16 lug 2008

Quasi quasi prendo l'autobus...



Ecco un esempio da sottoporre ai nostri committenti per dimostrare come un'opera di architettura contemporanea può catalizzare l'attenzione del grande pubblico anche nel più sperduto paesino d'entroterra mai citato in alcuna guida turistica.
Nella piccola cittadina di Casar de Caceres in Spagna, ad ovest di Madrid e non distante dal confine con il Portogallo, l'Arch. Justo Garcia Rubio è riuscito a realizzare una stazione degli autobus che fa davvero venire voglia di abbandonare l'auto.
Si tratta di un'architettura "total-design" realizzata in un unico materiale: il cemento, che si arrotola e si piega come un foglio per coprire l'area esterna di sosta degli autobus ed uno spazio interno attrezzato per uffici, caffetteria e servizi igienici.
Il risvolto generato dalle due parabole di copertura in parte sovrapposte, risolve il problema dell'irradiazione solare diretta sulla zona chiusa riducendo la dispersione termica. L'idea ci piace molto e a quanto pare piace anche ai giovani viaggiatori spagnoli, architetti e non, che fanno rimbalzare su interent decine di immagini della stazione di Caceres corredate dalle istruzioni per "come arrivare" (ovviamente in autobus).

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in parte tratto da
Judit Bellostes

8 commenti:

Brontese ha detto...

Un'opera molto intessante; rivitalizza un territorio offrendo, anche per quegli spazi dedicati alla mobilità, nuove simbolità, che col tempo entrano nell'identità del luogo. Ma mi chiedo: nelle nostre realtà, come reperire commitenze che possano realizzare opere così costose? Sensa lasciarsi troppo emozionare dalle sinuosità, ma a mio parere, solo per le casseformi i costi sarebbero proibitivi. Questo parlando dei privati! Riguardo il pubblico neanche commento! Sappiamo dove finiscono i soldi! Purtroppo bisogna ancora sensibilizzare l'opinione pubblica in merito alla valutazione di un opera, anche da un punto di vista di risparmio energetico, almeno in un arco temporale di trent'anni.
FURNITTO.COM

Fabrizio Russo ha detto...

Non sono molto daccordo, o per lo meno non darei per scontato alcune cose:
E' vero, probabilmente le casseforme curve saranno costose ma tutta la struttura sarà costata più o meno di una struttura "tradizionale" con telaio in c.a., tamponature in forati, intonaco, pittura, infissi, tetto, isolamento, impermeabilizzazioni, etc. etc.?
- Secondo me il vero sforzo non lo ha fatto economicamente il committente, nè tantomeno l'impresa realizzatrice. Lo ha fatto il progettista che ha "rischiato" grosso. Magari l'opera adesso è conosciuta, visitata e riconosciuta di interesse, ma lui non poteva esserne così sicuro, magari la stessa parcella se la sarebbe guadagnata lo stesso senza sforzarsi un gran che!
Riguardo ai lavori pubblici non cadrei nella logica autocommiserativa tipicamente sicula delle frasi tipo "è tutto un mangia mangia", "tanto i soldi se li dividono tra di LORO", "chissà dove vanno a finire i finanziamenti..." etc etc.
Con le dovute eccezioni la mia breve ma intensa esperienza professionale nell'ambito dei lavori pubblici mi ha fatto capire qualcosa che prima non avrei MAI immagginato. La classe politica è VERAMENTE lo specchio della nostra società e quindi di noi stessi. Ogni critica che Le rivolgiamo la rivolgiamo a noi stessi. Ogni sindaco fa il più delle volte esattamente quello che i suoi cittadini-elettori gli chiedono di fare; soprattutto nei comuni piccoli. E comunque non è mai facile amministrare con pochi soldi. Il nostro vero obiettivo (non soltanto dei redattori del blog ma della nostra generazione di progettisti) è che quando un'Amministratore pubblico o privato si trovi nelle condizioni di realizzare un'opera, dovrebbero scattare in lui una serie di automatismi di pensiero sul fatto che
- dispone di un opportunità per fare architettura non necessariamente e solo edilizia.
- non è detto che fare un'opera di architettura costi di più!
- non è detto che sia meno funzionale!
- non è detto che non possa essere antisismica!
- non è detto che "poi la sovrintendenza me lo boccia!"
- se devo pagare un progetto, tanto vale che il progetto sia fatto bene ed all'avanguardia (!)
- magari, oltre alla funzione per cui nasce l'opera , vuoi vedere che nel tempo l'opera stessa contribuisca a riqualificare tutto ciò che ha intorno!

Brontese ha detto...

Sono d'accordo in pieno con la bontà delle tue afferamazioni; in effetti è sbagliato generalizzare o fare autocommiserazione da quattro soldi; ma è anche vero che spesso, mancando per così dire; amministratori "illunimati" nel senso che dovrebbero far controllare di piu i lavori e non accontentarsi, "tanto i soldi non sono miei" delle mostruosità che molte imprese producono. E' vero che se il progetto è pessimo tale resta, ma un ottimo progetto spesso non viene realizzato a regola d'arte e non solo per l'assenza del direttore dei lavori, ma anche per tante altre nefandezze, compreso gli enormi ritardi, non sansionati, "e non perchè in Sicilia piove sempre", che spesso producono un'opera gia pessima al momento dell'innaugurazione. Hai perfettamente ragione! A noi progettisti del futuro spetta il compito di vigilare sull'attività in toto! Ma a quale prezzo! Un giorno, se ci incontreremo, ti racconterò un'aneddoto di Leone, su di una sua incompiuta personalmente raccontatomi da lui. lascia un po di amaro in bocca.
FURNITTO.COM

Pietro Pagliardini - Architetto ha detto...

Sono assolutamente d'accordo sul fatto che noi abbiamo i politici che ci meritiamo perchè, sono così numerosi (i politici) che sarebbe statisticamente strano se fossero peggiori di noi. Certo, noi cittadini vorremmo il meglio al governo della cosa pubblica, ma evidentemente il meglio non c'è. Accontentiamoci.
Quanto all'opera, conoscendo gli spagnoli e i danni che hanno fatto al loro territorio che se l'avessimo fatto in Italia le galere sarebbero piene di amminsitratori, imprese e architetti, vorrei vedere il contesto: è capace che sia in pieno centro storico. Ripeto mi baso su quello che ho visto "dal vero" e mi spiace, ma la fiducia è una cosa seria e alla Spagna, pur tra tanti meriti anche in architettura, proprio a occhi chiusi io non gliela do.
Saluti
Pietro

maurizio zappalà ha detto...

Certo, anch'io "dal vero" ho visto tutt'altro! e certo non ho visto Enna, San Gimignano o Erice...senza offesa per nessuno! Così, "sventuratamente", mi è capitato di andare a Madrid, Barcellona, Siviglia, Valencia, Santiago, Bilbao, San Sebastian e non vi dico, uno scempio!!! Uno scempio di beltà! Un continuo orgasmo! Non parliamo quando allo studio MBM (Matorell, Bohigas, Mackay) hanno fatto vedere le fasi salienti della ricostruzione orografica della costa di "Barcelloneta"!! Che schifo, ho detto! Ma qui non avete "Italia Nostra", ops, Spagna Nostra, i verdi, la Capitaneria di porto, i difensori del demanio e i trogloditi dei passatisti??? Noooo!Tutti emigrati in Italia!Sola andata! Qui abbiamo avuto ARCHITETTI e politici come Maragall e qualche scambio con un signore (di mestiere urbanista!) dal nome N. Portas! e certo non è famoso come Salingaros ma pazienza ci siamo accontentati! Chiamate la neuro!!!...mi voglio ricoverare!!!!

Pietro Pagliardini - Architetto ha detto...

Io non ho goduto affatto a vedere:
-la costa mediterranea deturpata da una serie ininterrotta di costruzioni come Punta Perotti, ignobili come architettura, scadenti come qualità edilizia, ingentilite però da...molte piscine;
- fortificazioni in cima a rupi con accanto alberghi molto da architetti;
-il centro storico di Siviglia con una mostruosa costruzione ameboide nel mezzo;
l'Expo di Siviglia che sembra un grosso luna-park, anzi, c'è proprio un luna-park;
-un edificio comunale vergognoso accanto e addosso ad un tempio romano a Cordoba;
- una catena ininterrotta di brutture a Murcia.
- quartieri residenziali disumani diffusi ovunque.
Poi ho visto la grande architettura dell'Alhambra e mi sono ricreato. Oops, scusate, è uscita l'anima "passatista".
In mezzo alle immani schifezze c'è anche del buono, certamente. Sintesi: mi sembra un paese che ha una gran voglia di fare, come l'Italia nel dopoguerra, che talora sa anche fare, che fa moltissimi scempi, come l'Italia del dopoguerra.
Ripeto, in Italia ci sarebbero argomenti in quantità per inchieste giudiziarie.
Probabilmente non c'è, o non ha voce, Spagna Nostra. Peccato per loro e...per noi.
Pietro

piliaemmanuele ha detto...

Daccordissimo con Fabrizio Russo:
è un opera che senza dubbio, da un lato da un surplus, anche economico al territorio, dall'altra crea anche identità!
Quando si parla di identità dell'architettura italiana mi viene molto, moltissimo da ridere, perchè non esiste. Dite a quei barbuti di camminare per le strade delle provincie cresciute sotto la spinta della speculazione, e ditemi a quale identità appartiene.
Considerando che è quella la norma, parlare del razionalismo italiano come regola che ha guidato l'espansione sinceramente mi fa veramente ridere...

maurizio zappalà ha detto...

Il problema è che il razionalismo è considerato avanguardia!per gli architetti "passatisti", il tempo (architettonico!)si è fermato a Saverio Muratori! Sii! quello dell'ex sede della DC a Roma -EUR, con le colenne, i timpanetti, il seriale, l'organico, il passo, l'esterno-interno e le "fregnacce" del suo "manifesto" che ha generato e indottrinato classi-docenti, rovinando intere generazioni!!!..e quanta fatica per liberarsene!!!
Sull'identità, non so cosa blaterarte!Voi vi sentite appartenenti a quale identità?E' ragionevole parlare, oggi, d'identità?Io sono, oggi, quello che senz'altro, non ero ieri!!!!e Voi? non uscite la menata della memoria, della somma delle esperienze, del regionalismo, del provincialismo, del materico perchè Vi faccio parlare con Basaglia!!!!