22 feb 2008

Incarichi all’asta: chi offre di meno?

Con l'entrata in vigore della nuova normativa sugli affidamenti di incarichi, anche la progettazione per conto di enti pubblici è condizionata in modo enorme dallo sconto offerto dal professionista. E' ovvio che nella maggior parte dei casi e con le dovute e rispettabili eccezioni, ciò significa che la qualità del servizio offerto diminusce proporzionalmente alla parcella.
Mi è già capitato diverse volte nel corso dell'ultimo anno di contrattare il costo di una progettazione nè più nè meno come avrei fatto io stesso con per acquistare il pesce al mercato. Il principio è più o meno lo stesso: c'è sempre una bancarella vicina che ti offre "quasi" la stessa cosa ad un prezzo minore e più tempo passa meno costa il prodotto. Il principio è giusto e per la verità ne condivido le finalità perchè mira a creare più occasioni ai giovani e ad instaurare un mercato di libera concorrenza coerentemente a quanto accade in europa. Il problema è che in Italia, nel meridione in particolare, non esiste la cultura dell'architettura contemporanea ed è quanto meno estenuante convincere il proprio committente (pubblico o privato) che spendere qualcosa in più per una maggiore ricerca compositiva non è una cosa inutile "da architetti filosofi" ma un valore aggiunto di cui si coglieranno i benefici forse solo un pò più in là nel tempo.

2 commenti:

MAX ha detto...

Caro Fabrizio, sono perfettaemnte d'accordo con te quando ti riferisci alla qualità che decade nel momento in cui si chiede lo sconto sul valore della prestazione.Meno risorse, meno impegno. E sono d'accordo anche quando sostieni che "limare" il prezzo può dare maggiori possibilità ai giovani per farli entrare nel mercato del pubblico.
Noto anche con piacere che sei tra i fortunati ad avere incarichi pubblici.
Il problema secondo me sta a monte, ma molto a monte: quale meccanismo attivare per avere incarichi pubblici? La maggior parte di noi non conosce l'arcano, anche perchè la nostra legislazione non lascia spazio a chi vuole iniziare.
Personalemente sono professionista da 10 anni e da 5 opero a Catania e non ho mai ricevuto un incarico pubblico, nonostante le numerose gare alle quali ho partecipato e ad alcune amicizie (conoscenze!) fatte nel corso del tempo. Nulla!
Il problema del prezzo è un falso problema. Arriva con le metastasi del cancro. Già il male è dentro e sta nell'affidamento dell'incarico, fiduciario!
Si ha fiducia verso chi si conosce e dal quale si può avere qualcosa in cambio, come ad esempio la certezza che farà quello che il politico vuole (quelli che tu definisci "fronzoli vitruviani").
Magari riuscire ad operare secondo i principi (e non il linguaggio)vitruviani; magari si riuscisse a fare qualcosa di qualità riuscendo ad unire l'estetica, alla ricerca e alla funzione.
Dobbiamo dire che qui tutto assomiglia a tutto: tutto deve essere reversibile. Anche una chiesa un giorno potrebbe diventare residenza. E allora lì a progettare secondo i principi della becera edilizia. Non importa tanto utilizzare il materiale all'ultima moda o il rame brunito (che fa tanto fashion). E' molto più importante riuscire a legare la funzione all'estetica dell'edificio. Per dirla alla Kant separare al pulchritudo vaga dalla adhaerens.
Torno alla questione incarichi. Come ti dicevo il male sta a monte dello sconto.
Fino a quando ci saranno gli incarichi fiduciari, le gare truccate, la legge merloni (e derivati) che tranciano le gambe ai giovani non legati politicamente il risultato sarà questo. E, ahimè,la rassegnazione sta per avere la meglio anche su di me che solitamente combatto queste cose partecipando a concorsi (chi li vince? i soliti!) e gare di progettazione in cui chi non ha fatto mai farà e chi ha fatto tanto farà sempre più!
Sono certo che se l'incarico pubblico lo offri a chi lavoro non ha o stenta lo sconto lo fa con molto piacere al politico benefattore in cambio di un progetto di qualità. Se togliamo gli incarichi fiduciari e mettiamo tutto a concorso vedrai che a parità di prezzo si avranno prodotti di qualità o comunque la qualità salterebbe fuori.
Utopia pura di un fanatico purista.

angelo giovanni ha detto...

Cari colleghi, a Roma la situazione non e' molto diversa dalla vostra. Anzi, per esperienza personale, potrei dire che forse solo cinque studi professionali (non cito i nomi ma sono conosciuti anche a livello nazionale)riescono a "dominare" il mercato romano, grazie a non so quali meccanismi (intuisco quali sono, ma non avendo prove certe preferisco non cadere nelle illazioni). Chi vuole intraprendere la libera professione si scontra, da un lato, con una richiesta di professionalita' e di conoscenza delle leggi altissima (il processo edilizio anno per anno diventa sempre piu' complesso e richiede un livello di responsabilita' sempre maggiore) mentre dal lato opposto ci chiedono di tagliare, scontare, limare, o come vogliamo chiamarlo non so, la parcella fino a portare il nostro lavoro a un livello di retribuzione inferiore, in qualche caso, addirittura a quella di un semplice manovale alle prime armi. Capisco e so che da Roma in giu' si fatica a distinguere un "mastro" da un geometra o, addirittura, da un architetto, figura difficile da posizionare o catalogare (ma che fa'st'architetto? e' il pensiero comune) avendo forse maggior fiducia nell'esperienza del mastro che ti sistema casa e, per questo, accettando, quasi incodizionatamente, il suo preventivo. Sono pero' convinto che da sud possa spirare un vento di rinnovamento, conoscendo la forza intellettuale e morale che accompagna queste nostre terre, e credo che questi atti di denuncia debbano iniziare a diventare sempre piu' frequenti. Il rischio, nel non farlo, a mio parere e' che si avalli una generazione di "professionisti" sempre piu' conformati, e per questo controllabili, a meccanismi quali la "conoscenza e l'amicizia" di amici e protettori, politici e imprenditori, che prendono il sopravvento sul mercato e scrivono, in tal modo, le regole del gioco. L'escludere studiosi e sperimentatori dell'architettura, cosi' come di altri campi dello scibile umano, dai settori produttivi dell'economia priverebbe il Paese di una fascia di intellettuali e di ricercatori che lavorano per il miglioramento generale delle condizioni di vita (sociali, economiche, umane, etc.) il che comporterebbe niente altro che una spinta retrograda verso un non ben precisato obiettivo. Contro il nulla che avanza sono favorevole ad iniziative come la vostra, che propone una voce fuori dal coro. Cordiali saluti arch. Lagozino