentano una nuova frontiera dell'architettura europea: giovane, transnazionale ed innovativa. Ci fa piacere inoltre vedere che lo studio, con sede a Siviglia, impiega un gran numero di giovanissimi collaboratori con cognome italiano.

Ancora una conferma: in Spagna fare architettura è possibile.... anche per i giovani! ... e in Italia?




Luglio 2008
Umbrete, Sevilla, Spain
26 VPO (edilizia residenziale pubblica);

Luglio 2007
Vícar, Almería, Spain
Theatre

Giugno 2008
Iznájar, Córdoba, Spain
18 VPO (edilizia residenziale pubblica);



Video con servizio a ura di una rete televisiva spagnola sul progetto di Umbrete

Si è spento Raffaele Sirica, Presidente del Consiglio nazionale degli Ordini degli Architetti

E' doveroso segnalare che oggi si è spento nella sua casa di Napoli, il presidente del Consiglio nazionale degli architetti Raffaele Sirica all'età di 62 anni. I funerali si terranno domani, venerdì 17 aprile, alle ore 12, nella chiesa di Santa Chiara in Piazza del Gesù a Napoli. L'Associazione culturale Spazi Contemporanei si unisce al cordoglio dei familiari ed amici.

12 apr 2009

Il 23 maggio 09, l'evento "11 domande x 11 architetti" per promuovere l'architetttura contemporanea in Sicilia






Perchè in sicilia non si produce architettura secondo gli standard progettuali contemporanei?



Ecco alcune possibili risposte che ci siamo dati:

  • perchè nessuno lo richiede e non esiste più la cultura dell'archiettura come principio che valorizza l'uomo e i luoghi in cui egli vive e lavora (colpa dei committenti);

  • perchè i progettisti siciliani non si sforzano abbastanza, o non sono capaci, di produrre uno standard qualitativo di livello europeo (colpa degli achitetti);

  • perchè i siciliani sono ancorati a metodi costruttivi tradizionali (colpa delle imprese);

  • perchè, non solo nei centri storici, vince sempre il pregiudizio che "moderno" ed "antico" non possano convivere e che il paesaggio sia più tutelato inserendo edifici in stile "finto antico" (colpa degli Organi preposti alla tutela dei Beni Culturali)

Probabilmente tutte le risposte sono esatte..... o nessuna.

Per rispondere a simili domande e magari trovare altre risposte che possano migliorare l'attuale condizione dell'architettura siciliana, qualche mese fa abbiamo pensato ad una intervista multipla coinvolgendo alcuni giovani architetti siciliani.

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L’idea di far incontrare 11 giovani architetti siciliani che vivono all’estero o che all’estero hanno vissuto importanti esperienze formative, nasce quindi dall’esigenza di comprendere le ragioni per cui in Sicilia è difficile fare architettura contemporanea e i motivi per cui è difficile per un giovane emergere nel mondo del lavoro. Nasce così l'idea di porre 11 domande per 11 architetti al fine di indagare sullo stato di salute dell'architettura isolana , ascoltando il punto di vista di giovani colleghi che, malgrado l'arretratezza culturale della nostra isola, sono riusciti a raggiungere alcuni importanti obiettivi, operando in proprio o presso alcuni tra i più noti studi di architettura del panorama europeo. Gli itervistati racconteranno le loro esperienze, le motivazioni per cui alcuni di loro hanno deciso di lavorare altrove e le differenze culturali sulla diffusione della cultura architettonica contemporanea tra la Sicila ed il resto d'Europa.

Ecco i protagonisti:

  1. Ernesto Mistretta (Atelier Jean Nouveal - Parigi)

  2. Angelo Spampinato (Studio Arup - Londra)

  3. Francesco Moncada

  4. Claudio Lucchesi (Gruppo U.F.O.)

  5. F. Marotta e M. Basile (MAB Arquitectura - Barcellona)

  6. Lucy Giuliano (Studio Isozaki - Barcellona)

  7. Roberto Forte (Zero Archittti)

  8. Davide Cammarata

  9. Francesco Ducato

  10. Francesco Librizzi

  11. Sebastiano Amore

Grazie alla Fondazione dell'Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Catania, che ha sposato l'iniziativa diventando partner di Spazi Contemporaei nell'organizzazione dell'evento, quest'ultimo non avverrà solo "on line" mediante la pubblicazione delle interviste, ma si concretizzerà in un convegno che si terrà giorno 23 maggio 2009 al Centro Culturale ZO presso il Centro Fieristico Le Ciminiere di Catania.

Dall’analisi delle interviste vengono fuori alcuni tematiche di fondo che possono essere così riassunte:

  • Arretratezza culturale isolana nell’affrontare le sfide del futuro e generale diffidenza verso qualsiasi forma di espressione artistica che possa costituire un superamento della tradizione.

  • Difficoltà da parte delle giovani generazioni ad emergere in un mondo del lavoro che favorisce i gruppi consolidati con alti fatturati o professionisti provenienti dal mondo universitario.

  • Possibilità di esercitare la professione di architetto in un ambito sovranazionale.
In attesa dell'evento, nelle prossime settimane provvederemo a pubblicare le interviste per poi rivederci, tutti, mi raccomando, il 23 maggio per discuterne insieme.

link:

Sito ufficiale dell'evento "11 domande x 11 architetti"

Sito dell'evento 11x11 su Facebook



07 apr 2009

Residenze contemporanee a Melbourne

















Ecco l'ultima realizzazione dello studio McBride Charles e Ryan presso la penisola di Mornington a sud di Melbourne. Si tratta di una piccola residenza estiva, nota come "Letter box", che si inserisce in un quartiere di case tradizionali in prossimità della spiaggia. La struttura in acciaio, colorata in rosso, ha consentito una splendida armonizzazione delle forme cuneiformi che generano una sagoma scultorea allungata. per leggere il resto del post e visualizzare le altre foto clicca su "read more". Qui il resto del post La drammatica contrapposizione di spazi concavi e convessi e l'estrema pulizia delle superfici esterne,interamente rivestite in legno, rende l'edificio simile ad una barca. Lo spazio aperto circostante consente di osservare "la casa (cosa)" da tutte le angolazioni e testimonia uno straordinario inserimento nell'ambiente circostantefatto di alte aberature e case a due livelli.
Trovo che questa residenza abbia uno straordinario valore archiettonico e sono convinto che la ricerca progettuale e compositiva degli autori non abbia avuto controindicazioni funzionali o economiche. Probabilmente sarà difficile proporre questi modelli ai nostri committenti, ma penso sia utile mostrare che c'è un'altro modo di pensare allo spazio in cui vive l'uomo rinunciando alle cose "scontate" .... come le travi, i pilastri ed i muri intonacati.
Fotografie: John Gollings Melbourne,

02 apr 2009

3 APRILE 2009 CONFERENZA SU PRG CATANIA


L’Associazione Culturale CittAMICA organizza per domani 3 aprile 2009, alle ore 15:30 presso l’UNA Hotel, via Etnea, 218- Catania, una conferenza-dibattito sul tema “Il Piano Regolatore Generale di Catania: realtà o utopia?".
Programma :
Antonio Licciardello,Presidente Ordine degli Architetti P.P.C. Provincia di Catania
"Il PRG per la qualita' architettonica"
Carmelo Maria Grasso, Presidente Ordine degli Ingegneri Provincia di Catania
" PRG:tempi e relazione con il territorio"
Luigi Asero ,Responsabile del progetto PRG
"Dieci anni per pervenire al progetto,quattro anni di dibattito,quale futuro?"
Valentina Bruno , Segretaria Centro studi urbanistici della Provincia di Catania
"Potenziale di flessibilita' della citta' consolidata"
Giuseppe Cantarella,Presidente Federarchitetti Sicilia
"Occasioni di lavoro per gli architetti con il nuovo PRG"
Giuseppe Scannella,Vicepresidente InArSind Catania
"PRG, attaualita' della revisione"
Parteciperanno: Andrea Vecchio (ANCE), Alessandro Porto(Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Catania), Matteo Arena, Giuseppe Crimi, Rosaria Gentile
Per informazioni 3384288280

01 apr 2009

PIANO CASA ? PERCHE' NO ANCHE "COHOUSING"




Il cohousing nasce e si diffonde in Danimarca a cavallo tra anni ’60 e ‘70 per iniziativa dell’architetto danese Jan Gudmand-Høyer , che nel 1964 raccoglie un primo gruppo di amici con i quali condivide l’idea del cohousing. Le coresidenze sono realizzate sia ex-novo sia in edifici/strutture industriali recuperate.

L' intuizione e' che in società dominate dal lavoro e dalla coesistenza forzata nelle grandi città sia necessario ricreare il clima e i “servizi” offerti dal vecchio villaggio. Il successo del cohousing in Danimarca è testimoniato dalla realizzazione di ben ventidue insediamenti tra il 1970 e il 1982. Le esperienze di cohousing si sono rapidamente diffuse nel resto del mondo, dal Canada agli Stati Uniti (particolarmente in California) dove oggi si trovano importanti modelli di riferimento, tra cui quello di Vancouver e lo Swan's Market di Oakland. Sono questi solo alcuni degli esempi di cohousing che oggi sono fonte d’ispirazione e riferimento anche per l’Italia.L’idea di promuovere nel nostro Paese un progetto di trasformazione sociale intorno al cohousing nasce dall’incontrodi due realtà: l’agenzia per l’innovazione sociale Innosense Partnership e il Dipartimento Indaco del Politecnico di Milano.Tipicamente abitati da 30-40 famiglie che si sono scelte (partecipazione elettiva) e che hanno deciso insieme cosa condividere e come gestire gli spazi condivisi (progettazione partecipata), gli insediamenti in cohousing vedono sempre la compresenza di spazi abitativi individuali e di spazi comuni (fino al 20-25% del totale della volumetria costruita).
Interessanti sono i servizi più frequentemente condivisi:
- Uno spazio multifunzionale comune (spesso dotato di cucine)-Una play-room per i bambini (che spesso ospita un micronido)- Una concierge-centro servizi (paga le bollette, riceve la posta, fa prenotazioni)- Un ampio spazio verde (spesso con orti o serre)- Una hobby-room attrezzata- Un servizio di car-sharing o bike-sharing- Una lavanderia (automatica o presidiata con outsourcing esterno)- Uno spazio per la raccolta e il compostaggio dei rifiuti- Un magazzino per le scorte dell’eventuale gruppo d’acquisto- Forniture energetiche alternative o cogestite.
Le esperienze più avanzate includono:
Uno spazio per il telelavoro, un magazzino o dispensa (per gruppi di acquisto), un’infermeria.
Le 10 caratteristiche più comuni del cohousing:
1. PROGETTAZIONE PARTECIPATA
2. VICINATO ELETTIVO
3. COMUNITÀ NON IDEOLOGICHE
4. GESTIONE LOCALE
5. STRUTTURA NON GERARCHICA
6. SICUREZZA
7. DESIGN E SPAZI PER LA SOCIALITÀ
8. SERVIZI A VALORE AGGIUNTO
9. PRIVACY
10. BENEFICI ECONOMICI