26 set 2009

Premiati i tre ponti di Calatrava a Reggio Emilia

(AGI) - Reggio Emilia, 19 sett. - I tre ponti dell'architetto spagnolo Santiago Calatrava, costruiti da Cimolai spa a Reggio Emilia - dove oggi dominano la periferia nord della citta', costituendone di fatto una nuova porta di accesso monumentale - si sono aggiudicati il prestigioso premio "European Steel Design Award" che ogni due anni l'Eccs - European Convention for Constructional Steelwork (Convenzione europea della costruzione metallica) conferisce a chi sperimenta l'utilizzo creativo dell'acciaio nelle costruzioni, valorizzando le potenzialita' e la grande flessibilita' di questo materiale. A ritirare il premio - a Barcellona, nella cornice di Villa Mila' di Gaudi' - Luigi e Armando Cimolai, della Cimolai spa di Pordenone che ha realizzato l'opera, e il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio: con loro Mario Rando dello Studio Santiago Calatrava, Norberto Behmann e Alfredo Bulzomi' della Rodano Consortile e Giorgio Romaro dello Studio Romaro. Oltre alla societa' Cimolai sono infatti stati premiati i diversi attori coinvolti nella realizzazione dell'opera: il Comune di Reggio Emilia, lo Studio Santiago Calatrava, Rodano Consortile, Italferr, TAV, Pegaso Ingegneria, Studio Romaro. I tre ponti, inaugurati il 20 ottobre 2007, sono parte del parco progetti del maestro valenciano che comprende anche la nuova stazione Mediopadana dell'Alta velocita' (in costruzione) e la struttura di copertura della stazione di pedaggio (casello) autostradale.
Le strutture, uno dei simboli del capoluogo reggiano e segno inconfondibile del territorio dell'Emilia occidentale, costituiscono inoltre un unicum architettonico di grande pregio: Reggio Emilia e' la sola citta' europea ad ospitare tre ponti di Santiago Calatrava e a poter vantare un parco progetti realizzato interamente da un'archistar di livello mondiale. I ponti si caratterizzano per le loro grandiose arcate che agganciano gli impalcati per lo scorrimento del traffico con raggiere formate da stralli (cavi in acciaio). Premiati, insieme ai ponti reggiani, anche alcune grandi opere in acciaio realizzate nelle principali capitali europee: la stazione della metropolitana di Praga, la Concert House di Copenaghen, il Palazzo europeo di giustizia del Lussemburgo, lo stadio Letzigrund di Zurigo, il terminal 2 dell'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi.


tratto da www.agi.com

6 commenti:

Pietro Pagliardini ha detto...

Con tutto il rispetto per la genialità di Calatrava nel progettare ponti, cosa hanno di straordinario questi tre, a parte l'imponenza delle dimensioni?
Cosa c'è di nuovo in un ponte strallato tenuto da archi?
Niente a che vedere con i primi suoi ponti, quelli sì straordinari per la novità strutturale che produceva un'architettura del tutto nuova.
Mi sa che questo premio se l'è preso la ditta costruttrice più che il progettista.
Naturalmente è un discorso relativo, dato che so benissimo che non hanno niente a che vedere con i soliti viadotti autostradali con piloni in c.a. e travi prefabbricate.
Però l'enfasi del post mi sembra eccessiva rispetto al risultato concreto.
Saluti
Pietro

maurizio zappalà ha detto...

Sai Pietro, da noi c'è una fame di linguaggio architettonico contemporaneo che tu non ne hai idea!Se continuerete a idolatrare Léon Krier & Co, la "musica" sarà esclusivamente tonale! E così come nella musica anche nell'architettura le variabili sono diventate infinite!Mi pare che tu non te ne sia ancora accorto. E tanto per renderti più azzardante il "pontista" Calatrava, t'inviterei a riguardare il ponte di Venezia (evitando di ribadire le false polemiche!) e per gradire, questa "sinfonia" degna di Schoenberg http://www.youtube.com/watch?v=MBhpqur5JkA&feature=player_embedded

Pietro Pagliardini ha detto...

Se ho capito bene Maurizio tu dici: c'è tanta fame di linguaggio architettonico contemporaneo in questo paese inerte e un pò cialtrone che stare a disquisire tra se questi ponti siano migliori o peggiori degli altri non ha senso: è già yanto che ci siano e tanto mi basta.
Se è così io ti dico che lo capisco benissimo perchè, da un punto di vista opposto è esattamente il mio atteggiamento. Io, dal mio punto di vista, faccio una divisione netta e non mi interessa quasi mai sottilizzare perchè ci sono due schieramenti in campo e tertium non datur.
Questo almeno dico nel blog, poi "privatamente" giudico anche caso per caso.
La mia osservazione non voleva essere un modo per discutere dei ponti quanto cercare di trovare una contraddizione in campo "avversario", cioè: non può essere che basta sia Calatrava che va tutto bene.
Come vedi i nostri discorsi sono speculari. Se ho capito bene, però.
Ciao
Pietro

maurizio zappalà ha detto...

Che tu sia intelligente, Pietro, certo, non te lo devo confermare!
Non sono assolutamente d'accordo che ci siano visioni prime, seconde, terze...ma infinite! Il senso delle mie troll's balle è che non possono esistere visione passate per il presente, per il futuro! E' semplice, se rifletti un attimo, prima di prendere in considerazione qualunque modello! Tutta la filisofia o l'antropologia del "menga" mi fa sorridere e diventa un gioco a volte irriverente ma un gioco!
Il senso della "vita architettonica ", deve essere il nostro, dei nostri tempi!
Che ci siano le archistars, le arrivistars o che altro che c'importa!
Non tollero chi vuole impormi la vita espressiva del passato, anche se rivisitata!Desidero esprimere quello che siamo, senza teorizzare il paridiso! Siamo meticci, evviva l'architettura meticcia!Due palle, S. Gimignano!potresti vivere bene nella cartolina di S. Gimignano? Tu si, io no!Forse la nostra differenza sta tutta lì!Io, senz'altro, vivrei bene a Dubai!

maurizio zappalà ha detto...

02\10\2009 – “L’architettura è un’arte corsara, è un mestiere di invenzione e di avventura, non solo fisica ma anche dello spirito”. È questo il messaggio che Renzo Piano ha trasmesso ieri mattina ai numerosi partecipanti della Lectio Magistralis organizzata in occasione di Cersaie 2009 di Bologna.

Cosa significa “Fare architettura”? L’architetto genovese ha risposto al quesito ripercorrendo quasi cinquant’anni di carriera attraverso una serie di fotografie che ha ritenuto più significative per spiegare il senso fondamentale da attribuire all’architettura.

“Fare architettura – spiega Piano – vuol dire partire dal senso della necessità. Ma non è solo l’arte di costruire, è anche quella di celebrare, di rappresentare. Nell’architettura il mondo pragmatico del fare e quello immaginifico si confondono poiché la necessità si confronta con l’aspetto poetico, e cioè con il desiderio di esprimersi”. Perchè un edificio non risponde soltanto a criteri tecnici o tecnologici, ma celebra al tempo stesso aspirazioni e desideri. Di qui l’appello ironico che non ha avuto difficoltà nell’incontrare il consenso di un pubblico decisamente divertito: “Bisogna uscire dall’intorpidimento del priapismo mediatico, dall’ansia di prestazione. La forza dell’architettura è dettata dalla chiave poetica, oltre a quella scientifica”.

L’architettura è sfida dell’ingegno, dell’esplorazione. Per questo ai giovani aspiranti architetti Piano suggerisce di viaggiare, osservare, per prendere dal mondo. L’architettura è per lui arte; un’arte di frontiera, un’arte corsara perché c’è una rapina a viso scoperto, e quindi un’arte contaminata. È l’arte di chi accetta di correre rischi, di correre il mondo... Creare è un pò come guardare nel buio – conclude Piano citando Yourcenar – bisogna avere il coraggio di guardare nel buio senza scappare”.

Questa è musica per le mie orecchie, caro Pietro!

Pietro Pagliardini ha detto...

Con tutto il rispetto per Renzo Piano, e anche per te, ma a me Piano mi conferma con questo suo discorso di essere un gran "paraculo".
Nella sua accezione gentile, per carità.
Uno, cioè, che ha la grande qualità di dire e non dire, di non scontentare nessuno, di fare sognare, di sapere usare metafore, ecc.
E' un Obama ante-litteram, con i pregi e i difetti del caso: Piano navigatore, Piano sognatore, Piano artigiano, Piano poeta, Piano costruttore, Piano pedagogo, Piano caposcuola, Piano rispettoso del contesto, Piano genovese e Piano cosmopolita, Piano sperimentatore, Piano amante della tradizione, ecc.
Ma quanti Piano esistono! Tanti, troppi, forse nessuno.
P.S. Nemmeno io vivrei a San Gimignano, una cartolina, appunto, troppo bella per essere vera, ma ad Arezzo sì. Infatti ci vivo.
Ciao
Pietro